La salvezza è in cassaforte, ma non per questo l’Udinese può permettersi di considerare chiuso il suo campionato. Mancano ancora sette giornate alla fine della stagione, e anche se l’obiettivo principale – la permanenza in Serie A – è stato raggiunto con largo anticipo, questo tempo va impiegato nel modo più intelligente possibile: gettare le basi per il futuro.
Il ciclo iniziato con l’arrivo di Kosta Runjaic non può concludersi con un epilogo in calando, tra prestazioni grigie e motivazioni in affanno. Serve invece una visione lucida e lungimirante. Le ultime uscite hanno mostrato una squadra poco brillante, priva di mordente e con un atteggiamento remissivo. Ma proprio perché non si gioca più per la classifica, ora c’è l’opportunità (e la responsabilità) di guardare avanti, di capire chi potrà far parte dell’Udinese del domani e chi, invece, è giusto salutare.
Il mercato incombe: chi resta e chi saluta? L’estate si annuncia calda, perché alcune cessioni sembrano già scritte. Bijol e Lucca sono i nomi più caldi: lo sloveno piace a Napoli, Inter e non solo, mentre il centravanti classe 2000 ha estimatori in Serie A e all’estero. Il loro addio appare probabile, anche per le cifre importanti che potrebbero entrare nelle casse bianconere.
In bilico anche Solet, che avuto un impatto straordinario con il campionato italiano. Il francese ha conquistato tutti con la sua forza fisica, letture difensive e personalità. Ma il calcio moderno è spietato: quando un difensore fa così bene, i grandi club bussano presto alla porta. E davanti ad una super offerta, trattenere Solet sarà dura.
E poi c’è tutta una serie di nomi su cui è giusto iniziare a riflettere. Giannetti e Kabasele, per esempio, che sembrano ormai ai margini del progetto. Idem Ehizibue e Kamara, che alternano qualche spunto a troppe incertezze. Non più giovanissimi, sono profili da confermare o da superare, con l’idea di costruire un reparto più solido e futuribile? Zarraga è un altro caso spinoso: due stagioni, tanti spezzoni e nessuna vera esplosione. Forse è arrivato il momento di chiudere un ciclo che non è mai davvero decollato. Lo stesso Zemura, tra infortuni e discontinuità, ha convinto solo a metà.
E l’attacco?
In avanti il discorso si fa ancora più complesso. Davis, pur decisivo l’anno scorso per la salvezza, ha avuto continuità fisica pressoché nulla. Alexis Sanchez, invece, è la grande delusione: solo 349 minuti giocati, qualche guizzo da campione e tanta, troppa assenza. Il cuore bianconero di Alexis è fuori discussione, ma oggi serve anche concretezza. Il futuro è tutto da scrivere. Da valutare poi il giovane Pizarro (mai saggiato quest'anno) e Brenner (sparito dai radar dopo un inizio stagione da titolare).
Le certezze da cui ripartire. Qualcosa però c’è, e va valorizzato. Karlstrom e Atta sono due colpi azzeccati, gente che ha dato qualità e sostanza. Rui Modesto ha margini di crescita, Ekkelenkamp deve trovare continuità ma il talento non si discute. Iker Bravo? Va stimolato, responsabilizzato, ma anche giudicato: il cognome pesante e il passato tra Real Madrid e Baryer Leverkusen non bastano per meritarsi la maglia da titolare.
Capitolo Thauvin: la sua presenza è l’ago della bilancia. Se ha ancora fame, se ha voglia di continuare a fare la differenza, allora l’Udinese deve puntare forte su di lui. Altrimenti, è meglio dirsi addio con gratitudine e lucidità. C'è un'opzione per il rinnovo ma bisogna sedersi attorno ad un tavolo e capire davvero se ci sono le stesse motivazioni per continuare assieme.
In mezzo al campo Payero e Lovric sono elementi affidabili, su cui costruire. Possono restare e guidare la transizione verso una squadra nuova, più ambiziosa e concreta.
E Runjaic? Anche per il tecnico queste sette gare rappresentano un crocevia. La sua Udinese ha convinto a tratti, regalato momenti di ottimo calcio, ma la chiusura in calando rischia di compromettere la percezione complessiva del suo lavoro. Finire nella parte destra della classifica – dopo quanto di buono fatto in precedenza – sarebbe un passo indietro. Non deve accadere.
L’Udinese ha l’opportunità di usare queste ultime settimane per costruire qualcosa. Per guardarsi dentro e fuori. Per scegliere chi è all’altezza e chi no. Per non gettare alle ortiche il lavoro fatto fin qui. Perché il tempo delle scuse è finito: ora è il tempo delle scelte. Coraggiose, ponderate, lungimiranti. Per tornare a essere quell’Udinese che sa stupire.
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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