L’Udinese perde 3-0 in casa contro il Bologna e, al di là del punteggio severo, la sensazione che resta è la più amara possibile: siamo sempre al punto di partenza. Un passo avanti, uno indietro. Da anni.
Perché questo gruppo – e lo dice la società stessa a più riprese – dovrebbe puntare più in alto, ambire alla parte sinistra della classifica, costruire un’identità in grado di competere contro chi lotta per obiettivi europei. Ma poi arrivano certe partite e tutto crolla: l’illusione del salto resta un pensiero fugace, subito cancellato dagli stessi errori di sempre.
Il Bologna passeggia 0-3 al Friuli. Tre gol, tutti figli di regali clamorosi, figli delle solite amnesie, figli di una squadra che quando il livello dell’avversario si alza – Roma, Bologna, e si sarebbe potuto dire anche altre – si scioglie. È questo il vero limite di un’Udinese che continua a vivere nella terra di mezzo: né carne né pesce, mai davvero in grado di costruire continuità.
Una squadra che non cresce: gli stessi errori, gli stessi limiti. La partita contro il Bologna racconta un’Udinese che per un’ora resta in piedi, gioca a ritmi discreti, tiene campo e prova a fare la sua partita. Ma poi, come troppo spesso accade, crolla in pochi minuti, travolta non tanto dalla qualità avversaria quanto dai propri errori.
Il primo gol nasce dall’ennesima sortita di Solet, che si lancia in avanti senza reali idee e sbaglia un passaggio elementare, aprendo una transizione perfetta per Pobega. Il secondo arriva subito dopo, con Okoye che serve un pallone incomprensibile a Karlstrom, lento nella lettura, e palla scippata nella zona più sanguinosa. Due disattenzioni che in Serie A valgono sentenze immediate. E lo 0-2 diventa una montagna: da lì, la partita finisce.
E poi ci sono anche le scelte di Runjaic, difficili da spiegare e ancor più da digerire per il pubblico: fuori contemporaneamente Davis e Zaniolo, la poca qualità offensiva rimasta si volatilizza. L’Udinese prova comunque con Bayo a creare qualcosa, ma è un tentativo sterile. Il Bologna, lucido fino all’ultimo, chiude con Bernardeschi al 90’.
Sempre qualcuno cresce, ma la squadra no. C’è chi, come Atta, continua a crescere per talento puro, a prescindere da tutto. È l’unico che accende sempre la luce, l’unico che oggi ha prodotto superiorità e idee. Al contrario, Zaniolo è apparso più opaco del solito, e questo pesa.
Ma il tema è un altro: il collettivo non cresce, non migliora. La difesa resta l’ultima della Serie A per gol subiti, nonostante un rendimento complessivo da metà classifica. È questo il paradosso che frena ogni ambizione: in ogni partita arrivano 10 minuti di blackout che costano punti, fiducia e identità.
Ci sarebbe materiale su cui lavorare, elementi giovani, potenzialità tecniche. Ma alla fine, il piatto esce sempre uguale. La realtà è semplice: così non si può pensare in grande. L’Udinese non è pronta. Non lo è mentalmente, non lo è tatticamente, non lo è nella gestione dei momenti chiave.
Quando il livello sale, emerge l’abisso. Lo si è visto a Roma, lo si è visto contro il Bologna. Il campionato dice 0 punti nelle ultime due e, soprattutto, dice che questa squadra non ha ancora capito come smettere di farsi del male da sola. Finché il problema resterà questo, nessuna ambizione potrà reggere.
Serve una risposta forte, immediata, collettiva. Serve capire in fretta perché ogni passo avanti è seguito da uno indietro. Serve che questa Udinese, finalmente, decida chi vuole essere. Altrimenti, ogni sconfitta come quella contro il Bologna non sarà altro che un copione già letto. E già visto.
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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