Stranger Things. Bastano due parole (rubate alla famosa serie tv di Netflix che giunge alla sua naturale conclusione dopo 5 stagioni durate 9 anni) per definire l'Udinese 2025/2026. Poca chiarezza, all'apparenza, ma in fin dei conti la sostanza c'è. 

Vittoria, clean sheet e gli attaccanti in rete. Meglio di così non poteva andare il weekend dell'Udinese. In un pomeriggio dal basso valore tecnico al Tardini, un energico Kosta Runjaic fa vedere (ancora una volta) quale sia l'identità della sua squadra. Poco spettacolo, tanta concretezza. E allora se dovessimo mettere sui piatti di una bilancia i pro e i contro del suo secondo anno di progetto, emergono visioni contrastanti ma nel Sottosopra c'è una straordinaria linearità.

Al contrario rispetto alla serie, la parte superficiale (quella che si vede ogni domenica) dei friulani mostra una squadra confusionaria, capace di momenti luminosi e inattesi ma anche di scivolare improvvisamente in prestazioni cupe. Ma in realtà, la natura di questo gruppo è sempre la stessa (anche se non è facile da proporre per 90 minuti e per 38 partite consecutive): battagliera, da trincea che fa dell'intensità e della fase difensiva la sua forza. 

Ecco, la difesa. Troppi i gol subiti, quasi tutti per errori banali ed evitabili. Nulla da togliere al merito degli avversari, sia chiaro, ma riannodando il nastro di questo inizio di campionato vediamo come i pesanti stop contro Milan, Sassuolo, Juventus e Bologna sono arrivati anche per via di leggerezze dei singoli (in ordine Sava, Karlstrom, Palma, Goglichidze, Solet, Okoye e Bertola). Deve partire da qui la crescita della squadra. Ridurre al minimo gli errori, ritrovare solidità dietro e certezze. E di conseguenza punti. 

L'aritmetica non è un'opinione e i numeri parlano chiaro. 18 punti in 13 giornate, un terzo di campionato. Facendo una rapida previsione questa Udinese ha il potenziale di arrivare attorno ai 54 punti. Ma il potenziale di questo gruppo non è quello visto sinora, forse di più. I ragazzi di Hawkins però (giusto per rimanere in tema con la serie) devono alzare il livello quando giocano con gli avversari più grandi, più ricchi o più strutturati. 

Il segreto per riuscirci non esiste, ma molto passa dalla personalità nel giocare quel tipo di partite lì e dalla mentalità, quella che si costruisce con continuità di risultati. Il tentativo di salire di livello è partito dalla dirigenza, con dichiarazioni non di certo di facciata da parte di diversi esponenti, e ora la palla passa all'allenatore. La stessa garra vista al Tardini - quella che gli è costata l'espulsione ma che ha avuto effetti più positivi che negativi - ora Runjaic deve cercare di trasferirla nella testa dei suoi giocatori. 

Un Vecna chiaro non c'è (avversario contro cui lottare per raggiungere l'obiettivo) ma l'asticella è sempre più visibile. "Vogiamo stare nella parte sinistra della classifica e provare a lottare per entrare nelle coppe", parole di Bertola in conferenza stampa post Parma. Quindi in spogliatoio se ne parla e forse anche nella dirigenza. 

Quest'anno, vedendo il basso livello della lotta salvezza, l'Udinese non ha davvero nulla da perdere. Perché non provarci? Runjaic ha a disposizione anche un giocatore che diventa l’Undici del gruppo: quello capace di un gesto tecnico che riporta la luce. Arthur Atta.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 30 novembre 2025 alle 20:00
Autore: Alessandro Vescini
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