Un rigore a un quarto d’ora dalla fine decide la sfida del Dall’Ara, ma sarebbe troppo comodo ridurre tutto a quell’episodio. L’Udinese perde 1-0 contro il Bologna, punita dal penalty trasformato da Bernardeschi dopo un lungo check del VAR, e resta ferma a 32 punti. Eppure, al di là della decisione arbitrale, resta una sensazione più profonda: i bianconeri non si accendono mai davvero.
Una partita bloccata, voluta così. Runjaic sceglie di giocarsela in difesa, con l’idea evidente di portare a casa un punto più che di provare a vincere. Ne esce una gara chiusa, avara di emozioni, con l’Udinese più preoccupata di non prenderle che di darle. Il Bologna arrivava da un periodo complicato, non vinceva in casa da novembre e mostrava difficoltà evidenti nella costruzione del proprio gioco. Bastava aver visto qualche partita della squadra di Italiano per sapere che soffre le palle alle spalle, la profondità, gli attaccanti mobili.
Ci si poteva aspettare una scelta diversa inizialmente, più aggressiva, magari Zaniolo da finto nove, con Atta ed Ekkelenkmap alle sue spalle per provare attaccare lo spazio e mettere in difficoltà la linea rossoblù. Invece no, avanti c’è Buksa, riferimento statico, poco coinvolto, mai realmente pericoloso. Una partita in cui l’attacco friulano resta scollegato dal resto della squadra, senza qualità né idee.
Eppure l’avvio non è nemmeno negativo. Dopo cinque minuti Piotrowski scende sulla sinistra e serve Zaniolo in area: doppio tentativo del numero dieci, con la seconda conclusione deviata in angolo. È il primo e quasi unico lampo del primo tempo. Poi la gara si spegne. Ritmi bassi, duelli a centrocampo, poche occasioni. Orsolini ci prova dal limite su sviluppo di corner, trovando una deviazione. Dall’altra parte, su un’invenzione di Zaniolo, Buksa mette un rasoterra in mezzo per Ehizibue che serve Kabasele: il tiro del difensore finisce alto. Nel finale della prima frazione Pobega e Castro provano dalla distanza, Okoye controlla senza affanni. Castro tenta anche la conclusione al volo su cross di Joao Mario, ma alza troppo la mira.
La ripresa non cambia spartito. Dopo dieci minuti senza sussulti, Orsolini si ritrova solo davanti a Okoye ma calcia male; sulla respinta Rowe va a colpo sicuro, ma Zemura salva sulla linea. È l’occasione più nitida della partita. L’Udinese resta ordinata, ma sterile. Miranda sfiora il bersaglio da fuori, poi arriva l’episodio. A quindici minuti dalla fine, dopo un lungo check del VAR, viene assegnato il rigore al Bologna. Bernardeschi è glaciale e fa 1-0.
Solo allora l’Udinese prova ad alzare il ritmo. Gueye, appena entrato, impegna subito Skorupski con un destro da posizione defilata. Zaniolo risponde dall’altro lato colpendo l’esterno della rete. Piotrowski su punizione costringe il portiere alla respinta, poi lo stesso polacco serve Zaniolo a rimorchio ma il tiro viene smorzato. Nel recupero Zarraga calcia da posizione angolata, ancora Skorupski respinge. Gueye prova in mischia, ma trova un difensore. Il primo vero tiro in porta arriva praticamente all’89’, su punizione centrale di Piotrowski. Troppo poco.
Episodio sì, ma serve di più. La partita è stata decisa da un episodio, ma l’Udinese non può aggrapparsi solo a quello. Per 75 minuti ha pensato soprattutto a difendere, senza trovare mai un’identità offensiva chiara. Zero ritmo, poche idee, nessuna vera pressione sull’avversario fino allo svantaggio. Giocare a Bologna, contro una squadra in difficoltà e che soffre la profondità, e scegliere di non attaccarla è una scelta precisa. Legittima, forse, ma che non paga. Runjaic prova a imbrigliare il match, ma finisce per imbrigliare la sua stessa squadra.
Risultato: terza sconfitta consecutiva, undicesimo posto, 32 punti e la solita sensazione di occasione sprecata. Perché se è vero che il rigore decide la partita, è altrettanto vero che l’Udinese non ha mai davvero provato a vincerla.
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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