L’Udinese ritrova sé stessa nel momento in cui serviva di più. Dopo tre sconfitte consecutive e qualche scricchiolio di troppo, i bianconeri travolgono la Fiorentina con un 3-0 netto, convincente, meritato. Una vittoria che vale molto più dei tre punti: è una risposta, è un segnale, è la dimostrazione che questa squadra, quando vuole, può davvero alzare il livello.
Al "Friuli" si è vista l’Udinese che vorremmo sempre. Attenta, coraggiosa, determinata. Nonostante le assenze pesanti di Solet e Atta, la squadra di Runjaic ha dominato una Fiorentina fragile e confusa, inguaiata nella lotta salvezza, senza mai dare la sensazione di poter perdere il controllo del match.
L’approccio è stato perfetto. Dopo appena dieci minuti, su calcio d’angolo, Kabasele svetta in mezzo all’area e di testa supera De Gea: 1-0 e partita subito in discesa. È il premio per un avvio aggressivo, fatto di pressing alto e intensità. La Fiorentina prova a reagire con Mandragora, che prima spara alto su punizione e poi ci riprova dal limite senza fortuna, ma la sensazione è che l’Udinese sia sempre un passo avanti.
Nel finale di primo tempo si accende Keinan Davis, ed è lì che si capisce quanto sia mancato. L’inglese entra in area con forza, si sposta il pallone e calcia: De Gea salva con i piedi. È solo l’anticipo di ciò che accadrà nella ripresa.
Dopo una breve fase di equilibrio nel secondo tempo, è ancora Davis a prendersi la scena. Si allarga, punta l’uomo, crea superiorità. Prima costringe De Gea alla deviazione in angolo, poi guida una cavalcata che manda in tilt la difesa viola e libera Zaniolo al tiro. L’Udinese spinge, insiste, crede nel raddoppio. E lo trova.
Rugani frana proprio su Davis, che si guadagna il rigore e lo trasforma con freddezza. È il 2-0 che chiude virtualmente la partita. La Fiorentina prova un timido sussulto con Ndour di testa e con Piccoli da posizione defilata, ma Okoye non deve mai compiere interventi decisivi.
Nel finale l’Udinese controlla con maturità e colpisce ancora: Buksa approfitta di un altro errore di Rugani, scappa via e firma il 3-0 sul palo lontano. È il sigillo su una serata perfetta.
Il dato più evidente? Il rientro di Davis cambia tutto. Non solo per il rigore segnato, ma per ciò che rappresenta nel gioco. È un terminale offensivo vero, un riferimento che fa salire la squadra, che apre spazi, che mette in difficoltà chiunque. Senza di lui l’Udinese aveva perso peso e profondità. Con lui ritrova identità.
Lo abbiamo sempre detto: il problema dei bianconeri è la continuità. Prestazioni come questa dimostrano che il potenziale c’è. Se giocasse sempre con questa intensità e questa qualità, l’Udinese potrebbe davvero ambire a qualcosa di più importante di una tranquilla metà classifica.
Intanto la salvezza è in tasca, i fantasmi sono scacciati e la classifica sorride: 35 punti, decimo posto, Parma e Lazio superate. Ora arriva l’Atalanta, cliente scomodo e test severo. Ma se si rivedrà l’Udinese di questa sera, quella vera, quella feroce, allora non ci sarà avversario impossibile.
Giocando così, l’Udinese può far male a chiunque. In casa e fuori. Sta tutto lì: continuità.
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