Non sarà una semplice frazione di montagna. La ventesima tappa del Giro d’Italia 2026, da Gemona del Friuli a Piancavallo, porta con sé un significato che va ben oltre lo sport. A cinquant’anni dal devastante terremoto che colpì il Friuli nel 1976, la corsa rosa attraversa luoghi simbolo di una tragedia che ha segnato profondamente la storia della regione, trasformando la giornata in un momento di ricordo e identità collettiva. 

La tappa, lunga 200 chilometri e con 3.750 metri di dislivello, rappresenta anche uno degli ultimi grandi snodi sportivi del Giro. Dopo una prima parte movimentata tra la pianura del Tagliamento e le salite di Forgaria e Clauzetto, i corridori affronteranno il doppio passaggio verso Piancavallo, con l’ascesa finale che potrebbe risultare decisiva per la classifica generale. 

Ma il cuore della giornata resta il valore simbolico dell’evento. La partenza da Gemona, una delle città maggiormente colpite dal sisma del 6 maggio 1976, vuole rendere omaggio alla popolazione friulana e alla straordinaria capacità di ricostruzione dimostrata dopo quella tragedia. Il cinquantesimo anniversario del terremoto è infatti il filo conduttore dell’intera tappa, pensata per ricordare non solo le vittime, ma anche il modello di rinascita che il Friuli ha saputo offrire al Paese. 

Per l’occasione, anche la maglia rosa ha assunto un significato speciale. Al posto del tradizionale slogan promozionale della Regione Friuli Venezia Giulia è comparsa la frase “Il Friuli ringrazia e non dimentica”, uno dei messaggi simbolo della ricostruzione post terremoto. Un omaggio alla memoria e alla solidarietà che hanno permesso al territorio di rialzarsi dopo una delle pagine più dolorose della sua storia. 

Prima del via, il gruppo ha inoltre osservato un momento di raccoglimento per ricordare le quasi mille vittime del sisma, sottolineando ancora una volta come questa tappa rappresenti un ponte tra sport, memoria e comunità. 

Nel giorno in cui il Giro si prepara a emettere i verdetti definitivi della corsa, il Friuli si prende così la scena non soltanto per le sue montagne, ma per una storia di resilienza che, a distanza di mezzo secolo, continua a essere un esempio per tutta Italia.

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Sezione: Altri sport / Data: Sab 30 maggio 2026 alle 15:35
Alessandro Vescini / Twitter: @alevescini00
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Alessandro Vescini
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Cresciuto a pane e sport negli anni 2000, racconto le realtà friulane tra campo e social. Il segreto? Mai smettere di aver voglia di imparare!