L’Udinese non si ferma più. A Cagliari arriva un’altra vittoria pesante, costruita con maturità, sofferenza, equilibrio e una lucidità da squadra ormai pienamente consapevole della propria forza. Lo 0-2 dell’Unipol Domus non racconta soltanto altri tre punti, ma certifica la crescita di un gruppo che nel finale di stagione ha cambiato marcia, diventando una delle realtà più solide e difficili da affrontare della Serie A.
I numeri parlano chiaro: 50 punti raggiunti e superati, sesto risultato utile nelle ultime sette partite, quinto clean sheet nello stesso arco di gare e un momentaneo nono posto che fino a qualche settimana fa sembrava quasi impensabile. Ma al di là delle statistiche, ciò che colpisce è soprattutto la personalità mostrata dalla squadra di Runjaic. Un’Udinese diversa rispetto a quella di inizio stagione: più compatta, più cinica, più matura nella gestione dei momenti della partita.
Eppure la gara non era iniziata in discesa. Anzi. Per lunghi tratti del primo tempo era stato il Cagliari a prendere in mano il pallino del gioco, sospinto da un ambiente caldo e dalla necessità di avvicinare la salvezza. I rossoblù avevano approcciato meglio la sfida, cercando subito ritmo e profondità. Palestra aveva impegnato Okoye dopo appena dieci minuti con un rasoterra insidioso, poi Folorunsho ed Esposito avevano provato a scaldare ulteriormente la serata sarda. L’Udinese, almeno inizialmente, aveva scelto un’altra strada: abbassarsi, contenere, aspettare. E soprattutto resistere. Perché oggi questa squadra sa fare anche questo. Sa soffrire senza scomporsi. Sa restare dentro la partita senza perdere equilibrio. Emblematica, in questo senso, la prova del reparto difensivo.
Ancora una volta il leader assoluto è stato Oumar Solet. Dominante fisicamente, puntuale nelle chiusure, elegante nelle uscite palla al piede. Un difensore totale, capace persino di avviare l’azione del vantaggio con la progressione che libera Kamara sulla fascia. Ma accanto a lui meritano applausi anche gli altri interpreti: il giovane Mlacic si è fatto trovare prontissimo, salvando sulla linea il tentativo di Gaetano in apertura di ripresa, mentre Bertola, entrato nel momento più delicato della partita, ha dato sostanza e personalità risultando decisivo con un intervento in scivolata su Mendy. E poi c’è Maduka Okoye, sempre più certezza assoluta di questa Udinese. Il portiere bianconero ha risposto presente nei momenti chiave, soprattutto sul rasoterra di Gaetano nel primo tempo, neutralizzato con un intervento di puro istinto. Un’altra gara senza subire gol, l’ennesima dimostrazione di una squadra che oggi concede pochissimo.
Dopo aver stretto i denti nella prima frazione, l’Udinese ha lentamente cambiato volto nella ripresa. La svolta arriva dopo il palo colpito da Zaniolo in ripartenza: da quel momento i bianconeri alzano il baricentro, prendono fiducia e colpiscono. Il vantaggio nasce da una delle caratteristiche più evidenti della squadra attuale: velocità di pensiero e verticalità. Solet rompe la linea, Kamara sfonda a sinistra e serve un pallone perfetto per Buksa, che deve soltanto spingerlo in rete. Un gol pesante, meritato per il lavoro sporco svolto dal centravanti polacco e simbolico per una squadra che oggi sa concretizzare al momento giusto. Il Cagliari prova a reagire, ma l’Udinese si compatta ulteriormente. Karlstrom salva quasi sulla linea sul colpo di testa di Dossena, poi la difesa bianconera respinge ogni assalto con lucidità e ordine.
Nel finale c’è spazio anche per una delle notizie migliori della serata: il ritorno di Keinan Davis. Dopo quasi un mese di assenza per l’infortunio contro il Milan, l’inglese rientra e lascia subito il segno. Prima si vede negare il gol da Caprile in due occasioni, poi trova il modo di incidere servendo a Gueye il pallone dello 0-2. Per il giovane senegalese è il primo gol in Serie A, un premio alla crescita e alla fiducia che questo gruppo continua a trasmettere a tutti i suoi interpreti.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più importante del momento dell’Udinese: la sensazione che ogni giocatore sappia esattamente cosa fare e come aiutare la squadra. Non esistono più individualità isolate, ma un collettivo che funziona, si aiuta, si completa. Runjaic, dopo mesi di lavoro, sembra aver definitivamente trovato la quadra. La sua Udinese oggi non è soltanto bella da vedere a tratti, ma tremendamente concreta. Gestisce i momenti, colpisce quando serve e concede pochissimo. In un campionato spesso segnato dagli episodi, i bianconeri stanno costruendo il proprio finale di stagione sulla continuità e sulla solidità mentale. L’obiettivo dei 50 punti è stato centrato con pieno merito e anche con largo anticipo rispetto alla fine del campionato. Un traguardo che certifica la crescita della squadra e il lavoro svolto durante tutta la stagione. Ora, con due partite ancora da giocare, l’Udinese può affrontare il finale con serenità, entusiasmo e voglia di continuare a divertirsi e far divertire i propri tifosi. Perché questa squadra, oggi, dà davvero la sensazione di poter ancora crescere.
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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