Julio Velazquez, allenatore del Levski Sofia ed ex tecnico dell'Udinese, ha raccontato il campionato vinto quest'anno. Queste alcune delle sue parole a Tuttomercatoweb.
Primo trofeo in carriera tutt'altro che banale: campione di Bulgaria col Levski Sofia, non la squadra più forte del torneo
"È una bella sfida, alla fine non era facile perché la differenza era molto grande. Abbiamo fatto un lavoro straordinario dal primo giorno, creando un collettivo straordinario. Sono molto fortunato di avere un gruppo così, con uno spessore non solo tecnico ma soprattutto umano davvero altissimo. E poi una tifoseria straordinaria, molto educata e rispettosa".
L'impresa più grande è stata quella di rompere il dominio Ludogorets, che non aveva eguali negli altri campionati europei: 14 campionati consecutivi
"Quando riesci in una cosa simile è diverso dal vincere semplicemente un campionato, è qualcosa che ha un peso maggiore, peraltro siamo riusciti a farlo con 4 turni d'anticipo. Se poi aggiungiamo che il budget del Levski è di gran lunga inferiore non solo a quello del Ludogorets, ma anche di quello del CSKA, allora capisci che è davvero stata un'impresa. Sono felice per i tifosi, i ragazzi, le persone che lavorano ogni giorno nel club e stanno dietro le quinte. Ovviamente felicissimo per il presidente e la dirigenza".
In pochi mesi a Udine hai imparato in modo perfetto l'italiano. Come va col bulgaro? Lingua più ostica...
"Qua facciamo tutto in inglese, considerando che sono tanti gli stranieri e pertanto è il metodo più semplice per arrivare a tutti. Ma sono dell'idea che devi rispettare il Paese in cui ti trovi, per questo ho provato a imparare qualche parola di bulgaro. Viviamo in un mondo globalizzato e devi sapere vivere in tutti i contesti. Penso che sia importante parlare tante lingue straniere, ho imparato anche l'italiano e il portoghese e ora sto studiando il francese".
Il prossimo anno si parte con i preliminari di Champions. Immagini il tuo Levski nei grandi stadi d'Europa?
"Serve lucidità. Il Levski non gioca una fase a gironi di Champions da 20 anni. L'anno scorso siamo stati molto vicini ad arrivare alla League Phase di Conference League dopo aver fatto un bel percorso ai preliminari, partendo da quelli di Europa League. Per entrare tra le migliori 36 della Champions bisogna superare quattro turni; vedremo di cosa saremo capaci in una qualsiasi delle tre competizioni europee, che sia Champions League, Europa League o Conference League. Sarebbe un successo straordinario entrare nella League Phase di una qualsiasi delle tre competizioni".
Hai allenato l'Udinese per 13 partite. Avevi 37 anni, credi di essere arrivato troppo presto in Serie A?
"No, non credo. Ho un'idea di calcio molto chiara, offensiva, proattiva. E sono contento del percorso che abbiamo iniziato a Udine. Ma le cose hanno bisogno di tempo. La realtà è che non siamo mai stati in zona retrocessione, stavamo facendo il percorso giusto e avevamo sfidato tante squadre difficilissime. Avevamo bisogno di tempo, tutto qui. Ma ho mantenuto un ottimo rapporto con la direzione dell'Udinese, ho grande stima per la famiglia Pozzo e da questa esperienza ho imparato tanto. Mi ha aiutato tanto per essere migliore in ogni senso. Poi, chissà cosa ci riserverà il futuro".
Gli allenatori spagnoli stanno dominando la scena, basti pensare alla finale di Champions fra Luis Enrique e Arteta. Ma anche nomi come Guardiola, Xabi Alonso, Emery, Iraola. È un caso che la scuola spagnola sia al top?
"Penso che abbiamo allenatori di massimo livello. Sono contentissimo per questo ma allo stesso tempo credo che anche altri Paesi abbiano una scuola di livello, come l'Italia, il Portogallo, la Germania. Penso che sia più una questione di capacità dei singoli e non un fatto di nazionalità".
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