Gokhan Inler, fresco di rinnovo con l'Udinese fino al 2028 come Responsabile dell'Area Tecnica bianconera, ha rilasciato un'intervista per Fanpage dove ha parlato del suo passato da calciatore, dell'esponenziale crescita della Svizzera nello sport e del suo attuale ruolo nella dirigenza friulana.
Il duro lavoro per esaudire il sogno di una vita
Inler ha raccontato la sua esperienza prima di diventare un calciatore professionista e i sacrifici fatto per raggiungere quell'obiettivo: "Sì. Ho fatto tanto lavoro extra con il mio papà. Un lavoro che con il tempo mi ha aiutato a crescere. Io mi allenavo di più degli altri facendo un lavoro extra: lavoro di corsa e di tecnica, tutto da solo. Ero sempre sul pezzo. Lo facevo anche divertendomi, non sentivo minimamente pressione: ‘Mi dicevo devo fare questo, devo fare quello'. Mi divertivo e imparavo. Grazie a questi allenamenti fatti da bambino ho imparato tante cose. Facevo per conto mio, calciavo con sinistra e destro, allenavo solo con il sinistro, calciavo da fuori, insomma tiravo anche tanto. Il mio sogno era diventare un calciatore e mi dicevo: ‘Ok, per arrivare a certi livelli, per diventare un professionista, devi lavorare tanto, devi avere la chance anche di fare uno step alla volta e pian piano questo è successo'. Quando sono arrivato diciamo a 14-15 anni è arrivata la svolta e in quel momento ho capito che potevo diventare davvero un calciatore professionista".
Il passato da calciatore di Inler
Inler ha ripercorso la sua carriera da giocatore, dove ha vinto ben nove trofei e soprattutto l'indimenticabile trionfo della Premier League con il Leicester dei miracoli di Claudio Ranieri: "Nella mia carriera ho vinto nove trofei. Tutti speciali, tutti differenti. Così è stato in Turchia, così come anche in Inghilterra con il Leicester. Eravamo un grande gruppo, avevamo un rapporto forte tra noi. Tutti insieme eravamo una famiglia. Quell'ambiente ci ha dato una forza reale ed è stato fondamentale. I calciatori andavano d'accordo e poi c'è stato ovviamente la mano di Mister Ranieri che ha plasmato questo gruppo forte ed ha grandi meriti per quel risultato. Con il sacrificio e il duro lavoro siamo riusciti a raggiungere un grande traguardo".
I suoi anni trascorsi a Napoli: "Per me è stato molto emozionante arrivare in un club come il Napoli. Il coronamento di un sogno, il sogno di un ragazzino diventato poi uomo e calciatore che da piccolo sognava guardando Maradona. Sapere che lui aveva giocato con quella maglia contava tanto, e conta tanto. Per me Napoli era famosa anche per Maradona. Poi devo dire che quando venivo a giocare qui da avversario vedevo sempre questo grande calore, giocando contro il Napoli percepivo il calore dei tifosi e capivo bene cosa voleva dire giocare con il Napoli. La gente lì vive per il calcio".
La crescita esponenziale della Svizzera
Inler sottolinea anche i progressi fatti dalla Nazionale elvetica negli anni e l'emozione provata giocando l'Europeo in casa e ben due Mondiali: "Giocare per la propria nazionale è un'emozione unica, figurati farlo in due Mondiali e in un Europeo. Giocare contro altre nazioni, contro squadre fortissime, contro grandi campioni. Beh, immagina l'emozione, che davvero è indescrivibile. Quando sei lì ti rendi conto di tante cose. Da bimbo sognavo di arrivare lì e quando arrivi lì capisci che ce l'hai fatta veramente. Tanti sacrifici, tanto lavoro ripagati. Viaggi, vedi tante culture, prendi anche tanto da queste esperienze, ho vissuto un Mondiale in Sudafrica e l'altro in Brasile. Per me è stato bello, per un calciatore in generale il Mondiale è un'esperienza di altissimo livello. Da sempre siamo lavoratori. La Svizzera sa che deve giocare bene per ottenere risultati. Il gruppo o meglio la nazionale è compatta. La filosofia è chiara: bisogna giocare bene. Sistemare tutto, renderlo ordinato. Così quando il giocatore arriva deve solo pensare a giocare. Poi i risultati del Mondiale sono diversi. Devi partire bene e nemmeno è detto. Noi nel 2010 battemmo la Spagna e poi venimmo eliminati nel girone, e la Spagna divenne campione del mondo.
Come è cambiato il calcio rispetto a 10 anni fa e la bravura della famiglia Pozzo
Due anni fa è arrivato il ritiro per Gokahn Inler e, rispetto soprattutto a tanti anni fa, il calcio è completamente diverso: "Il calcio è in rapida evoluzione, rapidissima direi. Così è anche per via della tecnologia, dei social, dell'Intelligenza artificiale. Oggi i calciatori sono più fisici, sono più atleti, hanno corpi enormi. È cambiato sicuramente tanto il calcio, che naturalmente ora vedo in modo differente perché sono dall'altra parte. Oggi c'è anche un'altra differenza. Perché bisogna stare dietro ai ragazzi, si deve spiegare più spesso. Quando giocavo io noi andavamo in campo per vincere, perché l'obiettivo era quello. Così è pure adesso perché ogni calciatore vuole vincere. Ma non c'è solo la partita, c'è il lavoro quotidiano, il sacrificio, il non sedersi. Insomma la cosa che conta di più è lavorare e impegnarsi".
Ciò che rimane sempre saldo, invece, è l'impegno e la dedizione della famiglia Pozzo per l'Udinese: "Hanno fatto un gran bel lavoro. In Italia qualcosa del genere non ha corrispettivi. Loro sono sempre sul pezzo, vogliono sempre migliorare. Io sono tornato a lavorare con loro ed è un grande onore per me lavorare con loro. I due presidenti, Giampaolo e Gino, hanno fatto un duro lavoro. Sono sempre concentrati, fanno un lavoro tosto e da anni e anni ottengono risultati pregevoli lavorando tanto e bene. Giusto ricordare che sono 32 anni di seguito che l'Udinese è in Serie A. Dopo le grandi ci siamo noi. L'Udinese è una società molto seria e per un ogni calciatore è utile giocare per l'Udinese, da qui può fare lo step definitivo per arrivare ulteriormente in alto. Insomma, questa è la piazza ideale per crescere".
Il nuovo ruolo di Inler
Da due anni ricopre il ruolo di Responsabile dell'Area Tecnica dell'Udinese e spiega com'è questa esperienza: "Ho due anni di esperienza. Naturalmente la vita da calciatore rispetto a quella da dirigente è molto diversa. Perché sei 24 ore al giorno sul pezzo. Ogni giorno devi risolvere dei problemi piccoli o grandi, devi spiegare al singolo ragazzo cosa vuol dire essere professionista, cosa deve fare per crescere nella sua carriera. A Udine devi fare bene e un trampolino che può aiutare a fare il salto di qualità. Qui non è che arrivi e aspetti che arrivi l'occasione dall'alto. Ora spero di vedere l'Udinese crescere e continuare su questa strada intrapresa, grazie anche a un bravo allenatore che sa gestire una squadra con tanti stranieri e tante culture diverse".
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