L’Udinese saluta la Coppa Italia agli ottavi di finale, ancora una volta. Finisce 2-0 per la Juventus, e finisce senza storia, senza pathos, senza quell’idea di voler davvero provare a giocarsi una partita che, sulla carta, aveva il fascino dell’impresa. E invece, come ormai accade da quasi dieci anni, l’avventura bianconera nella coppa nazionale si chiude esattamente dove era iniziata: agli ottavi, senza un sussulto, senza un tiro in porta, senza un vero motivo per credere che potesse andare diversamente.
La domanda è inevitabile: che senso ha affrontare un ottavo di finale così?
Senza determinazione, senza coraggio, senza quella scintilla che dovrebbe portarti almeno a provarci. La sensazione, imbarazzante per quanto sia diffusa, è che la squadra sia scesa in campo già sconfitta, come la vittima sacrificale convocata a Torino per 90 minuti di ordinaria amministrazione.
Mister Runjaic sceglie un turnover parziale: dentro giocatori che solitamente partono dalla panchina – Sava, Palma, Zarraga, Lovric, Buksa – ma accanto a loro comunque alcuni titolari: Solet, Atta, Zaniolo. Una formazione ibrida, che avrebbe dovuto garantire freschezza e allo stesso tempo competitività. Ma il piano partita crolla immediatamente. L’Udinese si schiaccia nella propria metà campo da subito, incapace di superare la metà campo con continuità. L’unico che prova a dare un senso alle ripartenze è Zaniolo, che però predica nel vuoto: nessun compagno che gli va dietro, nessuna linea di passaggio, nessuna possibilità di costruire qualcosa. Buksa è isolato, Atta è costretto alle solite invenzioni solitarie, il centrocampo non riesce a cucire un’azione.
E così, inevitabilmente, non arriva nemmeno un tiro verso la porta di Di Gregorio. Una statistica che parla da sola.
La Juventus passa senza nemmeno forzare. Prima con l’autogol sfortunato di Palma, poi con il rigore trasformato da Locatelli. In mezzo, un gol annullato a David e qualche occasione bianconera, gestita senza affanni. Per Palma, protagonista in negativo, una serata difficile: tiene bene Yildiz per larga parte della gara, ma finisce nel mirino per l’autogol e per il fallo da cui nasce il 2-0. Fa parte della crescita, certo, ma in un contesto già così fragile la sua prestazione diventa uno dei simboli della serata.
Nel secondo tempo entrano Miller, Gueye e Kristensen (finalmente rivisto dopo il lungo stop), ma la gara è già finita. C’è spazio solo per minuti di rodaggio e per un’ultima notizia poco felice: l’uscita dolorante di Atta, che potrebbe aver rimediato un piccolo problema fisico.
Un’occasione persa, di nuovo. La Juventus non ha mai dovuto accelerare, non ha mai rischiato, non ha mai davvero giocato con il fiato sul collo. E la cosa più preoccupante è che questo non è frutto della differenza tecnica – che pure esiste – ma di atteggiamento. L’Udinese ha affrontato un ottavo di finale come fosse un’amichevole estiva. E con questo spirito, la Coppa Italia resterà sempre un torneo marginale, un fastidio di calendario e non un’opportunità. Eppure sarebbe bello sognare. Sarebbe bello provare a rompere un tabù che dura da quasi dieci anni, regalare ai tifosi una notte diversa, una sorpresa, un quarto di finale.
Ma per farlo, bisogna volerlo. E ieri sera, purtroppo, non si è visto nulla che facesse pensare a una squadra pronta a provarci davvero.
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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