Il 3-0 alla Fiorentina ha avuto tanti protagonisti, ma uno più di tutti ha cambiato il volto dell’Udinese: Keinan Davis. Il ritorno dell’attaccante inglese dopo l’infortunio non è stato solo una buona notizia, è stato un fattore determinante. Per il risultato, per la prestazione e per l’identità stessa della squadra.
Con Davis in campo, l’Udinese è diversa. Più solida, più pericolosa, più sicura di sé. Nelle settimane della sua assenza si era visto chiaramente cosa mancasse. Bayo, Buksa, Gueye, perfino Zaniolo da falso nove: soluzioni provate, tentativi, adattamenti. Ma nessuno era riuscito a garantire quello che garantisce Davis. Non solo gol, ma presenza. Non solo profondità, ma struttura.
Contro la Fiorentina si è capito fin dai primi minuti. Ogni pallone lungo aveva di nuovo un senso. Ogni uscita bassa trovava un appoggio sicuro. Davis protegge palla, assorbe il contatto, fa salire la squadra. È un centravanti che permette ai centrocampisti di respirare e agli esterni di accompagnare l’azione. Non è un caso che l’Udinese abbia ritrovato fluidità proprio con il suo rientro.
La giocata che cambia l’inerzia della sua partita. Nel primo tempo entra in area con potenza, si sistema il pallone sul sinistro e costringe De Gea a un intervento decisivo. Nella ripresa diventa imprendibile: allarga la difesa, attacca lo spazio, costringe i centrali viola a rincorrerlo. È lui a costruire l’azione che porta al tiro di Zaniolo. È lui, soprattutto, a conquistarsi il rigore con forza e determinazione. Dal dischetto è glaciale. Nessuna esitazione, nessuna paura. Palla da una parte, portiere dall’altra. 2-0 e partita in ghiaccio.
Ma sarebbe riduttivo fermarsi al gol. Davis è uno di quegli attaccanti che cambiano il volto di una squadra. Non solo perché segna, ma perché migliora chi gli sta attorno. Con lui in campo Zaniolo può muoversi con più libertà, Ekkelenkamp può inserirsi, i centrocampisti trovano linee di passaggio più pulite.
Tiene impegnata da solo un’intera linea difensiva. Costringe gli avversari a raddoppiare. Crea spazi anche quando non tocca palla. È un attaccante moderno nella struttura fisica, ma classico nella funzione: riferimento centrale, punto d’appoggio, terminale offensivo.
Non sorprende che Runjaic, appena riavuto a disposizione, lo abbia rilanciato subito titolare. In un momento delicato, dopo tre sconfitte consecutive, il tecnico sapeva bene cosa servisse: sostanza, peso, personalità davanti.
Un patrimonio da proteggere. Ora la parola chiave è una sola: continuità fisica. Davis ha dimostrato di essere imprescindibile. L’Udinese senza di lui perde pericolosità e identità. Con lui ritrova coraggio e verticalità. La gestione sarà fondamentale. Preservarlo, dosarlo quando serve, evitare ricadute. Perché un centravanti così, in Serie A, è merce rara. Potente ma tecnico, generoso ma lucido, decisivo ma al servizio della squadra.
Se starà bene, l’Udinese potrà davvero divertirsi da qui alla fine. E sognare qualcosa in più di una tranquilla salvezza. Perché con un Davis così, cambia tutto.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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