Sarò onesto: come lo sono sempre stato, anche recentemente. Scrivere di Udinese è diventato difficile in assenza di temi agonistici e ufficiali. Almeno per me.
Cinque anni di pochezza hanno fiaccato il quinquagenario che Vi tedia; almeno una volta ci si arrabbiava, d’estate, quando in scena andava la corte alla ‘bottega cara’ dei Pozzo, nella quale crescevano virgulti che a Udine esprimevano cento, una volta ceduti sì e no il dieci per cento.
Oggi di giocatori appetibili l’Udinese ne avrebbe anche: quel che manca sono i denari.
Prendiamo l’equivoco dell’estate, a nome Rodrigo DePaul. A fine stagione aveva salutato con affetto il pubblico friulano; dopo una Copa America molto appagante pareva lunga la fila di pretendenti; Gino Pozzo aveva fissato a 35-40 milioni, non trattabili, il costo del cartellino. Una ad una tutte le società che ambivano a tesserarlo si sono defilate: ad oggi solo la Viola di Pradé appare seriamente interessata, quasi avessero già un accordo con l’entourage del giocatore. L’ex ‘diesse’ udinese professa amicizia e correttezza nei confronti dei vertici bianconeri, ma pare pietire ilclassico prestito con diritto di riscatto fissato a euro ‘ics’, magari con il contestuale arruolamento di un Castrovilli tra le fila di Tudor. Il quale ha parlato oggi, e lo ha fatto da uomo di tempra e serietà quale si è dimostrato nei due finali di stagione passati: ‘a loro interessa DePaul? Io voglio Chiesa, ma chiedono cento milioni per cui non arriverà’. Volesse il cielo che RdP rimanesse da noi; volesse il cielo che, per una volta, non ci fossero sconti o accordi vari, che si tornasse al vecchio, buon ‘pagare moneta/vedere cammello’ di recente memoria.
Domani si gioca, ufficialmente: avversario l’Altoadige di mister Vecchi e di capitan Hannes Fink, una vita biancorossa e la sfortuna di un tendine d’achille lacerato (rientro previsto a fine ottobre, inizio novembre) dopo quasi trecento gare in maglia sudtirolese. La squadra per grande parte è, per ritardi nell’integrazione dei nuovi e (ad oggi) mancati acquisti, quella dello scorso anno.
Sono curioso, io che dò alle amichevoli lo stesso peso erotico del bacio sulla guancia di una vecchia zia; curioso di vedere all’opera la squadra dopo la prima preparazione-Tudor, pesantissima ma speriamo finalmente efficace anche grazie ad una nuova squadra di preparatori atletici (toccando ferro onde evitare la messe di infortuni che ha minato le ultime due stagioni).
Curioso, da qui a otto giorni (esordio contro il Milan di Giampaolo) di soppesare l’apporto di Nestorovski e soprattutto Jajalo; la reale potenzialità di Teodorczyk; la solidità difensiva del reparto sembrato migliorato nel finale dell’anno passato sotto il mister croato con l’aggiunta del il lungagnone Becao; curioso di rivedere Barak in mezzo al campo, e Walace davanti alla difesa. Non tanto ansioso di capire cosa e quanto valga Balic, alla quarta stagione da oggetto misterioso. Sarà la volta buona? Mah.
Non entro nella scelta di Kevin Lasagna (secondo inizio d’anno di fila) come capitano della squadra. Ormai ai miei occhi il calcio moderno ha svilito la fascia che per noi vestirono Gustinetti, Leonarduzzi, Causio, Zico e recentemente il signor Di Natale quando è stata data, ad esempio, ad un centravanti argentino fortissimo sotto porta, molto meno dotato al momento di relazionarsi con compagni e supporter. La vesta chi gli pare. Mi auguro solo che KL possa confermarci che il vero Lasagna era quello delle reti a ripetizione con Oddo, e non il timido e quasi depresso attaccantino dell’anno passato. Questa squadra ha bisogno anche di lui.
Non entro nemmeno nel merito del prestito di Cristo ad una formazione di seconda lega spagnola, l’Huesca. Ben informati mi dicono di una pancetta da non-atleta e modi da superstar, ma forse sono semplicemente maldicenze. Se vale, lo dimostri in ‘segunda’ e torni a Udine per spaccare i fili d’erba in quattro.
Si comincia: l’anno passato il precampionato fu promettente e il primo tempo contro il Benevento di Bucchi uno degli scorci di calcio più belli dai tempi di Pasquale Marino. Purtroppo Fofana e soci durarono 40’, e dopo la rete di Machìs le streghe fecero a pezzi i bianchineri. Da lì il mister salmantino si intimorì, prese a giocare più prudente e finì con l’essere esonerato. Sic transit…
Vincere: una gara che portata a casa susciterà ben tiepido entusiasmo; se perduta innescherà una ridda di dubbi e certezze fra chi ha rinnovato l’abbonamento e chi tiene a precisare che non lo farà (ma contribuirà recandosi al bar più vicino per assistere alle gare a pagamento). Sarebbe l’ennesima volta, toglierebbe anche quel poco di entusiasmo rimasto per commentare le gesta (gesta?) che ultimamente entusiasmo ne hanno sollevato ben poco.
C’è solo un rammarico: che il mercato non sia ancora finito. Non se ne può veramente più di queste trattative trascinate, smozzicate, inutili se non per riempire pagine dei giornali di settore. E dico di quelle reali: taccio, per decenza, delle centinaia di voci incontrollabili che partono da chi assiste i giocatori, abilissimo/i a far passare per verosimili possibili passaggi di giocatori, del tutto irrealizzabili nella pratica.
Ma si gioca: vedremo se arriverà ancora qualcuno.
Intanto saluto Gabriele Angella, accasatosi al Perugia in via definitiva. Gabri ha dato tanto alla causa bianconera, in termini di lavoro, di impegno e (nell’ultima qualificazione europea) anche di reti.
E saluto l’amico Emmanuel Badu, vittima di una patologia per fortuna sotto controllo. Sfortunato, il ghanese, che a Verona si era già contraddistinto per le doti che gli riconosciamo. Pronta totale guarigione.
Infine saluto il ritorno in Italia di SuperMario. Sapete che (lo so, siamo pochissimi) l’avrei visto bene a Udine. No: quest’anno deve riconquistare la Nazionale per cui non si lascerà andare a colpi di testa. Il Brescia ha investito abbastanza sul suo ingaggio, ma non cifre fuori dal mondo. E a Udine nemmeno lo vedremo (deve scontare 4 giornate di squalifica): pazienza.
Forza, Udinese: finalmente si gioca. E niente scherzi.
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