L’Udinese esce dal Sinigaglia con una sconfitta che va oltre l’1-0 del tabellino. Perché a Como non è mancato solo il risultato: nel primo tempo è mancato praticamente tutto. I bianconeri si sono fatti palleggiare in testa da un Como che gioca un calcio vero, riconoscibile, organizzato. E questo, al di là della singola partita, è il dato che dovrebbe far riflettere di più.
C’è poco da fare: Cesc Fàbregas ha un’idea precisa e la porta avanti con coerenza. Lo si era capito già lo scorso anno, quando i risultati non arrivavano ma la squadra aveva una fisionomia chiara, nonostante una rosa inferiore a quella attuale. Possesso palla, movimenti coordinati, pressing organizzato, sovrapposizioni continue: nel primo tempo di ieri il Como è stato un gran bel vedere. Ritmo, qualità, personalità. E tutto questo dopo essere passato in vantaggio grazie all’ennesimo regalo stagionale dell’Udinese, con Piotrowski che causa un rigore inutile e senza senso.
Dall’altra parte, l’Udinese. Ancora una volta affidata più agli episodi che a un’idea. Palla lunga su Zaniolo e Davis, sperando che succeda qualcosa. Un atteggiamento iniziale remissivo, tutti dietro, baricentro bassissimo e enorme difficoltà anche solo a uscire dalla propria metà campo. Il 3-5-2 di Kosta Runjaic diventa un guscio difensivo che non morde mai: invece di alzare il pressing e provare ad aggredire i palleggiatori lariani, i friulani aspettano e subiscono.
Il problema, però, non è solo quando la palla ce l’hanno gli altri. È soprattutto quando ce l’ha l’Udinese. Karlström ieri fatica enormemente a dare ordine: non detta i tempi, non avvia la manovra, non pulisce le prime giocate. Così Zaniolo è costretto ad abbassarsi continuamente per toccare palloni, provare a inventare, a dare un senso al gioco. Ma così facendo il numero 10 si svuota, si affatica e inevitabilmente perde lucidità là davanti, dove invece dovrebbe fare la differenza.
Qualcosa cambia nella ripresa, quando entra Miller e l’Udinese passa a un 4-4-2 più semplice e ordinato. Meno spazi concessi ai funamboli lariani, linee più compatte e una gestione del pallone leggermente migliore. Con Miller in campo si vede almeno la volontà di far girare la squadra, di provare a dettare un ritmo, e non è un caso se il secondo tempo è decisamente più equilibrato.
Resta però un problema strutturale evidente: a questa Udinese manca un gioco ragionato. Non basta basarsi solo su intensità e ripartenze, soprattutto se intensità e ritmo sono fattori così incostanti durante la stagione. Quando mancano, la squadra si appiattisce e vengono fuori partite come quella di ieri. Runjaic predica calma, parla di tempo e di qualità limitata nella rosa – una critica nemmeno troppo velata ai suoi uomini – ma dopo una stagione e mezza il tecnico tedesco non è ancora riuscito a proporre qualcosa di diverso da fisicità e contropiede, affidandosi sempre alla creatività dei singoli: ieri Thauvin, oggi Zaniolo.
Forse è arrivato il momento di pensare davvero a un cambio di pelle. Un 4-4-2 più stabile, con il rientro di Atta dopo l’infortunio e Miller in mezzo al campo per provare a dare qualità e ordine alla costruzione. Insomma, qualcosa va fatto. Qualcosa va pensato.
Perché oggi l’Udinese – come ha detto anche Kempf del Como – è una squadra molto “tedesca”: fisica, intensa, ma poco altro. E ai tifosi bianconeri presenti ieri al Sinigaglia, guardando il Como giocare così, un pizzico d’invidia è inevitabilmente venuto. Non si chiede la luna. Ma almeno un’idea chiara, un’impronta riconoscibile, un progetto che oggi appare ancora troppo nebuloso.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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