Il calcio è cambiato, ce ne rendiamo conto sempre di più ogni giorno che passa. I rapporti tra giocatori e tifosi non sono più quelli di un tempo, le squadre vivono in un mondo staccato, a sé stante. Lo ha confermato anche Marcio Amoroso, grande attaccante e storica bandiera bianconera: "Mi ricordo che quando arrivai nel '96 Causio era il nostro team manager e ci teneva tantissimo al rapporto con la tifoseria. A me piaceva andare alle feste dei club, sapere cosa ne pensava la gente. Il rapporto è l'unico a fare la differenza sempre e comunque, specie nel momento più difficile perché le contestazioni esisteranno sempre, ma quando la gente ha avuto l'occasione di conoscerti non ti farà mai mancare il sostegno. Anche a Udine era così" ha raccontato il brasiliano ai microfoni del Messaggero Veneto.

"Ho notato giocatori che arrivano qui in Friuli e non sanno come vivere a Udine, che vedono questo club come un passaggio e basta, e allora mi chiedo perché non arrivano i risultati? Con tutto quello che mette loro a disposizione la società dovrebbero arrivare almeno in Uefa ogni anno. C'è uno stadio da Dio ora, che magari ci fosse stato nella nostra epoca si sarebbe potuto vincere lo scudetto, ma rispetto a oggi noi sentivamo la passione della nostra gente addosso, e grazie a loro arrivarono anche i risultati. Quelle cene erano importanti, la nostra forza era il rapporto con i tifosi che ci portavano in braccio e ci davano la carica giusta. Bisogna puntare sui giocatori giusti, quelli che comprendano che da Zico a Di Natale, passando per i vari Amoroso, Bierhoff e Poggi, a Udine si è fatta la storia e che non bisogna prendere in giro i tifosi. Al tempo stesso non si dovrebbero nascondere i giocatori ai tifosi, perché la mancanza della vicinanza con la tifoseria si avverte".

Sezione: Gli ex / Data: Lun 16 novembre 2020 alle 23:15
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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