editoriale

Dell’Udinese, di Lusiadi e trentasettenni padovani

Dell’Udinese, di Lusiadi e trentasettenni padovani

Siamo qui per parlare di Udinese, ma inizio con un piccolissimo appunto dall'afflato mancuniano ed europeo. La Roma è stata spazzata via dal ManU, in primis per mano di un giocatore portoghese che passò per Udine e, una volta...

Franco Canciani

Siamo qui per parlare di Udinese, ma inizio con un piccolissimo appunto dall'afflato mancuniano ed europeo.

La Roma è stata spazzata via dal ManU, in primis per mano di un giocatore portoghese che passò per Udine e, una volta ceduto, lasciò pochissimi rimpianti fra i tifosi. Uno fra essi, G.F., dopo una gara persa mi scrisse un messaggio che serbo con affetto: ''solo un co****ne come te può pensare che Bruno Fernandes che tu chiami Bruninho neanche fosse tuo fratello sia un giocatore di calcio. Sega lui e sega tu che non sai neanche scrivere''.

Oggi abbraccio forte quell'Arrigo Sacchi delle parti nostre, dicendogli che nemmeno io lo ero, un Arrigo Sacchi: è solo che due volte al giorno anche un orologio fermo segna l'ora esatta.

L'ora, per calarci nelle cose nostre, nella quale un trentasettenne padovano si intimorisce e decide che la gara non può finire come il tabellone recitava in quel momento. Marino dice che le urla di un signore, che giocò anche a calcio ed ormai ha preso l'abitudine di correre in campo per evitare di scalciare le poltroncine (stile Juve, lo chiama(va)no), lo avrebbero influenzato. Io non lo so: certo è che concedere la punizione contro Stryger ed a favore di Cuadrado, che urla come l'avessero trafitto cento lance (cosa che fa da sempre, d'altronde) dopo aver perso palla, è un errore che in una gara fra squadre di pari 'livello' meriterebbe una pausa di riflessione. Invece non succederà nulla: il trentasettenne padovano ha il merito di alimentare la bellissima lotta Champions, e chissene se all'Udinese masticano amaro. A 39 punti non si pretende più niente: anzi, come si sono permessi, i bianconeri, di mandare in svantaggio le potenti armate arancioni allenate dal prossimo Guardiola?

Alla fine segna due reti il più forte in campo, quello che in 20 ore guadagna quanto Junior Messias in una stagione, e forse è giusto così: ma risparmiatemi i 'mancava Chiesa, Morata è in imperfette condizioni' e cose del genere: alla Juventus si dovrebbe volare più alto. E magari ricordarsi che l'Udinese ha dimenticato di accendere un cero al santo protettore delle ginocchia: gli infortuni di Pussetto, Nestorovski e Braaf hanno depauperato un reparto offensivo già non brillantissimo di suo, ma nessuno si è brigato di sottolinearlo. Capita.

Invece oggi ho capito: mi sono guardato PSG-City: la Juventus del Lusiade, che avrebbe dovuto contendere loro l'alloro europeo, appare squadra di due categorie inferiori. Mancano i giocatori, manca il gioco, incomprensibile, che insegna il futuro Guardiola ma che nessuno pare avere ben capito. C'è il solista, conclude solo lui e gli altri assistono.

Oggi l'Udinese gioca meglio della Juventus, così come hanno fatto molte altre squadre ad iniziare dai portoghesi che l'ha fatta fuori subito dalla Champions League. Si sono fatti bagnare il naso dall'Inter che ha interrotto il loro dominio novennale, e già qualcuno (tipo il presidente dei piccoli azionisti juventini, che oggi da una televisione locale lombarda sosteneva come Chiffi avesse sfavorito la squadra della Continassa non concedendo un chiaro rigore e non espellendo Arslan) inizia a vivere di ricordi: a me sembra che il re piemontese sia finalmente nudo, e da quelle parti stiano pagando due azzardi: pagare 300 milioni abbondanti fra quisquilie e pinzellacchere un grande solista, senza costruire un'orchestra; e ancor di più aver giubilato un grande dirigente come Marotta, pensando che lo scenditore di spalti e il tuffatore est-europeo potessero surrogarne capacità, esperienza, influenza. Errore da matita rossa, pagato con una stagione catastrofica. Oggi l'Udinese gioca meglio della Juventus, anche perché la Juventus non gioca. Come non le era capitato né con Conte, né con Allegri, né con Sarri e forse nemmeno con Ferrara o Delneri.

Parlo della Juventus perché dell'Udinese di oggi ho poco da dire: bravi i bianconeri, in grado di tenere sotto scacco le schiere di arancio vestite senza poi tanti patemi. Peccato per la follia di De Paul (capisco Marino, ma un errore del genere non può essere sottaciuto) e per una difesa (portiere e centrali) rivedibile sul raddoppio arancionero. Per il resto un applauso, con una sensazione strana che mi riporta a Fofana e Mandragora. Sensazione, peraltro, che scaccio con un deciso gesto della mano.

Peccato: avesse giocato, l'Udinese, contro Torino e Cagliari come stasera i punti sarebbero di certo arrivati: ma se si parte sempre da 0-1, rigore dopo rigore dopo rigore, è complicato risalire la china anche quando si scopre un Molina che per la seconda gara di fila segna nei primi dieci minuti di gioco.

Nahuel è una lieta sorpresa, vorrei dire 'non per me' ma dopo l'endorsement-Bruno Fernandes preferisco soprassedere (anche se non è una sorpresa per me); su De Paul forse ha ragione un caro amico, che nota come spesso non riesca a sopportare la pressione, vedi due espulsioni e questo rigore. Per me invece è stata una follia vicina a quella di Larsen a Milano, basta là.

E comunque il campionato udinese è finito da diverse domeniche. Chi, fra colleghi anche d'esperienza ultratrentennale, vaticinava retrocessioni in extremis non aveva letto il calendario, né aveva considerato che, ad esempio, l'Inzaghese di Benevento ha vinto una volta sola, a Torino contro la Juventus, nell'intero girone di ritorno. E vista la squadra di Agnelli, oggi, non mi stupisce per nulla.

Così come non vedo così scontata la vittoria, domenica sera, della Juve contro il Milan. Complimenti al trentasettenne padovano il quale, per non rovinare una domenica di grande calcio, ha ammonito zero juventini pur avendone avuto il dovere, in almeno tre occasioni (l'Udinese, con 4 falli commessi in meno, ha avuto 3 cartellini peraltro giusti). Quando si dice 'non disturbate il manovratore'.

Grazie, dunque, al trentasettenne padovano per avermi fatto tornare indietro nel tempo, alla mia gioventù.

All'Udinese grazie invece non lo dico. Purtroppo, e sottolineo che sono cose mie, a me piace una squadra che cerchi di offendere difendendosi con ordine, come faceva il vituperato Rocco. Sarà per il prossimo anno.

Forse.