Cinque sconfitte consecutive, l’ennesima prestazione opaca e un’altra serata da dimenticare. L’Udinese crolla anche a Torino contro i granata, confermando un trend negativo che non può più essere derubricato a semplice momento di flessione. La squadra di Runjaic ha ormai staccato la spina, incapace di reagire e soprattutto di dare un senso a un finale di stagione che rischia seriamente di offuscare quanto di buono costruito nei mesi precedenti.
Il problema, come emerso chiaramente anche nella trasferta dell’Olimpico Grande Torino, non è solo tecnico. Gli errori banali che continuano a condannare i bianconeri — come le leggerezze sui gol subiti, le disattenzioni difensive o le scelte sbagliate negli ultimi metri — sono il sintomo più evidente di una squadra spenta, scollegata, fragile mentalmente. Un gruppo che, raggiunta quota 40 punti, sembra non avere più stimoli, motivazioni o fame.
Le assenze, certo, pesano: Thauvin è fuori da un mese, Lucca si è fermato, Davis non è ancora al top e Sanchez è rientrato soltanto per qualche minuto. Ma ridurre tutto alla questione infortuni sarebbe miope. L’atteggiamento visto in campo è stato ancora una volta remissivo, passivo, con una squadra mai davvero in partita, incapace di tenere testa ad un avversario non proprio irrefrenabile e priva di quella determinazione che in Serie A fa la differenza, a prescindere dal valore degli interpreti.
A confermare che in casa Udinese qualcosa si sia rotto è anche la scelta di mandare davanti ai microfoni Gianluca Nani, braccio destro di Gino Pozzo e uomo di raccordo tra Udine e Watford. "Non siamo contenti — ha ammesso — dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Non cerchiamo alibi, anche se avevamo fuori tanti attaccanti". Parole chiare, che indicano come in società si sia consapevoli del momento e si stia cercando di fare quadrato. Nani ha parlato anche per rispettare quei tifosi che hanno seguito la squadra a Torino per la seconda volta in poco tempo, un segnale che il disagio non è passato inosservato.
Dall’altro lato, Runjaic ha scelto ancora una volta la strada dell’analisi razionale: "Abbiamo poca qualità e poca energia. Non è solo una questione di motivazioni: continuiamo a sbagliare gol facili e a regalare reti agli avversari". Parole oneste, forse troppo, che però sembrano anche un modo per lanciare un messaggio alla società su ciò che manca in termini di alternative e profondità della rosa.
L’allenatore è stato confermato da Nani, che ha parlato di "lavoro positivo fino a poco tempo fa", sottolineando che il problema attuale non riguarda la fiducia nella guida tecnica. Eppure è evidente che Runjaic si stia giocando molto in questo finale, non solo per la sua credibilità ma anche per capire se sarà davvero lui a guidare l’Udinese del futuro.
Insomma, a Torino si sperava in una reazione, magari in un segnale positivo, ma la sorpresa è stata amara e deludente. Ora all’orizzonte c’è il Bologna, altra sfida ancor più complessa. Più che guardare agli avversari, però, è il momento di guardarsi dentro. Ritrovare orgoglio, spirito di gruppo e coraggio, merce che oggi appare essere assai rara. Perché un altro finale in caduta libera — come già accaduto in epoca Stramaccioni o Sottil — sarebbe un errore imperdonabile.
Il tempo per raddrizzare il cammino c’è. Ma bisogna iniziare da subito, evitando altri regali, alzando l’intensità e soprattutto tornando ad onorare la maglia. Per rispetto di sé stessi, della maglia e di quei tifosi che, ancora una volta, ci saranno anche nella prossima trasferta.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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