editoriale

Udinese, finiamola qui.

Udinese, finiamola qui.

Esistono cose che riconciliano con la vita. Le ultime gare dell'Udinese, purtroppo, anche no. La vittoria di Benevento lo ha detto chiaro: se i bianconeri devono fare una cosa, la fanno. Se non sono costretti, si mettono in modalità...

Franco Canciani

Esistono cose che riconciliano con la vita. Le ultime gare dell'Udinese, purtroppo, anche no.

La vittoria di Benevento lo ha detto chiaro: se i bianconeri devono fare una cosa, la fanno. Se non sono costretti, si mettono in modalità 'risparmio energetico' e alla fine le gare che ne derivano, specie se di fronte si pone una formazione di altrettanto modesta pugna, sono definitive.

Non bastasse questo, l'Udinese ha fatto proprio un esercizio chiaro, limpido, lampante: l'autorigore. Quei calci di rigore contro provocati da falli senza effettiva necessità, ovvero causati da errori talmente marchiani da non trovare spiegazione.

Contro il Bologna FC, squadra di proprietà di un magnate lattiero-caseario che ha speso, e tanto, per rinforzarla ma sistematicamente si trova in mano un pugno di mosche, per la terza volta un friulano ha lanciato in area un avversario così, 'tanto per'. A Roma fu Jajalo, a Benevento fu Arslan, contro i felsinei è Molina a mettere in porta Palacio. In tutte e tre le occasioni, Musso dimostra che nel suo ricchissimo repertorio non esiste il portare al largo l'avversario, ma solo cercare un improbabile anticipo. Tredicesimo rigore, sesto di fila e credo questo sia primato della Via Lattea, 1-1 e tutti a casa col sorriso, mezzo, sul volto. Incluso quello del modesto arbitro spedito giustamente a Udine, seconda gara in serie A e sempre nello stesso stadio, il quale dimostra qualche lacuna di troppo che non incide affatto sull'esito finale. A Messina abbozzino, l'erede di Lanese è ancora di là da venire...

In una televisione molto vicina alla società ho udito con le mie orecchie sostenere 'lezione di calcio del Bologna alla Dacia Arena'. La lezione consisterebbe nel girare la palla da destra a sinistra, sempre in orizzontale, cercando le migliori sorti contro però una difesa talmente chiusa e munita che questo giropalla lo concede a tutte, dalla Juve al Crotone, senza fare un plissé. Ho anche sentito definire 'un episodio' una rete stupenda, magnifica, straordinaria del solito numero 'diéz'. Episodio? Ruba palla a centrocampo, ne scarta due, porta a spasso il Larangeiro Danilo che tanto difesi, ma ora a 37 anni mi fa solo tenerezza, e con un colpo di punta controtempo mette palla dove Skorupski non può mai arrivare? Prendo atto. Non prendo spunto, perché sono una testa di calcio e a tali sommi livelli non posso aspirare. Io mi pasco delle piccole cose: una finta dell'ala modestamente impostata, una parata spettacolare a beneficio delle telecamere, una rete di De Paul. Il quale, tanto per chiarire, è un professionista al 100% e una brava persona. Non avrà bisogno, dovunque andrà, di rampogne pubbliche di stagisti allenatori (inaccettabili).

Finisce quindi 1-1 ed è giusto così. Nessuna delle due squadre avrebbe meritato la vittoria. Né i supporter delle due formazioni si sarebbero dovuti sciroppare una tale melensa nenia. Però è ormai fine campionato, i canonici 40 punti raggiunti da entrambe, un'altra stagione di massima serie garantita ormai da settimane se non mesi... Va così. Tre gare e poi questa noia sarà finita. Bene, la squadra è salva con dieci gare d'anticipo. Male, la squadra ha deciso che basta così.

Vorrei scrivere ancora: della nuova, sportivissima ed inclusiva formula per la Coppa Italia che va incontro agli slogan dei tifosi, passione, morte al calcio moderno e altre amenità. Vorrei scrivere di cosa si legge, interessante!, nel budget UEFA 2019-2020 a proposito di dazioni a organizzazioni di tifosi e cose così; vorrei scrivere ancora di Superlega e di come, male, sia stata presentata e ritirata; vorrei scrivere dei draconiani accoliti dell'avvocato sloveno che decide le sorti del calcio europeo, del loro pollice tenuto sospeso, stile Nerone, in attesa di decidere bene e male. Vorrei parlare di finanza e calcio, di un pallone che sta implodendo, di lusiadi che bussano cento porte ma non vogliono rinunziare a cento lire, vorrei...

Vorrei ma per una domenica, festa della Mamma, preferisco evitare di farmi insultare in privato da chi pensa il calcio abbia un'unica chiave di lettura: la propria. Che sia la squadra da non toccare, il calcio da non cambiare ma è cambiato sopra le loro teste: io probabilmente sbaglio. Ma almeno discutiamone. E per oggi, lasciamo in pace le mamme.