Siamo ancora vivi...
...soffrendo tremendamente, come dei cani, ma vivi. Dopo aver avuto un piede in Serie B (il gol di Niang personalmente una ghigliottina), riusciamo a strappare un punto insperato, a partita praticamente finita.
Rigore (sacrosanto, ha poco da lamentarsi il presidente dei toscani Corsi, anzi ci sarebbe anche l'espulsione di Fazzini) concesso da Guida al 104esimo minuto di gioco, dopo un lungo batti e ribatti con il VAR. Ci pensa un glaciale Samardzic, fino a quel momento protagonista in negativo, a calciarlo dentro e a ridare speranza al popolo bianconero. Inferno, andata e ritorno, soprattutto per chi come me questi colori li ama alla follia ed è pronto a tutto pur di difendere questa Serie A.
Udinese-Empoli 1 a 1, per la salvezza tutto rimandato all'ultima giornata.
Due parole sulla partita. Poteva comunque, anzi doveva, essere una domenica diversa. Era nata benissimo, con due ali di folla ad accompagnare la squadra allo stadio tra cori e fumogeni. Un entusiasmo incredibile, contagioso ed emozionate, da Champions e non da ultimi posti. Il tifo fa, eccome, la sua parte (complimenti ai ragazzi della Nord). In campo, però, c'è la solita Udinese, impaurita e incapace di dare veramente quella svolta necessaria per togliersi subito da guai ed evitare un finale thriller, a dimostrazione che questa non è affatto la stagione giusta.
Era lecito aspettarsi una squadra grintosa, con il sangue agli occhi, affamata e determinata a conquistare i tre punti. Non è stato così, i bianconeri aspettano un Empoli anch'esso assai compassato, in perfetto stile Nicola. Ne esce una partita brutta, con una sola vera occasione da gol costruita e sprecata da Davis. Tanta paura, poco coraggio da parte di entrambe le compagini e uno 0 a 0 che pareva ormai scritto.
Al 90esimo, grazie al classico episodio (ennesima distrazione friulana nel finale - questa volta di Samardzic che entra in ritardo in piena area di rigore su Cambiaghi), sembrava averla vinta l'Empoli. Poi l'inaspettato colpo di scena, sull'ultima preghiera gettata in area di rigore, quando in molti avevano smesso ormai di crederci. Come se lassù ci fosse veramente ancora qualcuno che proteggere l'Udinese.
Tocca aggrapparci a questo rigore, perché poco altro ci resta. Ad essere veramente oggettivi, la retrocessione per quel che si è visto nell'arco di 37 giornate sarebbe anche meritata. Se vinci una sola volta in casa, se non riesci a fare tuo nessuno scontro diretto, se non riesci mai ad andare oltre i tuoi limiti, è anche giusto che ti ritrovi là in fondo.
Ma poi c'è il tifo, la passione. Quando scegli la speranza tutto è ancora possibile. Allo "Stirpe" i bianconeri si giocheranno la salvezza. Senza possibilità d'appello e con tanti infortunati (Pereyra ha un ginocchio malconcio, Lovric e Thauvin non recuperano, Success messo ko da un problema muscolare), con un occhio a cosa succede anche sugli altri cambi (l'aiuto dei cugini della Roma sarà fondamentale).
Inutile questionare a questo punto su tattiche, soluzioni, ritiro, numeri. Cannavaro giustamente ha parlato di uomini: se ci sono veramente in questo gruppo, quelli conquisteranno la salvezza. Altrimenti sarà Serie B e poco avremo da recrminare. Il destino, d'altronde, è sempre stato nelle nostre mani.
Chi a Frosinone (io ci sarò), chi incollato a casa alla tv, chi con altri fedelissimi al bar. Tutti saremo lì al fianco della squadra, uniti a tifare, a sperare fino alla fine. Per l'Udinese, per quel che questa squadra rappresenta per il Friuli. Ancora 90 minuti di passione ad oltranza. Non molliamo. Non importa come, portiamo a casa una salvezza che oggi avrebbe il valore di uno scudetto. DifendiAmola, poi arriverà il tempo delle analisi, dei bilanci.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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