Luigi De Canio è senza dubbio uno dei tecnici a cui i tifosi bianconeri sono rimasti più legati. La memorabile stagione 1999-2000, con l'Udinese che a fine stagione chiuse all'ottavo posto, l'impresa di Leverkusen, ancora oggi negli occhi e nel cuore di chi tifa questi colori, la salvezza, nel 2016, ottenuta in un finale di campionato difficile.
"Udine è stato il mio esordio in Serie A" - racconta ai nostri microfoni il tecnico - "Non ci ero mai arrivato da calciatore e da allenatore fu un momento davvero importante per la mia crescita personale e umana. Mi bastarono pochi giorni per sentirmi nel posto giusto. La società era organizzatissima, la squadra aveva dei valori anche umani importanti. Per me fu un grande piacere, non me ne sarei mai andato".
Quale fu il segreto della sua Udinese?
"Una squadra per essere forte e raggiungere risultati importanti deve avere dei giocatori di qualità. All'allenatore spetta il compito di cogliere il meglio da ognuno di essi. Gli schemi non vincono le partite, il segreto della mia Udinese fu valorizzare certi ragazzi che avevano qualità".
E Leverkusen invece? Cosa accadde quella notte?
"Non ci sono segreti particolari. Il vero segreto è stata la fiducia. C'abbiamo voluto credere, nonostante affrontassimo una delle squadre più forti d'Europa. Siamo scesi in campo con forti motivazioni, convinti di poter far bene. Avevo in mano un gruppo davvero importante".
Margiotta l'eroe un po' per caso...
"Massimo si lamentava spesso in quel periodo perché non trovava molto spazio. Aveva una voglia fuori dal comune. Quel giorno era un leone. Sapevo che in qui giorni ce l'aveva con me perché non lo stavo facendo giocare molto. Quella sera sentivo che era la sua partita, fu la mossa a sorpresa. Al primo gol è venuto ad abbracciarmi e al secondo mi ha mandato un bacio da lontano. Il calcio è bello anche per questo. Lo ricordo sempre con grande piacere, era un ragazzo pronto sempre a dare tutto, uno che ci metteva il cuore".
Nel 2016 il suo ritorno a Udine, questa volta però con un altro obiettivo.
"Quando sono ritornato ho trovato un'Udinese ancora più organizzata, evoluta. E' un grande club da quel punto di vista. In questi anni la crescita tecnica non ha seguito quella organizzativa. La mia ultima Udinese era una buona squadra ma senza eccellenze come era in passato. Di Natale poi era alla fine del suo ciclo, non poteva più dare quell'apporto straordinario degli anni precedenti.
Centrato l'obiettivo salvezza, tutti ci aspettavamo una sua riconferma. Cosa non funzionò?
"Ho provato una grossissima delusione. Penso non sia stato valutato nella maniera giusta il mio apporto in quel finale di stagione. Quando arrivai la società era seriamente preoccupata di non riuscire a centrare la salvezza. Riuscii in poche a portare la squadra fuori dalla zona pericolosa. Poi ci fu un finale poco attento, quello è vero. Per accordi presi, per quel che sentivo quotidianamente dal paròn Pozzo mi aspettavo di poter restare. Speravo di poter iniziare il campionato successivo, quando ormai ero in procinto di ritornare a Udine per discutere il contratto ricevetti invece una chiamata da parte di Gino Pozzo nella quale mi comunicò che la sua intenzione di cambiare guida tecnica. Mi disse che era rimasto deluso dalla squadra, voleva cambiare molto a partire dallo staff tecnico. La presi davvero molto male, pensavo di essermi guadagnato sul campo la riconferma evidentemente per la proprietà non era stato così. Questo non cancella comunque quello che è stato, avrò sempre grande affetto e riconoscenza per la famiglia Pozzo, per quello che mi ha dato in tanti anni insieme. Udine per me rimarrà la mia casa".
Dopo lo stop forzato ora si riparte.
"Il calcio doveva ricominciare, fa parte della nostra vita. In condizioni di assoluta sicurezza è stato giusto tornare in campo. Ovviamente si tratta di un calcio diverso, innanzitutto per l'assenza pesante del pubblico. Senza tifosi si sente che manca una componente importante. C'è poi tutto un discorso legato alla condizione, che ovviamente dopo due mesi di stop forzato non può essere al meglio. Quando non giochi per molto tempo perdi quella confidenza con la palla e con il campo. Siamo nel momento clou della stagione. Si entra nel vivo, in queste ultime partite si decide davvero il campionato, sia in testa che in coda. Tutto è ancora aperto. Servirà il giusto atteggiamento fin da subito".
Cosa ne pensa, invece, dei cinque cambi?
"Cinque sostituzioni per un allenatore possono essere un aiuto ma anche una difficoltà. quando cambi cinque giocatori rischi di stravolgere l'identità della squadra, mettendo così in difficoltà chi resta in campo. Ci vuole del tempo per assimilare questo cambiamento, lo stravolgimento a gara in corso può creare nelle prime gare un po' di confusione a livello tattico".
L'Udinese riuscirà a salvarsi?
"L'Udinese in questi anni si è ritrovata spesso in una posizione di disagio. Eravamo tutti abituati a vederla lottare per altro tipo di obiettivi. Ora da qualche anno purtroppo i bianconeri sono sempre invischiati sul fondo classifica. Per salvarsi serve lottare con la giusta mentalità, l'Udinese non può sottovalutare. 3 punti è un margine che non consente di stare tranquilli".
Cosa farà Gigi De Canio la prossima stagione?
"Questi mesi mi sono dedicato alla formazione. Ho continuato a studiare, a vedere partite. Aspetto una chiamata. Se qualcuno avrà bisogno del sottoscritto io ci sono. Sono e sarà sempre un uomo di campo, non mi vedo in nessun altro ruolo".
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