Ho ascoltato con attenzione le parole di Pierpaolo Marino. Non rimodulo il pensiero che ho sempre avuto sul direttore dell’area tecnica friulana: parla con cognizione di causa, ha sempre avuto accesso alle stanze che contano nel sistema-calcio-italiano.
Però…
Però certe volte la troppa ‘sincerità’ ci ammazza: quando parla di mancanza di tempo per concludere serenamente il campionato in corso, di mercato povero e senza soldi, di sinergie mi costringe a riguardarmi per l’ennesima volta un clippino d’antan, una di quelle vittorie conseguite dall’Udinese che fu. e che, al netto di qualche estemporaneo proclama purtroppo non supportato dai fatti, non sembra voler tornare.
Ci saranno molti scambi e prestiti: parla, Marino, in generale della situazione globale ma noi la dobbiamo calare nella piccola-(fu)grande realtà nordestina. Abbinerei il discorso a quello relativo alle sinergie albioniche: è comprensibile che il fulcro sia rappresentato dalla formazione della periferia londinese, la quale procura un fatturato superiore ed ha un gettito derivante da diritti televisivi e premi vari nemmeno paragonabile a quello della nostra amata Biancanera; è ovvio che il Watford è oggi quello che l’Udinese è stata quando Granada e ‘calabroni’ militavano in serie inferiori, ossia gentile datore di esuberi e giocatori da valorizzare. Non mi scandalizzo, non sono che un vecchio disincantato; a Marino mi piacerebbe però chiedere cosa succederebbe se, cosa non del tutto inaudita, i londinesi dovessero perdere la massima serie. Un collega d’oltremanica mi quantificava in 220 milioni di sterline la differenza di introiti fra Premier e Championship. Senza parlare dei giocatori che rifiuterebbero il declassamento e dovrebbero essere ceduti, non certo a valori ‘congrui’ data la concomitanza di esigenze e necessità. Ecco: io sono certo che i manager delle due formazioni facenti capo all’universo Pozzo hanno pronte le contromisure; spero solo non si limitino alle invettive, vedasi il veterano Deeney, avverso chi vorrebbe ricominciare a vivere gicando, sì, anche al pallone.
De Paul? Da tre anni è il potenziale gioiello da cedere della formazione udinese. Da tre anni rimane a Udine, almeno due volte ha salutato il pubblico con affetto pregustando palcoscenici di spessore. A Udine, quando vuole, sa fare la differenza ma pare indispensabile ancorarlo ad una posizione precisa sul campo. Sarà questa poca duttilità la mancanza di volontà, da parte dei grandi club, a passare dalla ‘manifestazione di interesse’ alla reale trattativa? E se dovesse rimanere in bianconero, stante il fatto che Udine non vuole scendere sotto certe cifre (cash) per la cessione data anche la fetta che dovrebbe essere riconosciuta al Valencia, con quale spirito si ripresenterebbe a settembre? Rodrigo ha 26 anni, ormai ha passato l’età del ‘cosa faccio da grande?’. Possibile che alla fine Marino lo accontenti e si accontenti di qualche soldo in meno. E in questo caso, avranno in via Candolini idee per la sostituzione?
Più probabile, infatti Marino non ne parla, il sacrificio di Juan Musso. L’Udinese avrebbe opzionato l’arquero’ del Boca (in prestito al Lanùs), Rossi, cosa che potrebbe significare l’esistenza di trattative per la cessione del portiere bianconero, dichiarato ‘inamovibile’ dal paròn Pozzo.
Ha ragione Pierpaolo Marino, invece, quando avanza dubbi sul trattamento delle estensioni bimestrali dei contratti in scadenza il 30 giugno. Qui sarà necessario l’intervento della Federazione, della Lega e (purtroppo) la mediazione dell’Assocalciatori, associazione che di questi tempi ha parlato spesso fuori tempo ed a sproposito. Spero Tommasi e Calcagno riescano, finalmente, a dare un senso all’esistenza dell’associazione che presiedono tutelando i diritti di chi ne ha veramente bisogno, creando una via d’uscita comune e di buon senso anziché arroccarsi in eburnee ed intangibili torri: se veramente tutti i lavoratori del mondo sono eguali, eguali siano doveri e diritti.
Non lo seguo, invece, quando (e lo fa da mesi) manifesta un disaccordo piuttosto sostanzioso e sostanziale sulla ripresa, vaticinando una roulette russa di infortuni. Io credo che il campionato finirà, come succede in Germania, con gare dalla modesta qualità tecnica, con meno contrasti e un numero di infortuni forse superiore, ma non drammaticamente. Penso invece che ci siano timori, reali, di rimettersi in gioco quando, nei panni della dirigenza udinese, avrei preferito congelare tutto. Non dimentichiamoci che nel girone di ritorno i ragazzi di Gotti non ne hanno, vado a memoria, vinta una e che dietro Lecce, Samp e Genoa corrono ben di più. È vero, altresì, che quel che capiterà in campo esulerà dai valori pre-COVID-19. Staremo a vedere.
Vedremo anche se Gotti sarà riconfermato: sappiamo che alla ‘proprietà’ piace Giampaolo, che però è corteggiato da almeno quattro squadre, in Italia e non solo. Quando Marino dice " Al raggiungimento degli obiettivi parleremo del futuro ma la volontà è quella di proseguire insieme’’ a me qualche pensiero viene. Anch’io ho massima stima del mister bianconero, poi però ripenso a Milano (sponda Milan) e Bologna e qualche pensiero mi viene. In particolare gli rimprovero, data la sua natura provvisoria-stabile (è lui che per mesi ha manifestato l’intenzione di essere un breve traghettatore), una certa mancanza di coraggio. Rimprovero bonario che può fare una testa di calcio a chi, invece, è un professionista e tanto valga.
Quindi? Quindi niente. L’Udinese si deve guadagnare la riconferma sul campo in massima serie, facendo corsa su sé stessa e non puntando ad altrui défaillances, come successo nelle ultime stagioni.
Delle parole di Marino, che abbiamo cercato di commentare, non dico altro. Tranne che se ho resistito a vedere gente come Kelava indossare la sacra maglia (grazie Loris M.) figuratevi se mi scompongo di fronte al presente.
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