Forzare la mano a Gotti o rispettare la sua volontà? Un dilemma con i suoi pro e i suoi contro

04.11.2019 19:00 di Davide Marchiol   Vedi letture
Forzare la mano a Gotti o rispettare la sua volontà? Un dilemma con i suoi pro e i suoi contro

Ore di fibrillazione in casa Udinese. Contro il Genoa è arrivata una bella vittoria, convincente quasi sotto tutti gli aspetti. Chi era stato lasciato nel dimenticatoio è tornato, chi era fuori forma ha messo in campo una tenuta atletica invece di tutto rispetto e chi doveva essere decisivo è stato effettivamente decisivo. Insomma tutto bene... o quasi. Il problema allenatore infatti è rimasto più solido che mai. Oggi colloqui con Ballardini e Zenga, ma ancora la società non sa a che profilo affidare il gruppo, anche perchè conscia che sarà l'undicesimo allenatore dell'era post Guidolin. Una squadra intera. Stavolta bisogna trovare qualcuno che piaccia veramente a tutti e che sappia farsi piacere anche da tutti, cosa non scontata (leggasi il caso Nuytinck-Tudor, per quanto il croato ci abbia dato due salvezze ha pur sempre messo ai margini uno di quelli che era uno dei leader della squadra). Oggi sono stati incontrati Ballardini e Zenga, in serata doveva arrivare una decisione, invece si aspettera ancora sette giorni. L'ambiente vuole Gotti, questo è palese e lo ha dimostrato sia la squadra con le parole al miele post partita sia il DT Marino. Dove sta il problema? Che Gotti invece non vuole un ruolo in primo piano, ma restare nello staff come tattico, cosa che realmente gli piace fare.

Adesso i ragionamenti che si possono fare sono molteplici. Sicuramente si può provare a forzare la volontà dell'uomo. Sarebbe realmente saggio? Non lo sappiamo. Di solito non lo è. Gotti esperienza da primo allenatore ne ha fatta eccome. Ha fatto la gavetta a Montebelluna, Bassano Virtus e Pievigina. Poi è andato ad allenare per un biennio l'under 17 dell'Italia per poi andare in B, il vero banco di prova dei tecnici in rampa di lancio. In cadetteria il mister è stato trattato malissimo. Ha sposato prima il progetto di un Treviso allo sbando, con i biancocelesti che lo hanno richiamato per ben tre volte, preferendogli ad un certo punto addirittura Abel Balbo (indimenticato ex Udinese). Finito di tribolare in Veneto è passato alla Triestina, dove solo otto gare gli è stato dato il benservito. . "Io non ho l'ambizione di fare il primo allenatore. L'ho fatto per una dozzina di anni, ho avuto una esperienza particolarmente spiacevole che mi ha fatto dire "non voglio fare più questa cosa qua". Questo è un altro lavoro, cambia le relazioni con i giocatori. Ci metto grande professionalità, impegno, è quello che voglio continuare a fare, magari in questa società. Non ho la velleità di fare il primo allenatore". Chiaro e pulito, la sua opinione conta e non parliamo di un novellino, ergo bisognerebbe forzare molto per convincerlo e premere significa anche esporsi al rischio che vada altrove. Il suo curriculum da tattico è di tutto rispetto: Cagliari, Parma, Bologna e Chelsea. Trovare un altro posto dove potersi esprimere per lui non sarebbe un problema e non è una questione di soldi, lo fosse stato avrebbe accettato destinazioni più blasonate dopo essere stato il vice di Sarri. Per noi invece un suo addio sarebbe un problema, indipendentemente dalla questione primo allenatore o non primo allenatore, lo dimostra l'attaccamento che i ragazzi hanno nei suoi confronti. Fare il primo allenatore comporta tutta una serie di compiti diversi da quello di essere un tattico che ci sta assolutamente che la cosa possa non piacere a Gotti.

Detto questo però la vox populi è chiara: Gotti ha corretto gli errori di Tudor ricreando un attaccamento dei giocatori per la squadra. Verrebbe da dire "sono professionisti, dovrebbero impegnarsi in ogni caso", sappiamo bene che in realtà le dinamiche sono tante, la squadra con tutta probabilità, vedendo l'ex tecnico dell'Udinese in difficoltà non ha remato contro, semplicemente ha visto le sue certezze minate e sappiamo cosa succede quando un calciatore non entra in campo convinto. Un nuovo tecnico dovrebbe innanzitutto trasmettere immediatamente le proprie convinzioni alla squadra e farsi accettare in pochi giorni, quella della pausa come vantaggio è una leggenda metropolitana. Chiunque arrivi si ritroverebbe per almeno dieci giorni senza De Paul, Ekong, Nestorovski, Jajalo, Sema... tanti giocatori importanti, non ci sarebbe alcun vantaggio nelle due settimane di pausa, se non iniziare a conoscere alcuni dei titolari, ma sarebbe un lavoro parziale. Poi un tecnico nuovo dovrebbe accettare di venire qui senza staff, cosa per esempio non scontata per Ballardini e Zenga, i due tecnici incontrati oggi. Il primo di solito si porta dietro i suoi uomini, il secondo ha un rapporto profondo con Carbone, difficile che se ne separi. Da questo punto di vista un ritorno di Pasquale Marino con alle spalle Gotti sarebbe una soluzione interessante. Anche perchè i nomi che possano realmente convincere la società iniziano a scarseggiare, ecco perchè l'attuale tecnico ad interim sarebbe la soluzione ideale, con dietro un tecnico che ha la licenza per fare il primo allenatore (visto che in queste ultime ore è emerso il dubbio che Gotti possa allenare in A) come fatto a Genova con Thiago Motta.

Una scelta molto complessa, in casa abbiamo già un uomo dal grande aplomb, che ha saputo gestire prontamente un'emergenza, che sarebbe il profilo perfetto per il rilancio dell'Udinese, ma che non vuole  apparire. Ecco dunque che si valutano i profili di altri allenatori, che però magari non hanno chissà che curriculum e che vengono da avventure burrascose mal gestite. La società dovrà riflettere tanto per prendere la decisione migliore per tutti. Ci riuscirà, ma serve una lunga riflessione, ecco perchè intanto Gotti contro la SPAL sarà ancora il primo allenatore... e chissà che un altro abbraccio collettivo non gli faccia cambiare idea.