Thomas Hertaux, ex giocatore dell'Udinese, è intervenuto ai nostri microfoni per fare un bilancio della prima metà di stagione della squadra di Runjaic, con un occhio di riguardo alla sfida contro l'Hellas Verona, con la quale ha disputato una stagione. L'ex difensore francese ha affrontato temi riguardanti il cambiamento dei friulani dalla passata all'attuale stagione, passando per il nuovo acquisto Solet, coincidendo qualche parallelismo con la 'sua' Udinese, con la quale ha giocato per cinque anni (2012-17). Di seguito l'intervista completa:
Questa Udinese è pronta per l'Europa? "Non so ancora se l’Udinese è pronta per l’Europa, ma sicuramente dopo la scorsa stagione che è stata difficile quest’anno è stato gestito molto bene. Era importante ripartire con delle basi solide: è un’Udinese che fa divertire, bella da veder giocare e soprattutto che raccoglie punti."
Che partita ti aspetti contro il Verona? "Sono due squadre che non sono messe male: l’Udinese poteva essere messa anche meglio dopo il pareggio contro il Torino, dove secondo me meritava i tre punti; il Verona viene da una vittoria e sicuramente sarà carico davanti al proprio pubblico. Sono due squadre che sanno giocare bene, sarà una partita aperta e penso ci sarà qualche gol."
Su Solet: "L’Udinese è sempre stata brava a trovare giocatori forti., Solet è un bel colpo preparato da tanto, bisogna vedere come sta fisicamente, anche se si sta allenando da tanto con la squadra. Giocare è un’altra cosa, però sicuramente saprà dare una mano a un reparto che comunque è completo, ma che deve essere anche competitivo."
La differenza tra giocare in una difesa a tre e a quattro: "Dipende da come giocano gli altri, perché se gli avversari giocano due punte è meglio scalare a tre, poi è una scelta dell’allenatore. Cambia di più per i terzini, perché giocando a tre hanno più corse da fare: quando c’ero io abbiamo cambiato spesso, anche perché abbiamo avuto cambiato diversi allenatori. Io preferisco sempre una squadra che cambia poco e che ha la sua idea di gioco, ma in alcune partite è importante sapersi adattare, però penso che questo discorso non sia un problema per l’Udinese."
Dove preferivi giocare? "Preferivo giocare a quattro ma giocavamo sempre a te: mi sono divertito anche a tre perché ovviamente quando sei bacetto puoi andare avanti, giocavo quasi da terzino. Come ha detto Solet oggi, l’importante è giocare, poi uno si deve adattare alle esigenze della squadra."
Il punto forte dei bianconeri e dove si può migliorare: "Il punto forte è sicuramente la consapevolezza, hanno dimenticato l’anno scorso e c’è stato un cambiamento: sono ripartiti da zero e da li si è creato un bel gruppo, perché lo vedi da come giocano e dagli atteggiamenti che mettono in campo. È una squadra che ha un bel possesso, ci sono giocatori importanti come Thauvin, che a me piace tantissimo e la società ha fatto una scelta importante a nominarlo capitano. Ci sono altri giocatori di spessore, come Sanchez che adesso rientra: il gruppo è molto equilibrato e l’allenatore è molto bravo a farla giocare, è una bella Udinese, piacevole. Da migliorare non voglio dire la difesa, perché anche io facevo il difensore e la difesa è generale, sicuramente qualche errore da evitare: il calcio di alto livello è fatto di episodi e sicuramente se riescono a togliere queste imprecisioni possono puntare in alto. L’importante è che sia una stagione serena."
Sul possibile dualismo Thauvin-Sanchez: "Io sono dell’idea che bisogna mettere in campo i giocatori con maggior qualità, come ha detto l’allenatore bisogna trovare l’equilibrio giusto, nonostante spero di vederli insieme il più possibile. Sono due giocatori internazionali, di alto livello, che sono abituati a fare sacrifici: non sono giocatori che giocano solo la palla e fanno fatica a difendere, hanno un atteggiamento da leader, dando l’esempio. Secondo me possono giocare insieme."
Parallelismo con la 'tua' Udinese, con Di Natale (il 10) e gli altri: "Giusto, come se metti Thauvin con giocatori che fanno fatica a tenere la palla diventa meno importante, serve mettere giocatori che capiscono il gioco come lui, per raggiungere un livello più alto."
Molto spesso manca chiudere le partite, come si lavora su questo aspetto? "È una questione di esperienza, noi avevamo giocatori che potevano comunicare e aiutare a non perdere la concentrazione. La partita dura quasi cento minuti, non bisogna mollare fino all’ultimo perché un episodio può decidere la partita: infatti, contro il Torino non ha girato a favore ed è arrivato il pareggio. Il salto di qualità, se non si riesca a chiudere le partite, sta nel non rischiare."
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