Quello di Bergamo è stato il miglior primo tempo dell'Udinese di questa stagione.
La squadra è scesa in campo con il giusto atteggiamento, quello che tutti noi vorremmo vedere sempre. La voglia di andare subito ad aggredire l'avversario, senza attendere che siano sempre gli altri a fare la prima mossa come invece accaduto con Roma, Milan, Inter e Juve. Runjaic questa volta la prepara bene, puntando sull'intensità e sulla pressione, fattori che sono imprescindibili per una formazione come quella bianconera, che se gioca sotto ritmo combina ben poco e finisce per annullarsi da sola.
Dea spaventata, nonostante arrivasse alla sfida con i gradi di squadra più in forma del campionato e con una prestazione da vera grande anche in Champions contro lo Stoccarda. I bergamaschi si fanno sorprendere dall'irriverenza friulana e nei primi 45' ci capiscono ben poco. Il vantaggio firmato Kamara (che siluro!) di conseguenza è più che meritato.
Nella ripresa il calo è evidente e i soliti errori difensivi risultano essere ancora una volta decisivi in negativo. L'Atalanta (senza strafare) sfrutta al massimo le amnesie di una retroguardia che fatica a trovare solidità nell'arco dei 90' e in pochi minuti piazza l'uno-due che vale i tre punti (Tourè troppo goffo la mette alle spalle di Okoye, autogol che ha il sapore di giornata no).
Si poteva gestire meglio il vantaggio, chiudere prima la partita senza concedere ai nerazzurri spazio per la rimonta. Perché le occasioni tutto sommato ci sono anche state (colossale quella capitata sui piedi di Thauvin che clamorosamente con il destro fallisce un pallone apparentemente facile per uno dalle sue qualità). Peccato, peccato e ancora peccato. Si torna dallo Gewiss Stadium con 0 punti in saccoccia, a conferma di un momento che almeno dal punto di vista dei risultati è difficile. Resta, però, la prestazione, davvero buona almeno nella prima parte di gara. Giocando così, ora che il calendario tornerà ad essere più clemente (mai dire mai, la Serie A è tutt'altro che scontata), i punti sono sicuro che ricominceranno ad arrivare.
Con i suoi limiti, con i suoi errori, con la sua qualità che non è di certo delle migliori soprattutto in alcuni ruoli, questa Udinese è molto diversa da quella vista lo scorso anno. A Runjaic va data fiducia, perché con il suo carattere e le sue idee, nonostante ancora non s'intraveda una vera e propria rivoluzione, sta migliorando una squadra che nei valori non è molto differente da quella che la scorsa stagione si è salvata all'ultima giornata.
La classifica, alla terza sosta per le nazionali, resta buona. 16 punti sono un discreto bottino, soprattutto per una squadra che ha come primo obiettivo la salvezza, che ancora non ha risolto tutti i suoi problemi e espresso tutto il proprio potenziale.
Sarebbe ottima, tra l'altro, senza alcune nefandezze arbitrali. Parlare dei fischietti mi piace poco ma ancora una volta l'Udinese viene fortemente penalizzata dalle decisioni di arbitro e VAR. Il tocco con il braccio di Hien è da rigore; regolare il gol di Davis visto che la spinta (se si può definirla così) su De Roon è leggerissima. Tanti dubbi anche sul pareggio di Pasalic, visto che sulla traiettoria di tiro del croato c'è Retegui a disturbare la visuale di Okoye. Tre episodi di facile intepretazioni, che l'arbitro e i suoi assistenti fanno finta di non vedere e che condizionano la partita.
Così non va bene, ha ragione Nani a lamentarsi in sala stampa. Scelte del genere minano la credibilità della Serie A e allontanano il pubblico. Se la classifica va pilotata in questo maniera (rivedere gli episodi per credere, e non soltanto quelli capitati all'Udinese) allora è meglio che le grandi si facciano una loro lega a parte. Così non ci si diverte.
Sull'utlilzzo del VAR ho detto e stra detto: dovrebbe essere uno strumento scientifico, in grado di eliminare ogni dubbio. Usato così, a discrezione dell'arbitro e con un cervellotico protocollo alle spalle, si trasforma in una macchina per punti per solite la 5/6 squadre che in un modo o nell'altro devono comunque riuscire a stare là davanti. È ora che le piccole alzino la voce, questo non è calcio, non è sport.
Ora la sosta, altri 15 giorni per lavorare, per recuperare magari qualche acciaccato (capiremo come realmente sta Sanchez) e poi di nuovo sotto con un fine anno che dirà molto delle ambizioni bianconere.
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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