Mi mordo le mani...

16.12.2018 10:00 di Giacomo Treppo   Vedi letture
Mi mordo le mani...

Faccio fatica, faccio veramente fatica a commentare la partita di ieri senza citare quel rigore maledetto. Nicola ha detto che appellarsi a quella sciagurata decisione toglierebbe attenzione dal lavoro fatto ed a quello ancora da fare. Allora cerco di mettere in fila qualche pensiero sparso.

REALTA' – la nostra rosa è di basso livello. Se togliete Behrami e De Paul siamo da retrocessione certa. E' inutile nascondersi dietro a un dito e dire che se... che ma... questi giocatori hanno potenzialità che però non vengono fuori da troppo tempo. Nessuno ha carattere: l'unica qualità la vedo nei tre centrali e bene fa Nicola a metterli dentro e basare il gioco sulla difesa. Ieri sera ho visto anche un buonissimo Musso (finalmente) che ha parato d'istinto, col piede, un pallone deviato da un compagno. Sono parate decisive quelle.

PUNTI – c'è un numero che vale più di mille statistiche: il risultato finale. Poco importa se di primo mattino mi sono messo a guardare e riguardare il replay di quel rigore e ancora adesso non riesco a capire come hanno fatto in così poco tempo a decidere che Fofana aveva colpito di mano allargando il corpo quando la sua testa è dove arriva il pallone. Forse in fase difensiva bisogna giocare con le mani dietro la schiena anche sui calci da fermo? Ve lo immaginate... denti che partono da tutte le parti per le gomitate ricevute dagli attaccanti. Era forse danno procurato? La palla sarebbe finita su un altro giocatore dell'Udinese e solo grazie a quella deviazione è andata sulle gambe di un interista che non è riuscito a tenerla. Fatto sta che Nicola ha iniziato il suo campionato a Udine contro Roma Inter Sassuolo e Atalanta (in puro ordine di punti), quattro squadre della parte sinistra, alta, della classifica, ed ha ottenuto quattro punti. Tanta roba.

ESTETICA VS PRAGMATISMO – con l'estetica di Velazquez prendevamo due gol a partita. Allo spagnolo non perdonerò mai di aver abbandonato la difesa a quattro e di aver arretrato De Paul senza inserire un'altra punta. Poteva giocare con un centrocampo a rombo e mettere Teodorczyk di fianco a Lasagna, oppure un duo Pussetto Lasagna. Non gli perdonerò di aver lasciato fuori Behrami in partite decisive. Ora c'è Nicola che è uno che vuole stare dalla parte dei bottoni e per me fa bene. Lascio le critiche agli esteti e mi godo un'Udinese (per fortuna non ho visto la partita contro l'Atalanta) che si difende e lo fa con grinta. Se giochi con i nostri centrocampisti è impossibile fare possesso palla e lo abbiamo visto anche ieri sera. Devi per forza giocare in verticale e velocità. Ieri ho visto un pressing a volte alto: è un bene ma serve una condizione fisica che l'Udinese di Velazquez pare aver colpevolmente dimenticato. Ho visto la ricerca di possesso palla quando bisognava rifiatare e per far rallentare il gioco del'Inter. Ho visto finalmente un gioco in verticale veloce, per arrivare in zona d'attacco con tre passaggi.

COPERTA CORTA – E qua arriviamo! Il gioco in verticale presuppone di avere una punta che faccia gol. Ieri non c'era perché influenzata. Sta di fatto che abbiamo creato tre occasioni da gol limpidissime e i giocatori non hanno nemmeno centrato la porta. L'errore di Mandragora merita la squalifica molto più delle bestemmie con la Samp. Per inserire una punta senza rinunciare a Pussetto, cioè alla qualità e la velocità, bisogna togliere un altro giocatore. Per me, ma è una mia opinione, sarebbe giusto riportare la difesa a quattro nelle prossime tre partite e puntare di più sull'attacco, con De Paul e Pussetto a supportare Lasagna.

DESTRA VS SINISTRA – la nostra fascia sinistra ieri ha giocato egregiamente. D'Alessandro e Mandragora hanno tenuto benissimo ed hanno anche portato su palloni. La fascia destra è stata l'ennesimo gruviera. Di contro le azioni più importanti sono arrivate con cross dalla destra. Non mi metto a commentare quello o quell'altro giocatore, ma visto che sono molto convinto delle mie idee una cosa la dico bella e forte. D'Alessandro, giocatore che mi piaceva in B, ha fatto la differenza sui compagni arrivati dall'estero. In serie B, di giocatori come lui è pieno: italiani che sanno giocare al calcio, che sanno rispettare riferimenti tattici e vivono la partita con foga e determinazione. Ter Avest è l'unico terzino lento che abbia mai visto negli ultimi vent'anni. Per fare il terzino, mi insegnavano quando ero giovane, devi avere scatto e velocità, altrimenti ti fregano sempre.

MERCATO – è inutile guardare all'estero. Se volete fare una squadra decente dovete guardare in casa: Viviani alla Spal fa spesso panchina, in B ci sono Barberis e tanti altri giocatori che possono dare sostanza a una squadra che ne ha bisogno, possono far quadrare la mediana che è attualmente (cosa dicevo quest'estate?) il nostro punto debole. Ma so già che queste mie considerazioni verranno inascoltate. Bisogna far girare soldi, bisogna appoggiarsi alle società di procuratori estere. L'Udinese, il cuore di una Piccola Patria, viene dopo...