Quattro sconfitte consecutive, appena quattro punti conquistati nelle prime sei giornate e una squadra che continua a ripetere gli stessi errori. La sconfitta per 2-1 contro il Torino ha aggravato una situazione già delicata, alimentando interrogativi che fino a poche settimane fa sembravano lontani. Il tecnico tedesco non può più permettersi passi falsi e la sfida di domenica contro il Lecce rischia di trasformarsi in un crocevia fondamentale per il suo futuro.

A preoccupare non sono soltanto i risultati, per quanto già sufficientemente negativi. È soprattutto l’incapacità dell’Udinese di correggere i propri difetti. Le sconfitte contro Lazio, Inter, Cagliari e Torino hanno evidenziato problemi ricorrenti, a cominciare dalle disattenzioni difensive. Cambiano gli avversari, cambiano gli interpreti, ma il copione resta sostanzialmente lo stesso. L’errore di Okoye, che con un’uscita completamente sbagliata ha spalancato la porta a Kulenovic, è soltanto l’ultimo episodio di una serie che sta compromettendo pesantemente il cammino dei friulani.

Il problema è che l’Udinese sembra non imparare mai dalle proprie sconfitte. E quando una squadra continua a commettere gli stessi errori, la responsabilità non può essere ricondotta esclusivamente ai singoli giocatori. Diventa inevitabile interrogarsi anche sul lavoro dell’allenatore, sulla preparazione delle partite e sulla capacità di trasmettere sicurezza e organizzazione al gruppo.

È vero, gli infortuni hanno condizionato pesantemente questo inizio di campionato. Le assenze di elementi fondamentali come Davis e Zaniolo hanno privato Runjaic di soluzioni offensive importanti, mentre i problemi fisici nel reparto arretrato hanno tolto certezze a una difesa già in difficoltà. Ma proprio in queste situazioni ci si aspetta che un allenatore riesca a trovare alternative credibili, adattando il sistema di gioco alle caratteristiche dei calciatori disponibili.

Finora, invece, le risposte sono state insufficienti. A Torino Runjaic ha scelto di partire senza un vero centravanti, affidandosi a tre trequartisti. Una soluzione che avrebbe dovuto garantire mobilità e qualità tra le linee, ma che ha finito per rendere la manovra ancora più prevedibile. L’Udinese ha palleggiato molto, spesso in maniera orizzontale, senza riuscire ad attaccare la profondità e senza creare un numero adeguato di occasioni. È questo uno degli aspetti più preoccupanti dell’attuale momento bianconero: un gioco lento, poco incisivo e facilmente leggibile dagli avversari. Senza Davis a offrire un riferimento avanzato e senza Zaniolo a garantire imprevedibilità, la squadra sembra incapace di trovare strade alternative per rendersi pericolosa. Qualche iniziativa individuale di Ekkelenkamp o Chakvetadze non può bastare per sostenere un intero sistema offensivo.

Eppure la sosta per le nazionali avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità. Due settimane per recuperare energie, lavorare sugli automatismi e soprattutto correggere gli errori emersi nelle precedenti partite. La speranza era quella di ritrovare un’Udinese più organizzata e consapevole. A Torino, invece, si è vista una squadra che ha riproposto gli stessi limiti, come se il tempo trascorso non fosse servito a cambiare realmente qualcosa.

Anche per questo la società si aspettava molto di più. La famiglia Pozzo ha costruito una rosa che, pur con alcuni limiti evidenti, presenta qualità importanti e ha cercato di rafforzarla ulteriormente con un’operazione di grande prestigio come l’arrivo di Alaba. Un investimento tecnico e di esperienza che testimonia la volontà di alzare il livello della squadra, non certo di accontentarsi di un campionato trascorso a guardarsi alle spalle. Non è questa l’Udinese immaginata dalla proprietà alla vigilia della stagione. L’obiettivo era consolidare il percorso avviato con Runjaic e provare ad avvicinarsi progressivamente alle posizioni che contano, magari coltivando il sogno di inserirsi nella corsa europea. Ma con questo rendimento, con questa fragilità mentale e con un’identità di gioco così poco riconoscibile, parlare d’Europa rischia di diventare un esercizio puramente teorico.

La realtà, oggi, impone uno sguardo molto più prudente. Se non arriverà una svolta immediata, l’Udinese potrebbe ritrovarsi nuovamente coinvolta nella lotta per evitare le zone pericolose della classifica. Uno scenario che sarebbe difficile da accettare alla luce delle aspettative estive e della qualità di alcuni elementi presenti nell’organico. Ecco perché la partita contro il Lecce, in programma domenica alle 12.30 al Bluenergy Stadium, assume un peso enorme. In palio ci sono tre punti fondamentali, ma anche qualcosa di più: la credibilità del progetto tecnico e la fiducia nella possibilità di invertire la rotta.

Runjaic conserva i meriti di quanto costruito nelle precedenti stagioni e ha dimostrato di possedere qualità importanti. Ma il calcio vive di risultati e, soprattutto, di risposte. Dopo quattro sconfitte consecutive, la società ha il diritto di aspettarsi una reazione concreta, non soltanto dichiarazioni di fiducia e buoni propositi. Contro il Lecce il tecnico tedesco si gioca una parte importante del proprio futuro. Una vittoria potrebbe restituire ossigeno e serenità, permettendo di affrontare con maggiore fiducia le settimane successive. Un’altra sconfitta, invece, renderebbe inevitabile una riflessione profonda sulla guida tecnica. Anche un pareggio, dopo una serie così negativa, rischierebbe di non essere sufficiente a dissipare i dubbi.

Al momento non ci sono elementi per parlare di una decisione già presa dalla società, né di contatti concreti con eventuali sostituti. Ma se l’Udinese dovesse uscire senza punti anche dalla sfida contro il Lecce, il tema della successione in panchina diventerebbe inevitabilmente d’attualità. Perché gli infortuni possono spiegare le difficoltà, ma non giustificare tutto. E perché questa Udinese, pur con i suoi limiti, ha certamente le risorse per fare meglio di così. Adesso tocca a Runjaic dimostrarlo. Prima che sia troppo tardi.

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 13 ottobre 2026 alle 06:05
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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Stefano Pontoni
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Friulano, giornalista e direttore di Tuttoudinese.it. Vive lo sport tra stadio, trasferte e tastiera, raccontando ogni giorno il mondo bianconero tra cronaca, approfondimenti e passione. Sempre alla ricerca della notizia, senza mai perdere il legame con la gente e il territorio.