Riprendere ma non ad ogni costo: perché tornare in campo vuol dire giocarsi la salvezza in un finale anomalo

02.04.2020 11:25 di Stefano Pontoni Twitter:    Vedi letture
Riprendere ma non ad ogni costo: perché tornare in campo vuol dire giocarsi la salvezza in un finale anomalo

La UEFA ieri ha dato un impulso di speranza per la ripartenza della Serie A, rinviando gli appuntamenti delle Nazionali previsti per il mese di giugno e confermando che la priorità va ai campionati, con le coppe che verranno disputate solo in un secondo momento, anche ad agosto se fosse necessario. Gli allenamenti potrebbero riprendere il 14 aprile, o al massimo dopo altre due settimane, con l'obiettivo successivo di tornare in campo verso la fine di maggio, con la prima data ipotizzabile fissata per il 20. 

Riprendere il campionato ma non ad ogni costo - È questa, in sintesi, la posizione anche dell'Udinese in merito alla discussione su cosa fare della stagione 2019-2020. I bianconeri, che da un paio di settimane a questa parte si stanno allenando a casa, sarebbero disposti a tornare in campo qualora ci fosse l'ok da parte del Governo e qualora venissero rispettate le condizioni di sicurezza. Nell'assemblea di Lega che si terrà domani l'Udinese, rappresentata dal vice presidente Campoccia, si potrebbe quindi schierare tra i club favorevoli alla ripresa.

La salvezza tornerebbe in bilico - Ricominciare, però, potrebbe essere un rischio soprattutto dal punto di vista sportivo. La posta in palio è altissima, i bianconeri, senza allenamento nelle gambe da oltre un mese, andrebbero a giocarsi la salvezza. 12 giornate da qui alla fine, con la classifica che dice sono soltanto 3 i punti dal terz'ultimo posto e un di fronte un calendario veramente ostico. In un finale anomalo tutto può succedere, anche di finire giù ed è per questo che l'Udinese potrebbe anche aderire al fronte di chi vorrebbe chiudere qui il campionato.

In ballo parecchi milioni - Economicamente, invece, all'Udinese converrebbe giocare. Sarebbero, infatti, più alti gli introiti provenienti dai diritti tv e dagli sponsor rispetto al risparmio derivante dal taglio degli stipendi. Una spinta a tornare, in termini di milioni, non da poco