Protagonista della quarta puntata del format Champions of Made in Italy promosso dalla Lega Serie A, Keinan Davis ha parlato a tutto tondo della sua esperienza in Italia e all'Udinese. Questa l'intervista integrale dopo l'estratto di ieri: "La pazienza è fondamentale nella vita. Bisogna aspettare l'occasione giusta, che si tratti di lavoro, di famiglia o di te stesso. La pazienza va a beneficio di chiunque. Mi chiamo Keinan Davis. Sono nato a Stevenage in Inghilterra. Gioco nell'Udinese e sono un attaccante. Mi piace stare in avanti, giocare con molto ritmo. La Serie A è un campionato molto importante, per me è il secondo miglior campionato al mondo. Ho deciso di unirmi all'Udinese nel 2023, ho visto il posto, lo stadio, conoscevo un paio di giocatori che giocavano qui e mi hanno detto solo cose positive. E' un'ottima vetrina e un'ottima opportunità per giocare contro le squadre migliori, ho pensato che fosse la scelta migliore. Il calcio è tutto per me, fin da quando ho imparato a camminare giocavo a pallone con i miei cugini. Da qual giorno in poi fino ad ora è stato semplicemente tutto ciò che so. La sorella di mia madre aveva cinque figli maschi, stavo con loro molto tempo, avevano qualche anno in più di me. Giocando con ragazzi più grandi per strada sono migliorato.
L'arrivo a Udine:
"Non ero mai stato qui, è la prima volta che vengo in Italia, sono venuto qui per giocare con l'Udinese. Ma ovviamente conoscevo la Serie A. A metà degli anni 200 squadre come Milan e Inter erano al top, ho visto il MIlan di Kakà, uno dei miei giocatori preferiti. Ho seguito Di Natale, che era il simbolo dell'Udinese, c'erano grandi giocatori come lui e Alexis Sanchez. Quindi ovviamente fin da piccolo conscevo e seguivo la Serie A. Non avrei mai immaginato tutto questo. Anche quando ero più giovane e volevo diventare calciatore pensavo sempre all'Inghilterra. Quando cresci impari che non sempre si riesce a restare in Inghilterra e che potresti giocare anche altrove. Ma fino ai 24 anni immaginavo il mio futuro in Inghilterra, non pensavo di arrivare in Serie A e di giocare per l'Udinese, non era quello che mi aspettavo, ma mi piace molto. E' molto diverso rispetto a quello a cui sono abituato. Il Friuli è famoso per le distillerie e questo richiede molta pazienza, vale anche per i giocatori, serve pazienza per migliorare.
Guardando i giocatori italiani del club ti accorgi che si assomigliano tutti pur essendo diversi tra loro. Te ne accorgi da quello che mangiano e la musica che ascoltano. Si capisce che l'espressione Made in Italy si può usare benissimo per descriverli, è bello scoprire una cultura così diversa, è un piacere vederla".
Il suo ambientamento in Italia:
"Nella vita di un calciatore si cambia squadra, quindi si cambiano città e paesi. E' un privilegio trovarsi in un posto come l'Italia, il cambiamento di stile di vita è stato piacevole per me, quindi sono contento che la mia carriera abbia preso questa piega. Qui è esattamente come ci si immagina l'Italia, la gente è amichevole, ci sono edifici d'epoca, molto eleganti, quando sono in centro con la famiglia facciamo lunghe passeggiate, guardiamo le vetrine. Quando sono arrivato qui la prima volta il clima ea splendido, il cibo era ottimo e c'erano bambini che giocavano a calcio all'aperto, questo ha reso la mia scelta più facile, è un posto dove vorresti veder crescere i tuoi figli. Come potete vedere dall'energia delle persone in questo momento, è un bel posto dove stare, mi hanno tutti fatto sentire il benvenuto fin dal primo giorno, sono stati tutti molto accoglienti".
I miei amici vengono a trovarmi, anche mia madre, a lei la città piace molto, ha quel sapore antico, le piace sempre venire qui e anche ai miei amici. Restano colpiti dalla passione di questa gente per il calcio. La cosa importante è che qui ad Udine mi sono ambientato rapidamente, questo mi ha aiutato a rendere fin da subito in campo. Anche la mia famiglia è importante, sapere che mia figlia frequenta una buona scuola o che la mia compagna si trova bene in città, è una cosa positiva che mi fa stare ancora più granquillo. L'Inghilterra non mi manca troppo, no.
L'esperienza all'Udinese:
"Quando abbiamo giocato contro l'Inter a inizio stagione, San Siro è uno stadio storico, giocare lì e vincere non è una cosa comune per l'Udinese, quella partita è sicuramente stata una delle migliori della stagione, questo è certo. Sì mi sento come se fossi all'apice della mia carriera adesso, ora a 28 anni sono migliorato molto. Spero però che non sia il mio limite massimo e voglio crescere ancora. Per numeri e prestazioni è l'apice della mia carriera ma voglio migliorare ulteriormente, fino alla fine della mia carriera".
"Vorrei essere ricordato come uno che ha sempre dato tutto lottando per la maglia. Non solo in campo, quando sono fuori dal campo accetto sempre foto e cerco di essere gentile, voglio ricambiare l'affetto di chi mi sostiene, è la cosa più importante. Ai tifosi dico solo di ricordarsi che do sempre il massimo e che voglio essere ricordato come un giocatore che ha onorato la maglia aiutando i tifosi a godersi ogni momento".
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