Sono passati trent'anni dalla presentazione di Marcio Amoroso in Piazza San Giacomo a Udine, sotto l'occhio vigile di Zico. Ed è proprio a Udine che Marcio è tornato per festeggiare il suo 52esimo compleanno domani e il suo trentesimo anniversario di matrimonio la settimana dopo, celebrato proprio qualche giorno prima la sua presentazione.

Per l'occasione, ha ricordato la sua esperienza in Friuli in un intervista al Messaggero Veneto, affermando che è tornato qua per festeggiare dove tutto è cominciato e soprattutto che: "Per tanti la vacanza da sogno sono le Maldive, per me è il Friuli. Qui ho gli amici, si mangia e si beve bene, ci sono sia la montagna che il mare". 

Trent'anni fa preparava la valigia per l'Italia, dentro una sola cosa essenziale: "Un sogno: quello di dimostrare di essere tornato il giocatore prima dell'infortunio. Sarei dovuto andare al Barcellona, poi mi feci male al ginocchio e presero Ronaldo".

Prima di partire, il matrimonio: "Nella prima esperienza lontano dal Brasile ero andato solo in Giappone, con Rachele ero fidanzato da due anni e il matrimonio era stato fissato per dicembre: abbiamo solo anticipato di qualche mese".

"Arrivai a Ronchi con un volo da Milano. A prenderci c'era Toffolini, gran persona Lorenzo. Prima tappa Là di Moret dove io e mia moglie abbiamo vissuto tre mesi. Quando ero in ritiro ad Arta la famiglia Marini fece di tutto per coccolare mia moglie". 

Un ritiro in Carnia che sorprese un po' il brasiliano, un po' perché c'era poca gente e un po' per la fatica: " In Brasile non si faceva la preparazione. Dopo due giorni avevo dolori alle gambe e a fine allenamento mi immergevo nelle acque gelide del But".

Poi una piccola rivelazione: "Durante le vacanze stavo fermo al massimo quindici giorni, poi mi allenavo e giocavo partite di beneficenza. Questo mi permetteva di entrare in forma subito. Capito perché al Trofeo Moretti i difensori di Juve e Inter faticavano a starmi dietro?"

Il giorno della sua presentazione al popolo bianconero, c'era Zico presente: "È un gesto che lui non ha fatto né prima né dopo. Fu una bella responsabilità".

Il primo periodo non è stato tra i più semplici, ma ha avuto dei bravi compagni pronti a sostenerlo: "Hanno sempre avuto tutti parole di incoraggiamento. I più esperti come Desideri e Stroppa, ma anche Rossitto e Poggi. Paolo in allenamento si rendeva conto che avevo delle qualità. L'ho sempre considerato il compagno di squadra ideale: avrei voluto portarmelo dietro in tutte le squadre per la sua grande intelligenza calcistica".

U destino, quello a Udine, deciso da una doppietta alla Fiorentina: "Avevo trovato l'accordo con il Valencia. Gino mi avrebbe ceduto in prestito a gennaio, poi per fortuna la storia è cambiata".

Una presenza importante nei suoi primi mesi in Italia è stata quella dei tifosi di Orsaria: "Mi portavano sempre fuori di nascosto per farmi conoscere la mentalità della gente friulana. Io stavo bene in mezzo ai tifosi, dovevo solo trovare la chiave per entrare in sintonia con la squadra". 

"Nell'armadietto dello spogliatoio avevo un articolo che parlava di 'un oggetto misterioso portato da Zico'. Durante l'intervallo della gara con la Fiorentina, quando avevo già fatto doppietta, lo stracciai e lo buttai nel cestino e mi dissi: 'Zico non sbaglia mai'". 

Infine, l'Udinese migliore d sempre con i giocatori che ha visto all'opera: "4-2-3-1: Handanovic in porta, difesa con Helveg, Bertotto, Calori e Jankulovski; in mediana Giannichedda e Walem, Poggi, Zico e Amoroso dietro a Di Natale. Questa squadra oggi vincerebbe lo scudetto". 

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Sezione: Gli ex / Data: Sab 04 luglio 2026 alle 10:12
Autore: Stefania Demasi
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