Uno dei protagonisti della storica Udinese di fine anni '90 si racconta sulle pagine del Messaggero Veneto: è Giuliano Giannichedda, arrivato in bianconero ormai 31 anni fa. "Ricordo bene quando scoprì che l'Udinese era interessata a me. Vennero a vedermi in un Ischia-Sora. Lo seppi solo a fine partita. Io ero promesso sposo del Genoa, poi a fine stagione don Mario mi accompagnò a Milano allo stand dell’Udinese. Il prete del paese faceva le trattative assieme al direttore sportivo Antonio Frasca. Scene di un altro calcio".

Un passaggio il suo dalla Serie C alla Serie A nel giro di un'estate, ma l'impatto fu buono: "La mia fortuna - spiega l'ex centrocampista - fu quella di arrivare in un ambiente sano e perfetto per crescere come quello friulano dove c’è la cultura del lavoro. Facile lì tenere i piedi per terra".

La massima serie non è cosa da poco: "Lo capii alla prima giornata con il Cagliari, l’arrivo allo stadio, l’esordio anche se per pochi minuti in campo. In questi casi bisogna sempre considerare il punto di partenza: io venivo da un paesino di 3 mila abitanti, Castrocielo, e sono andato a giocare in A a 700 chilometri da casa. Oggi è normale, allora un po’ meno. La prima differenza che ho notato è stata la fisicità, ma anche la velocità della palla. La mia bravura fu quella di adattarmi in fretta".

A Udine trovò Alberto Zaccheroni, che seppe valorizzare molti giocatori, anche se spesso vengono maggiormente ricordati gli attaccanti: "Un maestro. Prima dell’allenamento parlava molto con i giovani. Persona pacata e di grande spessore, gli devo molto. L’equilibrio te lo dà il centrocampo. Poi è chiaro che se non hai Poggi, Bierhoff e Amoroso che segnano le partite non le vinci".

"Ricordo i boati del pubblico quando rubavo il pallone agli avversari - continua GiannicheddaDel resto quello era il mio lavoro. La gente si esaltava perché riconosceva l’impegno. Nella mia testa la volontà era quella di non perdere neanche un contrasto".

Non solo Udinese nella carriera di Giannichedda, ma anche big come Lazio e Juventus, in un percorso che forse senza il bianconero friulano non sarebbe decollato: "A Roma mi sono consacrato, ma quanto fatto all’Udinese è stato qualcosa di magico. Fa ancora più impressione dirlo oggi, ma siamo arrivati terzi quando c’erano le sette sorelle. C’era un’unità di intenti unica tra società, squadra, tifosi e anche voi giornalisti".

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Sezione: Gli ex / Data: Lun 29 giugno 2026 alle 09:39
Francesco Maras / Twitter: @francescomaras
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Francesco  Maras
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Appassionato fin da piccolo di sport e comunicazione, collabora con Tuttoudinese.it seguendo soprattutto il basket. Tra articoli, interviste e contenuti multimediali, racconta le storie e i protagonisti dello sport del territorio, convinto che dietro ogni partita ci sia sempre qualcosa di più del risultato finale.