Chiusa con il minimo dei danni (oltre alla sconfitta sul campo) riguardo Allan Ray la trasferta rosetana, l’A.P.U. torna sul campo amico dove domenica, alle 18, si alzerà la palla a due contro la Pallacanestro Teate Chieti di mister “Cedro” Galli.

È una società entusiasta, quella abruzzese delle furie biancorosse condotte in società dall’altrettanto effervescente presidente Giovanni Di Cosmo: l’impresario teatino ha, infatti, allestito una formazione che offre un mix di esperienza e gioventù.

Ai poco più che ventenni Matteo Piccoli e Dario Zucca, rispettivamente “3” e “4”, coach Massimo Galli può schierare la grande solidità sotto le plance del bucaniere italoamericano Chris Mortellaro, trentaquattrenne virgulto della Drury University di Springfield, Missouri e un’infinita militanza in Italia, Spagna e Francia; assieme a lui Marco Allegretti, cento gare con Varese a inizio anni 2000 alcune delle quali proprio nella breve parentesi di Cedro come allenatore dei Roosters biancorossi. In regìa i vari Piazza, Antonicelli, Antenucci; Piccoli e il campano Gigi Sergio, ex Juvecaserta, a giostrare dal perimetro.

La coppia americana rimpolpa proprio il gioco esterno: con la casacca 34 si schiererà il bianco Cade Davis, ventottenne di 1.96m rappresentato dalla cremonese Two Points. La guardia tiratrice di Amarillo, Texas, dopo l’uscita dall’univerità di Oklahoma non ha avuto alcuna richiesta di eleggibilità NBA, ripiegando per un’onesta carriera sviluppatasi fra tre stagioni in Macedonia, una in Grecia con il Kifissia e l’ultima al Karhu, franchigia finnica. Quella italiana pare la più importante, forse l’ultima occasione della carriera del prode Cade, il cui percorso assomiglia terribilmente a quello dell’amico Tyler.

Lo zero sulla schiena sarà ad appannaggio di Trae Golden, venticinquenne di 188cm uscito dalla prestigiosa fucina di Georgia Tech (ma i primi tre anni universitari trascorsi con la maglia dei Volunteers di Knoxville, Tennessee). Non è un gran tiratore: nelle quattro stagioni in NCAA ha totalizzato una media di 7.98 punti a gara, con una percentuale totale inferiore al 40%. Si è reso eleggibile nel 2014, ma non è riuscito ad entrare in alcun camp di selezione accasandosi prima in Finlandia, ed in seguito a Cipro dove Chieti lo ha scovato.

Messa in questo modo sembrerebbe una formalità: non è così. La Proger viene dalla gara, persa, contro la Dinamica di Alberto Martelossi solo dopo un supplementare, in particolare per la poca precisione ai tiri dalla lunetta; è formazione di carattere, che ad oggi si apparecchia a pari punti con Udine e la corazzata Tezenis Verona. Quel che mi rende piuttosto inquieto sono i periodi nei quali Udine dimentica i propri fondamentali: difesa al sangue, velocità di circolazione della palla, commettendo inoltre esiziali errori in transizione che, alla lunga, hanno condotto a due delle tre sconfitte (la prima avvenne a roster largamente incompleto). Al netto degli ultimi quaranta secondi di domenica passata, infatti, Udine nel terzo quarto ha subìto una “lisciata di penne” decisiva, in cui sì Adam Smith ha trovato una grazia divina nel tiro (e come lui insospettabili protagonisti come Valerio Amoroso, Casagrande, Mei); ma la GSA ha purtroppo mostrato black-out in attacco e difesa rilassata che hanno portato ai quattordici punti di distacco, recuperati con la grinta e la classe vista negli ultimi dieci minuti di gioco (9’20’’, per la precisione...).

Coach Lino deve avere di più da tutti i suoi elementi: se infatti Okoye a Roseto ha giocato con un tendine in disordine (e mancava Pinton), l’A.P.U. non può prescindere dalla regìa di Traini (mi hanno confermato problemi ambientali per lui, per altro ottimo è stato Vito Nobile), dai tiri di Trickbox e soprattutto dalla solidità di Castelli. Joel Zacchetti ha disputato una gara straordinaria, ma Supergino ancora una volta mi ha lasciato perplesso, giocando pochi minuti e non di grandissima qualità.

Allan Ray infine dimostra di non essere ancora al 100% ma mette 31 pezzi... Di lui non discuto nemmeno le mani sui fianchi e lo sguardo annojato, un panda da tutelare, un tiro ed un carattere che mi rimanda a trent’anni fa quando a Udine comandava un baffuto bosniaco di Mostar.

Si parte per Londra, domani; si rientra in tempo utile per baciare sulla guancia la famiglia e continuare verso il PalaLongobardi. Per una gara da vincere o vincere.

 

Sezione: Focus / Data: Dom 06 novembre 2016 alle 10:30
Autore: Franco Canciani
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