Non è solo una frase. È la sintesi perfetta del percorso umano e sportivo dell’Apu Old Wild West Udine, oggi finalmente tornata in Serie A. “Noi veniamo dai peggiori bar di Cussignacco” è molto più che uno slogan: è la bandiera di chi ce l’ha fatta partendo da zero, una dichiarazione di appartenenza, di orgoglio e di autenticità.
Il claim nasce da una dichiarazione del presidente Alessandro Pedone, pronunciata tra le lacrime e con il cuore in gola dopo la promozione. Le sue parole hanno colpito tutti per la loro verità e potenza evocativa: "Non abbiamo mai comprato un diritto. Noi nasciamo dai peggiori bar di Cussignacco". Una frase che ha subito fatto breccia, diventando virale, stampata su maglie e striscioni.
Ma da dove viene davvero questa espressione? La frase richiama volutamente un celebre spot televisivo dei primi anni 2000 del rum Pampero, in cui la voce narrante raccontava: “Il più bevuto nei peggiori bar di Caracas”. L’atmosfera era quella di un locale fumoso e fuori dal tempo, con personaggi di ogni tipo, un televisore a tubo catodico preso a schiaffi per funzionare, e un senso di autenticità quasi romantica. Lo spot era un inno alla vita vera, a quella genuinità scomoda ma autentica che non ha bisogno di lustrini per brillare.
Pedone ha fatto sua quella suggestione, adattandola al contesto friulano, per raccontare in modo diretto e senza filtri l’essenza dell’Apu: una squadra nata in un quartiere, cresciuta tra palestre scolastiche e trasferte infinite, forgiata nel sacrificio e nel silenzioso lavoro quotidiano. Ecco cosa significa “venire dai peggiori bar di Cussignacco”: aver costruito tutto dal basso, con dignità e senza compromessi.
Quel percorso ha un punto di partenza: la palestra della scuola Zardini di Cussignacco, dove l’Apu muoveva i suoi primi passi nella stagione 2009-2010. Lì, in uno spazio che Pedone stesso ha ricordato “non essere cambiato molto da allora”, si allenavano e giocavano con umiltà e cuore, con un pubblico già caldo e fedele, che oggi continua a seguire la squadra al PalaCarnera.
Il ritorno del presidente in quella palestra, a promozione ottenuta, non è stato un gesto nostalgico, ma una dichiarazione d’amore alle origini, a quel luogo dove è nato tutto. Un modo per dire: non ci siamo mai dimenticati da dove veniamo.
La storia dell’Apu è una delle più belle favole dello sport friulano degli ultimi anni. Dai campionati minori – Promozione, D, C1, C2 – fino alla Serie B, poi l’A2 e finalmente la promozione in A nel 2024-2025. Un traguardo raggiunto senza scorciatoie, senza acquistare titoli, ma con la pazienza di chi sa che ogni passo conta.
Oggi Udine guarda al futuro, pronta ad affrontare le grandi piazze del basket italiano ma senza dimenticare l’anima di quel claim. Perché “venire dai peggiori bar di Cussignacco” significa non snaturarsi mai, ricordarsi che ogni gloria è frutto di sacrifici, di mani callose, di palestre gelide e di sogni custoditi con tenacia. È questa identità, radicata e autentica, che rende l’Apu diversa. E che ha reso la promozione in Serie A così speciale. Non solo per la città. Ma per tutta una comunità che si è sempre riconosciuta in una squadra partita dal basso e arrivata nell’Olimpo della pallacanestro.
“Noi veniamo dai peggiori bar di Cussignacco.” Ed è proprio per questo che siamo arrivati così in alto.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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