Volere è potere, mai come ieri è stato veritiero questo detto. La bella e netta vittoria a Benevento (quattro i gol segnati, non accadeva dal 2017) può infatti dirsi l’emblema dell’intera stagione bianconera, frutto di alti e bassi proprio a causa della volontà ora presente ora mancante. All’inizio del primo tempo registriamo la “volontà presente”: De Paul, rientrante dalla squalifica con la voglia di spaccare il mondo, indirizza subito il match mandando in rete Molina e Arslan, ma sin da subito si capisce che l’intera squadra è entrata in campo con il piglio giusto. Subito dopo i bianconeri si fanno male da soli, e qui arriva la “volontà mancante”: pensando che la partita sia ormai a senso unico (ciò che non era, visto che i campani erano più volte andati vicini al pareggio) Arslan si concede una leggerezza regalando, in complicità con Musso, il quarto rigore consecutivo. Si va all’intervallo sul due a uno. Si riparte ed è di nuovo “volontà presente”: ancora De Paul, che non segna ma fa segnare, manda in rete Larsen per il tre a uno. Poi ancora mancante: il Benevento comincia a vedersela brutta e impegna più volte porta e difesa bianconera, arrivando però al gol solo quando ormai il match è indirizzato dalla precedente rete di Braaf, sprazzo di volontà presente nei minuti che vedono anche Pereyra colpire il palo.

La vittoria è netta e meritata e su questo non ci piove. È però, per così dire, il riassunto di questa stagione ormai quasi conclusa. Quante volte abbiamo sottolineato di essere la squadra che all’andata ha perso contro Benevento e Spezia e pareggiato con il Crotone ma vinto contro la Lazio e pareggiato contro Atalanta e Inter? E al ritorno, aspettando gli ultimi big match, pareggiato contro il Milan e perso contro Cagliari e Torino? Quante volte abbiamo definito questa squadra come “quelli che si accontentano”? Raggiunto un consistente margine (allora 11 punti, oggi 8) sulla terzultima e a sette punti dalla fatidica quota 40, anziché puntare in alto sono arrivate quattro sconfitte in cinque partite, tra cui le ultime due di cui sopra. Stessa cosa all’andata, quando dopo tre vittorie consecutive (Genoa, Lazio, Torino) non si vinse più per nove partite, raggiungendo forse il punto più basso della stagione. Insomma, volontà presente e volontà mancante si alternano a discapito della continuità, che rende grandi le grandi e che a Udine manca ormai da anni.

Io sarei favorevole a una conferma di Gotti, essendo del resto anche questo un segnale di continuità, ma non posso esimermi dal fargli almeno un rimprovero, ossia quello di stimolare maggiormente la volontà di questa squadra che, quando è in giornata, dimostra di saper giocare bene a calcio e vincere in scioltezza. Altrimenti saremo sempre quelli che, nonostante il potenziale a disposizione, si accontentano di una salvezza tranquilla nella parte destra della classifica.

Sezione: Primo Piano / Data: Lun 26 aprile 2021 alle 12:35
Autore: Alessandro Poli
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