Apu, si respira un’aria nuova

28.08.2019 22:27 di Franco Canciani   Vedi letture
Apu, si respira un’aria nuova

Terzo ‘media day’ A.P.U. cui partecipo, e aria decisamente nuova. 

Se alla prima occasione fu bello conoscere nel dettaglio Mortellaro, Pellegrino, Dykes, Tommy, Benevelli (Raìn Veideman sarebbe arrivato il sabato successivo); se l’anno successivo avrei avuto (evidentemente sbagliando) l’impressione di trovarmi di fronte ad una squadra eccellente (erano grandi uomini, non sono mai diventati grande squadra) quest’anno esco con la sensazione di una squadra ‘fluida’, come l’ho definita nel dialogo finale con Micalich e Ramagli.

Fluida perché ci sono tanti giocatori che possono essere impiegati in ruoli diversi, offrendo al coach tantissime variazioni sul tema per scompaginare i piani avversari. Fluida perché il giusto mix fra gioventù ed esperienza sembra portare ad un entusiasmo ancora moderato, ma convinzione inalterata. Fluida perché alla continuità col passato (Capitan Riki, Penna, il cavallo di rientro Vito Nobile) sono stati affiancati giocatori giovani e di prospettiva (Zilli, Jerkovic), giovani-rodati in rampa di lancio (Amato, Fabi) e l’esperienza del Cigno di Colloredo, vero mattatore della giornata. Proprio Antonutti, assieme a Vito e Jack, conferisce alla squadra di quest’anno una friulanità che può, deve diventare un traino per questa piazza assieme ad oltre 2500 commoventi abbonati, sintomo di un legame che si rinnova e rinsalda di anno in anno.

E gli americani? Coach Ale Ramagli ha ‘convinto’ (ma lui preferisce, giustamente, parlare di concerto fra area tecnica e dirigenti) Davide Micalich a firmare un centro americano. Molti nutrono dubbi su Gerald Beverly, alimentati da qualche voce di troppo proveniente da Brescia. Io preferisco andare alla base: ho parlato con amici a Cleveland cui ho chiesto di Beverly e del periodo passato in D-League a Canton. Mi rispondono che per poco non ha spuntato un ‘two-ways’ con i Cavs di LeBron. A me ha impressionato, detto di un fisico ‘bestiale’, la serenità negli occhi del ragazzo di Rochester, NY e la convinzione di essere utile ingranaggio nei meccanismi di Ramagli. Appare fisicamente opposto a Zilli, col quale è ovviamente alternativa in campo o, come confermato dal coach, giocarci assieme spostandosi da ‘4 tattico’ rendendo difficile la vita al diretto avversario, che di certo gli renderebbe qualcosa in termini fisici.

Cromer invece è il tipico ‘pupillo’ di università del sud: proviene da ETSU, come Winfred King, e ha negli occhi la gioia di aver fatto della propria passione un lavoro. È qui, ci ha raccontato, perché non sopportava l’irenica abitudine alla sconfitta delle franchigie precedenti, diametralmente opposta alla fame di vittoria che ogni allenatore NCAA inculca a forza nelle teste dei propri giocatori, dal primo senior all’ultimo rookie.

Lo sappiamo: Verona è una corazzata destinata a vincerle tutte. Lo sappiamo. Ma Udine ha tutte le carte in regola per competere, cercare di vincerle tutte e provare a perderne poche. La verità è che i proclami sono inutili, e a nostro (parlo a titolo personale) carico parla la stagione passata. Quando però diciamo che in questo roster ogni giocatore teoricamente titolare ha il proprio ‘pari’ in panca, pronto a rilevarlo o fare la giocata giusta quando chiamato in causa, sappiamo di affermare la verità.

Il ritiro è iniziato da poco, ma si è respirata, lo ripetiamo, aria nuova. Grande rispetto per i ruoli, grande serenità, la giusta combinazione di serietà e simpatia reciproca fra i giocatori e con i tecnici. Tra i quali quest’anno figura anche Andrea Bonacina, reduce da una sfortunata ma non del tutto negativa esperienza a Ferrara come head coach. lo incontrai l’anno passato, gli confessai che in campo aveva messo qualche bello schema di gioco, decisamente innovativo; rimanemmo a parlare di basket, la nostra passione, fino a quando gli addetti stampa ci cacciarono. Spero possa portare il suo contributo in termini di solidità, di idee alla causa biancanera: e di certo da coach Ramagli imparerà.

Il coach: è livornese, e lo si percepisce ben aldilà dell’accento marcato ma non troppo. Pane al pane, vino al vino: nel rispetto dei ruoli, senza timidezze. Una persona intelligente, competente, franca. Sarà un piacere essere cazziati da lui, pratica che ormai sentiamo nostra quando in sala stampa poniamo delle domande evidentemente sciocche.

Una giornata positiva. La sensazione di potere fare bene. L’appuntamento a 48 ore più tardi quando, alla BH Cup di Lignano, si affronterà la formazione campione nazionale.

Non ci aspettiamo di vedere cose eclatanti; ci piacerebbe però assistere alla nascita di una squadra.

Cosa che, peraltro, è l’unica che conta.

Buon lavoro, Alessandro: a te ed ai tuoi giocatori.