Inizio dal contorno: e pongo una domanda.
Ho letto con attenzione la normativa che riguarda l’introduzione di striscioni, vessilli e materiale di supporto all’interno dell’impianto; c’è bisogno dell’assenso della Questura assieme a quello della società.
Non entro nel merito del giudizio sulla contestazione silenziosa (tranne il dopogara), ho già detto quel che pensavo; complimenti in ogni caso alla curva nord per aver rispettato le intenzioni fino alla fine.
Voglio solo chiedermi per quale ragione uno striscione innocuo, recitante ‘un silenzio vale più di mille parole’ non sia stato autorizzato, e quale organo lo abbia deciso. Di cosa si ha paura? Non vale anche nel calcio l’orgoglio (spesso friulano) della testa alta che si mantiene quando si sa di aver fatto il proprio dovere, fino in fondo: ed applicato al calcio, di aver fatto un mercato corretto ed un’oculata riparazione gennarina?
Allora perché censurare uno striscione, per quanto (lo comprendo) sgradito ma non offensivo né lesivo di dignità razziale o territoriale?
Non giudico nessuno, pongo una semplice domanda, tutto qui. Non giudico nessuno, neanche chi in televisione, dallo stadio Friuli (sono vecchio e lo chiamo come avrebbe fatto mio nonno) ha taciuto del silenzio della curva, menzionandolo solo per stigmatizzarlo velatamente. Ognuno è responsabile della propria coscienza, della propria autonomia di giudizio. Fine.
Mi sono chiesto, al netto della vittoria del Bologna; del pari di S.P.A.L., Chievo ed Empoli; delle sconfitte di Cagliari e Frosinone, se considerare il punto buono o cattivo.
Mettiamola così: giocando dietro una solida barricata e sbagliando due contropiedi in superiorità numerica, non ci si può attendere di battere un’avversaria tecnicamente superiore, che non ha esitato, una volta andata sotto nel punteggio, a schierarsi con un 4-2-4 senza appello; con tutto ciò, senza il colpo della domenica di Fernandes probabilmente Nicola avrebbe portato a casa pure questo.
C’è chi dice, incensando il tecnico piemontese, che ‘coi pareggi ci si salva’.
Sapete della stima che nutro verso Davide (dai tempi di Crotone, mi ripeto): ma con le poste divise, amici miei, si retrocede. Lo dice la matematica, non io.
L’Udinese pratica l’anticalcio: Mandragora e Behrami rischiano il rosso ogni domenica a forza di mazzate (le due squadre ringrazino Orsato: con un direttore di gara diverso e più fiscale, si finiva nove contro nove dati anche i ripetuti falli di Milenkovic e il piede a martello di Laurini); il centrocampo è un punto interrogativo, con De Paul diviso fra un’andata da protagonista sotto don Julio ed un futuro (auguri, amico mio) a tinte nerazzurre, ma di questi tempi modesto e presuntuoso (si può dire senza commettere il reato di lesa maestà?); con Seko rimasto addirittura all’infortunio contro la Juve due anni fa, mai recuperato del tutto (o forse sono io che lo sopravvaluto?); il suddetto ammucchiatore di fascine svizzero, e lo juventino in gita che fa di tutto per smentirmi quando lo definisco ‘invisibilmente utile’.
Preghiamo la divina Eupalla che mantenga Ekong, Nuytinck ed un DeMaio non negativo in tale forma; il nigeriano di Haarlem, ad esempio, è uno dei difensori più sottovalutati della categoria. Accanto a loro Stryger continua nella sua parabola di crescita, e D’Alessandro, unico acquisto di Pradé, ignorato da Velàzquez ed ora ormai intoccabile. Com’è, come non è i temutissimi frombolieri viola hanno girato al largo e non solo per demerito proprio.
La domanda è quindi sempre la stessa: Nicola sta facendo il massimo con una rosa penosa, o forse ci dovremmo aspettare di più?
Io so solo una cosa: il Frosinone (non la Juventus) gioca sempre con due punte di ruolo; il Bologna (non la Juventus) gioca sempre con due punte di ruolo; il Cagliari di stasera, per i 10’ nei quali ha tenuto il fisico a Théréau, di punte ne aveva tre e prima Joao Pedro-Pavoletti; lo stesso il Parma che va allo Stadium con tre punte vere.
L’Udinese no: ad andar bene una punta e una mezzapunta, spesso (in casa…) due mezzepunte fra cui una in recessione di qualità e forma. Davvero? Davvero questa squadra non può sopportare, che so, un 4-3-3 magari finto, con Okaka, Lasagna e Pussetto davanti e Stryger abbassato sulla linea della difesa? Sempre obbligatorio giocare a cinque dietro, fare densità, pensando a menare e spararla lontana?
Dicono ‘giochiamo all’italiana, alla Rocco’. Ma voi, che lo dite e avete magari dalla Vostra il vantaggio dell’età, sapete come giocava il Padova del Paròn?
Io sì. Non c’ero, ma mi sono informato. Vero: dietro aveva inventato libero tale Blason il quale, a detta di Rocco, ‘se non la sparava a cento metri, cinquanta in alto e cinquanta in lungo, si prendeva urla’; e a fianco Scagnellato o Pison, autentici martelli.
Ma davanti il signor Rocco schierava contemporaneamente Kurt Hamrin, Humberto Rosa e il centravanti Brighenti, grande e grosso, che ne raccoglieva le invenzioni.
Era un’interpretazione fantasiosa ed italiana del verrou svizzero. Verrou in francese significa catenaccio. Et voilà: ma di reti quel Padova (ed il Milan seguente) ne segnava a caterve.
Quindi smettiamola di dire che quello che vediamo messo in mostra dall’Udinese sia calcio difensivista: è una barricata senza remissione; niente possesso palla, solo interruzione (con le buone o le cattive) delle azioni avversarie.
Non si può fare altrimenti? Prendo atto. Da Guidolin in poi, in panca come in campo solo lunghissimi passi indietro. Non si può fare altrimenti per salvarsi? Okay, avete vinto. Evidentemente lo scopo si è spostato dal divertirsi alla domenica pomeriggio, sacrificando la famiglia per il calcio, al mantenere la categoria con ogni mezzo: anche questa roba. A proposito: vedo proclami contro la protesta, civilissima, della curva. Dicono ‘non si deve andare allo stadio, punto’. Poi però i medesimi commentano la gara, segno che a casa o al bar l’hanno vista. Delle sorgenti di reddito per le società calcistiche abbiamo già parlato, non serve ritornarci.
Domenica si va a Torino, dove purtroppo temo la direzione di gara (inconsciamente, sia chiaro) qualcosa concederà ai granata dopo l’ennesima lamentiade del loro allenatore. Mi preparo, perché sono così pazzo che me la vedrò tutta, all’ennesimo torpedone parcheggiato all’altezza del dischetto. Speriamo almeno abbiate ragione: e cioè che, punto dopo punto, si possa riemergere dalle pastoie e non unire, al danno di uno spettacolo inesistente, la beffa dell’inutilità.
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