Il calcio italiano cerca nuove risorse. E stavolta li cerca in un settore vicino, quello delle scommesse sportive. La bozza del DDL Marcheschi, che sta dividendo il Parlamento e gli addetti ai lavori, prevede infatti dal 2027 un contributo del 2% su ogni giocata legata agli eventi calcistici da destinare alla FIGC. “Una misura che potrebbe cambiare gli equilibri economici del sistema calcio italiano e che apre uno scontro non solo politico”, ci anticipa Federica De Lorenzi, esperta della redazione di SlotJava.it.

La proposta nasce all’interno di un contesto ormai noto: club indebitati, stadi vecchi, vivai impoveriti e dilettantismo in sofferenza. Secondo il Rapporto FIGC 2025, nel solo 2024 la raccolta delle scommesse sul calcio ha superato i 16,1 miliardi di euro. Tradotto: un prelievo del 2% sulla raccolta lorda potrebbe generare circa 320 milioni di euro annui. Una cifra enorme per un sistema che da anni lamenta carenza di investimenti strutturali. Come verrebbero distribuiti questi soldi? “La bozza parla chiaro: almeno il 50% dovrebbe andare ai vivai e alle infrastrutture sportive. Il 30% verrebbe destinato a programmi di contrasto alla ludopatia e alla prevenzione delle dipendenze. Il restante 20% sarebbe invece riservato al calcio femminile e al mondo dilettantistico”, continua De Lorenzi.

“Per capire perché il tema sia diventato così esplosivo bisogna partire da chi ci guadagnerebbe davvero. I primi beneficiari sarebbero i settori giovanili, soprattutto quelli dei club medio-piccoli che oggi faticano a sostenere costi di formazione sempre più elevati. Campi sintetici, centri sportivi, scuole calcio e strutture territoriali potrebbero ricevere risorse difficili da reperire attraverso i canali ordinari. Anche il calcio dilettantistico vede nella misura una possibile boccata d’ossigeno. In molte realtà provinciali il problema non è soltanto tecnico, ma economico: impianti obsoleti, costi di gestione in crescita e riduzione costante dei tesserati. Un fondo stabile alimentato dalle scommesse potrebbe diventare uno strumento di sopravvivenza per centinaia di società”, commenta ancora De Lorenzi.

Poi ci sono i club con stadi di proprietà o progetti infrastrutturali già avviati. Se parte delle risorse venisse utilizzata per ammodernamenti e investimenti, le società più organizzate potrebbero accelerare la crescita patrimoniale e ridurre il gap con i grandi campionati europei. Ma se qualcuno guadagna, qualcun altro rischia di perdere. A destare le maggiori preoccupazioni sono gli operatori di scommesse più piccoli: un ulteriore prelievo su un settore già fortemente tassato rischia infatti di comprimere i margini e aumentare la distanza competitiva rispetto ai grandi gruppi internazionali.

C’è poi il tema politico ed etico, che sta spaccando il Parlamento: una parte della maggioranza considera il contributo una forma di compensazione naturale, con le scommesse che costruiscono gran parte della loro offerta sul calcio e quindi dovrebbero restituire qualcosa al sistema sportivo che genera valore. Dall’altra parte, soprattutto nell’opposizione, cresce invece la resistenza verso un modello che rischierebbe di legare ancora di più il calcio al gioco d’azzardo. “La proposta potrebbe risolvere il dilemma annoso relativo ai fondi del mondo del calcio, un settore che da troppo tempo manca di investimenti e di progettualità a lungo respiro”, conclude l’esperta di SlotJava.it.

Adesso l’ultima parola spetta al Parlamento: c’è da decidere sul futuro del betting, ma soprattutto dello sport più amato d’Italia.

Sezione: Notizie / Data: Mer 27 maggio 2026 alle 14:59
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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Stefano Pontoni
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Friulano, giornalista e direttore di Tuttoudinese.it. Vive lo sport tra stadio, trasferte e tastiera, raccontando ogni giorno il mondo bianconero tra cronaca, approfondimenti e passione. Sempre alla ricerca della notizia, senza mai perdere il legame con la gente e il territorio.