Alessandro Gridel, allenatore della selezione U17 dell'Udinese, è stato ospite al programma The Factory di Media 24 per fare il punto della situazione dopo la fine della stagione sportiva, coincisa con l'eliminazione in semifinale contro il Torino.
Il primo argomento è proprio la semifinale persa 2-1 a Latina contro il Torino, in cui i giovani bianconeri sono stati condannati dagli episodi, trovando la fine di un percorso estremamente positivo:
“Se pensiamo alla stagione c’è enorme soddisfazione, perché è stata straordinaria; se pensiamo alla partita c’è rammarico, perché dopo aver battuto la Roma ai quarti eravamo la squadra che stava meglio, quella più pronta a vincere il titolo, e quindi ci credevamo. Abbiamo fatto una grande prestazione, in quanto a possesso palla abbiamo dominato, pur non creando tantissimo rispetto a quanto abbiamo tenuto il pallone. Poi, si sa, le partite secche sono episodiche e gli episodi non hanno girato dalla nostra parte. Siamo stati poco scaltri rispetto a loro e infatti abbiamo preso un gol su palla inattiva e uno su un rigore evitabile, ma fa parte del gioco. Sicuramente i ragazzi sono cresciuti grazie a questa partita e in generale grazie a questo percorso. Possiamo essere solo che orgogliosi di quanto fatto, anche se c’è rammarico, perché l’occasione la sentivamo”.
Mister Gridel ha però avuto subito le parole giuste per i suoi ragazzi:
“Nell’immediato ho detto una cosa che credo veramente, ovvero che ero contento di perdere così. Per me è meglio perdere con le nostre idee che vincere allontandosi troppo da quello che è il nostro gioco. Ai ragazzi ho detto che ero orgoglioso – oltre che ovviamente del percorso – della semifinale, perché abbiamo giocato una partita come tutte le altre, senza perdere idee o principi solo perché la partita aveva un peso diverso. Siamo riusciti a giocare la partita che avevamo in mente e abbiamo proposto calcio anche in una partita dal peso specifico elevato. Gli ho detto che perdere così fa male, ma va bene”.
Di questa stagione, dunque, che cosa resta?
“Ci resta il percorso, che è stato incredibile, e la speranza che nei prossimi anni l’Udinese riesca a competere con più categorie e a raggiungere questi risultati con continuità. Poi quello che resta è il ricordo di una stagione unica a livello di gruppo, di risultati, di proposta di gioco; resta un mix che spero di riuscire a ripetere con i prossimi gruppi che avrò e resta anche a me il fatto di aver imparato cosa serve a fare una stagione così buona. Gli scorsi anni avrei detto che il lato tecnico-tattico era fondamentale per fare una bella stagione, quest’anno il gruppo e le persone che ne hanno fatto parte sono state la cosa più importante, quella che ci ha fatto fare il salto di qualità. Spero nei prossimi anni di continuare a dare la giusta importanza a questi aspetti, che sono quelli vincenti”.
Gli ottimi risultati raccolti in stagione hanno fatto emergere all’interno del gruppo – composto quasi interamente da ragazzi della nostra Regione – diverse individualità:
“Abbiamo fatto anche di più di quello che la gente si aspettava, ma per riuscire a competere a questi livelli vuol dire che abbiamo giocatori di questi livelli. Tutte le squadre sono ben allenate, quindi per arrivare in alto devi avere giocatori forti e noi li abbiamo come li ha il Milan, l’Inter o il Torino. Magari loro hanno una quantità maggiore di giocatori di alto livello, ma anche noi abbiamo delle individualità che spiccano, soprattutto alcune che sono da top team”. Gridel fa alcuni nomi in particolare: “De Paoli ha avuto le sue soddisfazioni in questa stagione, ma vorrei sottolineare anche Marello, che è un giocatore fortissimo e ha una carriera fiorente di fronte a sé. Ce ne sono anche altri, come Romanin – di cui si è parlato poco finora, ma di cui si parlerà in futuro – Ramku e Carrillo – che ha fatto una seconda parte di stagione molto importante dopo l’addio di Pirrò. Adesso in teoria due dei nostri ragazzi dovrebbero andare in ritiro con la Prima Squadra e questo è un grandissimo successo per noi a livello di settore giovanile, come lo erano state le cessioni di Del Fabro alla Juventus a inizio anno e quella di Pirrò alla Fiorentina a gennaio. Penso che i risultati a livello di settore giovanile si stiano vedendo e questo vuol dire che c’è un bel lavoro dietro”.
Un settore giovanile che lavora bene, ma anche in cui si lavora bene secondo il mister dell’Under 17:
“Io mi trovo benissimo all’Udinese. Il settore giovanile ha squadre di alto livello e giocatori di qualità e questa è una delle motivazioni principali per riuscire a divertirsi quando ci si allena. Dall’altro lato è un ambiente molto familiare, mi trovo molto bene con il direttore Angelo Trevisan, come con tutti i componenti dello staff. È un ambiente in cui si può lavorare serenamente e ci si diverte, quello che abbiamo ottenuto in questa stagione nasce anche da qui. Non bisogna dare per scontato che si stia bene, soprattutto in contesti professionistici di alto livello non è detto che venga data importanza al contesto ambientale, che invece a Udine è molto considerato”. A contribuire a questo, oltre che ai successi della squadra, anche lo staff della formazione Under 17, che mister Gridel ci tiene a ringraziare: “Partirei dal prof. Domenico Falco, il preparatore atletico, un professionista di altissimo livello che è pronto per fare qualsiasi categoria. È molto preparato, ha grande personalità, un bel modo di fare e tanta voglia di migliorarsi. Poi il preparatore dei portieri Michel Boscarol, il fisioterapista Francis Twumasi e i dirigenti Mirco Cerutti e Gianluigi Maldera”.
Ora si guarda al futuro, che verrà definito nelle prossime settimane:
“Con la società abbiamo parlato, ma non c’è ancora nulla di definitivo, anche perché – per fortuna – la nostra stagione è durata fino a settimana scorsa. A breve parleremo della prossima stagione e vedremo”.
Infine, la curiosità su un supporter speciale, che ha motivato l'Under 17 bianconera prima della doppia sfida alla Roma nei quarti di finale: Zico.
“Ha spiegato ai ragazzi i segreti per fare una carriera importante sul lungo periodo e ha dato la carica alla squadra. I ragazzi ovviamente non lo hanno mai visto giocare, come nemmeno io, che l’ho vissuto dai racconti dei miei genitori e sono magari più legato a Di Natale per ragioni anagrafiche, però avere dei consigli da uno dei giocatori più forti della storia del calcio è stata una grande motivazione, che poi si è vista anche in campo contro la Roma”.
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