In pochi anni ha trasformato l’Apu Udine da realtà emergente del basket nazionale a modello organizzativo e sportivo di riferimento. Oggi, al debutto in Serie A dopo sedici anni di assenza, il club friulano non solo sta sorprendendo sul campo, ma sta costruendo basi solidissime anche fuori dal parquet. Dalla struttura societaria al settore giovanile, passando per "Casa Apu", il progetto del nuovo palazzetto e una Final Eight di Coppa Italia conquistata contro ogni pronostico, il presidente Alessandro Pedone racconta a Telefriuli la visione, le ambizioni e il futuro della pallacanestro bianconera.

Presidente Pedone, da dove parte oggi il progetto Apu Udine?

"Parte da una struttura solida. Oggi una società sportiva deve essere prima di tutto un’azienda organizzata, con un impianto societario serio. Solo così puoi affrontare campionati di alto livello senza rischiare. Quello che è successo a Trapani è un monito per tutti: mi dispiace per i tifosi, ma quando non si rispettano le regole si pagano conseguenze pesanti. Se costruisci una società nel tempo, con basi solide come abbiamo fatto noi, puoi farcela. Altrimenti i rischi sono enormi".

In questi anni avete investito molto anche fuori dal campo.

"Quest’anno abbiamo aperto Casa Apu, che non è solo una sede ma un luogo vivo: per tifosi, sponsor, partner. È il simbolo di un’azienda con un organigramma preciso, con valori sportivi e morali ben chiari. Oltre alla prima squadra abbiamo le giovanili maschili e femminili, il minibasket, i camp estivi. Abbiamo scelto di autoprodurre il settore giovanile, facendo uno sforzo importante, giocando anche al Benedetti che è il centro per tutti i nostri ragazzi. È un progetto complessivo, non solo una squadra che gioca la domenica".

Sul campo, l’Apu è una delle sorprese della Serie A.

"Noi siamo entrati in Serie A in punta di piedi. L’obiettivo resta la salvezza. Ma chiudere il girone d’andata al settimo posto e perdere all’ultimo tiro contro Brescia, Milano e Bologna fa capire che abbiamo dei valori. In estate nessuno avrebbe immaginato di arrabbiarsi per una sconfitta con queste squadre. Sono sconfitte “dolciamare”: dimostrano che stiamo lavorando bene, pur contro club con budget enormemente superiori. Il livello rispetto all’A2 si è alzato tantissimo: fisicità, intensità, qualità difensive. Ma l’Apu dice la sua".

Un simbolo di questa crescita è il capitano Mirza Alibegovic.

"Mirza nel miglior quintetto della Serie A è un orgoglio. Gli faccio i complimenti: a lui e a tutta la squadra. Stanno facendo cose straordinarie".

E il lavoro di coach Vertemati?

"Adriano arrivava qui da vice del Bayern Monaco. Sta facendo un percorso importantissimo. Ha costruito una squadra che gioca di sistema, che esprime una bella pallacanestro. Magari nell’uno contro uno con i grandi campioni perdiamo qualcosa, ma noi non giochiamo con il budget: giochiamo con le idee. E questo, oggi, ci sta portando risultati".

Ora c’è la Coppa Italia, ancora contro Brescia.

"Ci arriviamp da outsider, ma fino a un certo punto. Non credo che nessuno sia felice di affrontare l’APU. Brescia è una super squadra con Della Valle, Bilan, Ivanovic, ma in casa loro abbiamo comandato a lungo. Andiamo umili, con la nostra pallacanestro, pronti a giocarci tutto. A Torino sarà un grande evento, in un grande palazzetto. Ricordiamoci da dove veniamo: ci siamo conquistati la Serie A con le unghie e con i denti e vogliamo tenercela stretta".

Il pubblico del Carnera è uno dei vostri punti di forza.

"Straordinario. Abbiamo il 99% di riempimento medio, sempre sold out. È un pubblico da Serie A. Vuol dire che se avessimo un palazzo più grande lo riempiremmo. Siamo molto fieri: è l’unica società che ha dovuto chiudere la campagna abbonamenti già a metà estate".

E infatti si parla molto del nuovo palazzetto.

"Sì, ma la cosa più importante non è solo costruire un’arena. È il contenuto. Non voglio una cattedrale nel deserto: non si vive di solo basket. Stiamo lavorando con studi di ingegneria tutti friulani, con partner importanti, con il supporto della Regione e del presidente Fedriga. Sarà un progetto che avrà un impatto enorme sul territorio, non solo sportivo ma anche culturale ed economico. Presto lo presenteremo ufficialmente".

Fondamentale anche il ruolo degli sponsor.

"Il tessuto economico del territorio è cresciuto con noi. Le aziende vogliono restituire qualcosa alla comunità e credono nel progetto APU. Questo ci rende orgogliosi".

Ultimo punto: il settore giovanile.

"Vale quanto la prima squadra. La NextGen è partita in maniera strepitosa. Non compriamo giocatori da fuori: crescono qui. Stjepanovic, per esempio, è un nostro prodotto. Non avevamo una vera filiera giovanile dai tempi di Antonutti e Ferrari. Oggi abbiamo senior e junior competitivi: pochissime società in Italia possono dirlo. Stiamo seminando per costruire qualcosa che resti nel tempo. Questo è il vero successo dell’Apu Udine".

Sezione: Focus / Data: Ven 30 gennaio 2026 alle 21:32
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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