La sconfitta per 2-1 rimediata sul campo del Venezia ha lasciato una scia pesante di amarezza, rabbia e forte delusione. Un risultato spietato che ha certificato l'ultimo posto in classifica e che, al fischio finale, ha spinto la squadra verso il settore ospiti del Penzo per un momento di inevitabile confronto con la tifoseria. Un faccia a faccia particolare e surreale nelle proporzioni: a causa delle severe restrizioni sulla vendita dei biglietti per i residenti in Friuli Venezia Giulia, a sostenere i bianconeri in laguna erano presenti appena 15 tifosi.

Le scuse di Vojvoda e le parole di Padelli

Nonostante il numero ridottissimo, il gruppo di sostenitori giunti a Venezia ha chiesto un confronto civile ma fermo con i calciatori per chiedere spiegazioni sul momento di crisi e sulla mancanza di risultati. A metterci la faccia per primi sotto gli spalti sono stati Mergim Vojvoda e il portiere Daniele Padelli.

Il difensore kosovaro si è presentato per primo a mani giunte chiedendo direttamente scusa ai supporters presenti per la prestazione e per il momento che la squadra sta attraversando. Subito dopo è intervenuto l'esperto estremo difensore bianconero, che ha voluto parlare apertamente al piccolo manipolo di tifosi delusi. Padelli ha dimostrato di comprendere a pieno la rabbia della piazza, ma ha ribadito l'impegno totale dello spogliatoio nel cercare di risalire la china: "Capisco la vostra delusione, ma allo stesso tempo stiamo provando a raddrizzare le cose. Ci state chiedendo una cosa che stiamo già cercando di fare, però dovete avere pazienza perché ci vuole tempo. Credetemi: lo stiamo già facendo. Stateci vicini".

Un messaggio chiaro e accorato che riassume la delicatezza del momento: la squadra ha avvertito la paura e la sofferenza dell'ultimo posto, ma chiede compattezza all'ambiente per poter lavorare durante la sosta e ritrovare la rotta perduta.

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Sezione: Focus / Data: Dom 08 novembre 2026 alle 14:08
Alessandro Vescini / Twitter: @alevescini00
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Alessandro Vescini
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Cresciuto a pane e sport negli anni 2000, racconto le realtà friulane tra campo e social. Il segreto? Mai smettere di aver voglia di imparare!