Il sogno di ogni allenatore delle squadre giovanili è vedere i propri ragazzi calcare in futuro i campi professionistici. Jani Sturm può dire, dopo aver concluso la sua esperienza di due anni alla guida dell'Udinese Primavera, di aver ben il 50% dei giovani allenati divisi tra Prima squadra di Sottil (6), Lega Pro (5), Estero (3), Serie D (7) ed Eccellenza (5). Un biennio ricco di gioie (come la promozione in Primavera 1) ma anche di rammarichi (come la retrocessione l'anno dopo), con la consapevolezza però di aver lasciato traccia del lavoro svolto. Ballarini, Pejicic, Pafundi, Abankwah, Guessand e Vivaldo Semedo sono entrati in pianta stabile nella rosa di Sottil che ha più volte elogiato le loro qualità. Ma quali sono i segreti di Sturm? Cosa c'è da aspettarsi dai tanti giovani da lui lanciati? L'allenatore sloveno ce lo ha raccontato in esclusiva ai nostri microfoni.
Hai definito "miracolosa" la vittoria del campionato di Primavera 2: cosa intendevi?
"Miracolosa perché c'erano altre squadre più attrezzate di noi per vincere, come il Parma e il Monza che hanno investito tanto sulla costruzione della squadra. Poi devi avere anche tanta fortuna con tanti elementi che si vanno a unire e ti portano alla vittoria. Miracolosa anche per come abbiamo lavorato e i sacrifici che abbiamo fatti. Di mezzo c'è stato il covid che ci ha tolto diversi ragazzi tra gennaio e febbraio. Numericamente non è stato facile gestire la rosa. All'improvviso qualcuno ti spariva perché positivo. Siamo stati in quarantena per 10 giorni e poi abbiamo iniziato il campionato. Ai ragazzi avevo dato un programma da fare a casa, ma era più che altro un lavoro psicologico nel cercare di fargli mantenere la calma anche quando le cose non andavano. Tutti siamo bravi quando si vince, mentre quando si perde è più difficile restare uniti e continuare a crederci. Io non ho mai mollato e il risultato è arrivato".
Il secondo anno in Primavera 1 è stato un bel banco di prova nonostante la retrocessione: hai qualche rimpianto o avete fatto il possibile?
"Primavera 1 e 2 sono due mondi completamente diversi, ci sono almeno 3 gradini di differenza. Il mio primo anno avevo tutti a disposizione che potevo lavorare bene durante la settimana per preparare bene la squadra. La scorsa stagione invece tanti venivano chiamati in Prima squadra e venivano solo a giocare o ad allenarsi il giorno prima. Poi tanti nuovi sono arrivati tardi e hanno avuto bisogno di un periodo di ambientamento. Pafundi non l'ho avuto sempre ma solo all'inizio. Mi mettevo a lavorare sulle palle inattive o sui video con loro sperando di averli in partita. È stato difficile ma ho fatto tutto quello che potevo in quella situazione. Il rammarico c'è perché volevamo salvarci. È un altro mondo, ti confronti con tante belle realtà e sembra una piccola Serie A. Sono orgoglioso del mio lavoro, ho dato un concetto ai ragazzi: per giocare a calcio devi avere autostima e fiducia nei tuoi mezzi. Così crescono e se ti danno fiducia possono veramente migliorare. Abbiamo consolidato un'idea di gioco che ci ha permesso di affrontare tutti senza mai sfigurare. Sono orgoglioso anche di aver dato la possibilità ad alcuni ragazzi di andare a giocare in Serie C e D e che alcuni siano in Prima squadra con Sottil".
C'è così tanta differenza tra Primavera e professionisti? Hanno fatto bene Ballarini, Cocetta, Centis e gli altri ad andare a giocare in Lega Pro?
"Si ho parlato con tanti dei miei ragazzi che sono andati tra i professionisti che mi hanno detto che a saperlo sarebbero andati anche un anno prima. Tra i grandi è un'altra cosa, non ti guarda nessuno in faccia e c'è gente che viene dalla Serie B, mentre nelle giovanili si gioca un calcio diverso".
Sei stato uno dei primi a conoscere Pafundi: cosa pensi debba fare per continuare a crescere nel modo giusto nonostante tutte le attenzioni che ha addosso?
"Non è facile quando tutti ti conoscono, poi è stato anche chiamato in Nazionale maggiore dal Ct. Ha tutti i riflettori addosso ma Simone ragiona da adulto. È molto calmo e maturo, ed è più sveglio di molti più grandi di lui. La cosa più importante è sempre avere il sostegno della famiglia e degli amici".
Pejicic è stato una delle sorprese di questo precampionato: secondo te in quale posizione si può esprimere al meglio?
"È un giocatore molto promettente che è cresciuto tantissimo, sia fisicamente e di testa. Può fare più ruoli, sia la mezzala e l'esterno d'attacco. Tecnicamente è molto bravo e nell'uno contro uno sa dribblare bene. Ha un bel piede ed è capace di fare l'ultimo passaggio o la giocata. Ha personalità".
Anche Vivaldo Semedo è cresciuto molto: qual è il suo potenziale?
"L'anno scorso è arrivato molto tardi e ha avuto tanti problemi di ambientamento. È un ragazzo giovane, non conosceva nessuno ed è stato buttato lì sapendo il prezzo con cui era stato acquistato. Non è stato facile per lui. Ha tanta potenzialità anche se ancora molto inespressa. Ha grandi doti fisiche, ottima tecnica e si muove bene. Ha margini di miglioramento e può fare sia la prima che la seconda punta ma sono sicuro che Sottil e il suo staff sapranno sfruttarlo al meglio".
Cosa ti porti dietro dall'esperienza all'Udinese?
"Tanto, sono cresciuto come allenatore e come persona. Ho conosciuto un sacco di bella gente che mi ha aiutato. Devo ringraziare la società per l'opportunità di allenare a questi livelli. Ho imparato tanto, anche a livello di carattere".
Riguardo al tuo futuro, hai ricevuto proposte?
"Proposte sono arrivate, anche per ritornare in Slovenia, ma non mi interessano. Ho voglia di continuare a questi livelli per crescere. Anche un'esperienza in Serie D non sarebbe male".
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