Direi di sì.

Ieri come un ciclone arrivavano, da diverse fonti (attendibili), indiscrezioni sulla positività al coronavirus di diversi giocatori friulani e del mister, Luca Gotti. Il quale non aveva tenuta la consueta conferenza stampa, né la società aveva diramato le convocazioni.

La parola 'COVID', però, non veniva pronunciata fino a quando oggi Pierpaolo Marino non riferiva come il rientro di un giocatore dalla pausa nazionale (Nestorovski?) aveva portato l'Udinese ad essere un piccolo focolaio, con una mezza dozzina di effettivi fuori causa.

Partita segnata, dunque?

Di certo lo avrà pensato Simone Inzaghi e più di qualche suo giocatore; di fronte avrebbero trovato una formazione formalmente senza attaccanti. Immagino, quindi, si sia pensato più alla distanza di Immobile dal record di segnature ancora oggi detenuto da Silvio Piola che ad affrontare un'avversaria che, contro Genoa e soprattutto Fiorentina, non aveva certo incantato.

Sbagliato. Per due ordini di principio.

Primo: gente come Pereyra, Pussetto, De Paul e Forestieri (te pido perdòn, Topa!) sa giocare al calcio.

Secondo: buona parte della squadra titolare bianconera, per l'esattezza cinque undicesimi, viene da posti come Sarandi, Santa Fé, Tucumàn, San Nicolàs, Rosario. Gente nata e cresciuta giocando per le strade, come noi, riecheggiando quel 'ta', ta', ta'' che accompagnava l'idolo di tre generazioni mentre faceva fuori l'intera nazionale inglese. Oggi nulla pareva banale, per loro; dalla sovramaglia col 'diéz' sulla schiena, alla fascia da capitano di Rodrigo, all'urlo di Nando Forestieri ?Vamos, Diego!' urlato al cielo dell'Olimpico dopo la sua segnatura, terza della sua squadra.

Tre reti realizzate; una prestazione sontuosa; zero duelli persi. Una Lazio annichilita, vittima della propria presunzione ché l'alibi della stanchezza non vale.

Perde, la Lazio... anzi vince, l'Udinese, una delle gare meglio giocate degli ultimi anni, segno che quando parliamo di squadra migliore da qualche stagione a questa parte non stiamo fantasticando. Ci voleva, forse, un'emergenza figlia di questa epoca per dare alla formazione diretta oggi da Cioffi la consapevolezza che giocare al calcio, palla bassa, si può, anzi si deve. Certo: Okaka piantato lì davanti incita ad un solo schema, quello appunto catalizzato da un pivot offensivo; oggi invece Nuytinck (sontuoso) e soci di lanci lunghi ne hanno fatti quasi nessuno, preferendo la costruzione del gioco dal basso da parte degli orfani di Diego.

Arslan, el Tucu e el Pollo hanno stravinto la personalissima gara disputata contro i pari-ruolo di casa, apparsi oggi incerti e distratti. Ci ha provato, il loro allenatore, a giustificarne la scarsa vena con la stanchezza (l'Udinese viene da 120' di Coppa Italia) ma alla fine ha dovuto ammettere, obtorto collo, il merito dell'avversaria la quale, per tutti i 98 minuti giocati, ha sofferto pochissimo e gestito benissimo la gara.

I due laterali laziali mi spaventavano, in particolare il moto perpetuo di Lazzari: invece Zeegelaar e Stryger non hanno ceduto il passo, costringendo i dirimpettai a consigli ben più miti del solito.

Può una rondine far primavera? No, certo no.

Oggi però abbiamo avuto la conferma che i numeri si lasciano scrivere sulla carta, sulle videate delle televisioni a pagamento ma tutto nasce dagli uomini, da come sanno giocare e giocano, dalla convinzione di non essere vittime sacrificali.

De Paul oggi merita otto, forse nove: dieci no, non ha realizzato una rete in onore del ragazzo di Lanùs del quale, comunque, ha ampiamente onorato il ricordo. Il suo duetto con Pussetto in occasione del raddoppio friulano vale il prezzo 'pay per view', così come la maniera del tutto convincente di tenere palla, alzare la squadra e dialogare con i compagni di squadra; Nando Forestieri (te pido perdòn, Topa!) dimostra che nella serie A di questi tempi può starci alla grandissima, realizzando anche una rete personale e confermando che in ogni occasione nella quale è stato chiamato in causa ha risposto con grande personalità.

Idem Pussetto, che tiene Acerbi e soci difendenti (insufficienti in blocco) sempre sul chi vive. In particolare il bravo difensore vizzolese a Nacho non riesce a prendere nemmeno la targa in occasione della rete dell'argentino (modesto l'apporto di Strakosha).

Vedremo come la squadra si disporrà di fronte all'Atalanta, bella di notte in Europa, meno attenta in campionato. Di certo alcuni assenti di oggi saranno disponibili, ma converrà smantellare un'organizzazione di gioco come quella odierna di fronte ad una squadra che, come la Lazio, di certo scenderà in campo cercando di determinare ritmi e regole d'ingaggio.

Oggi Gotti e Cioffi meritano tanti complimenti per come hanno convinto i loro giocatori, dopo la 'magra' contro la Fiorentina più modestamente guidata che io mi ricordi (forse dall'epoca di Effenberg), a scendere in campo all'Olimpico per fare la gara senza subirla, come purtroppo accaduto negli ultimi anni. Complimenti perché non è da tutti concedere così poco a una formazione che non avrà dato prova di grande spolvero, ma sempre meritevole di rispetto.

Oggi, finalmente, siamo ritornati a gonfiare il petto per un'Udinese che viaggia in trasferta e ci provoca qualche piccolo patema solo dopo la bestialità di Jajalo, che decide di concedere una chance ad Immobile che ringrazia e realizza il rigore susseguente al sacrifizio di Juan Musso, positivissimo nelle uniche due occasioni in cui viene chiamato in causa.

Stasera si gioisce. Udinese, sei davvero questo? Basta illudere i tuoi cantori. Mèritati l'affetto del tuo popolo.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 29 novembre 2020 alle 21:51
Autore: Franco Canciani
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