Non ho mai creduto a ciò che qualche pessimista collega sosteneva in settimana: sconfitta sicura al Vigorito, crisi irreversibile, sorpasso da parte di tutte le squadre peggio piazzate tranne le ultime due: serie B.

Non ho nemmeno sentito i tanto sbandierati pianti greci cittadini: Udine si preoccupa di altro, è facilmente atarassica di fronte alle scarse fortune calcistiche, di sicuro non fa drammi. Specie dall'alto di 36 punti che garantivano una certa tranquillità. Onestamente, un po' troppo compassata l'Udinese vista contro Torino e Cagliari in particolare, squadre che hanno violato la Dacia sfruttando lo stesso accorgimento strategico (nefandezza in area del bianconero di turno).

Oggi Arslan ci ha provato a rimettere in partita un Benevento in caduta libera, pericoloso solo da palla ferma: Musso non si è mostrato d'accordo, la fase offensiva udinese nemmeno e così è finita 4-2: ma si sarebbe potuto raggiungere un punteggio tennistico.

Salvezza raggiunta? Lo era anche cinque settimane fa, siamo seri. Troppe le squadre che dividevano oggi, alle 12:29, l'Udinese dalla terzultima piazza per temere cataclismi; a conforto di questa tesi alcuni scontri diretti che inevitabilmente avrebbero tolto punti ad una o all'altra squadra.

Detto questo, e cioè che il minimo sindacale è stato raggiunto, non è un campionato che resterà scolpito nel marmo del tempio bianconero: un gioco uguale a sé stesso, tanta protezione della propria area e poca offesa, forse anche per la mancanza di attaccanti che vedessero la porta in maniera continuativa. Divertimento ridotto all'osso, ma qualche gara (come quella di oggi) dove si imprime, chiara, l'impressione che si sarebbe potuto, se non dovuto, dare e fare di più.

Sulla gara in sé ho poco da dire; se non che la differenza con quella d'andata, nella quale i sanniti volavano sul campo come le energie fossero illimitate e l'autostima pure, è parsa enorme. Sulla gara in sé non dico nulla perché gara non vi è stata: e a chi mi dice 'se non avessimo avuto i miracoli di Musso' rispondo con gli stessi 'se': 'se' l'Udinese avesse concluso metà dei contropiede avuti a disposizione, 'se' sui calci d'angolo lo schieramento (mi dicono disposto 'a zona') fosse stato più attento, insomma le variabili e le varianti sono infinite, anche nel calcio. E non fanno punti, né macinano gioco. Dico però che Jayden Braaf è davvero forte. Non mi ero premurato di guardare Youtube, ma solo gli spezzoni concessigli. Se rimarrà a Udine, se ne vedranno delle bellissime.

Il patròn Vigorito spedisce tutti in silenzio stampa e mette Pippo Inzaghi sulla graticola: mi pare ingrato, specie a cinque gare dalla fine. Purtroppo le 'Streghe' hanno dato troppo credito alle lodi sperticate di un girone fa, invece di concentrarsi sul miglioramento continuo, come fa un ex allenatore bianconero e il suo lusernesissimo 'caisèn'. Auguro loro buona fortuna, ma con la Roma che concede punti a tutti (oggi al Cagliari) si fa nerissima.

L'Udinese guarda la lotta da lontano, come non le accadeva da anni. Niente di più. Si vocifera che Pierpaolo Marino si stia accordando con Commisso: lo stimo, ma gli auguro buona fortuna. Non legherò questo suo mandato da 'diesse' ad un periodo memorabile della storia della squadra che seguo. Non so nemmeno se rimarrà questo allenatore (dovessi esprimere un'opinione direi di no), e su diversi giocatori si addensano le solite nubi-calciomercato, che li vedono ai quattro angoli europei. Francamente non m'interessa. Ci sono alcuni fra loro che per la dedizione alla causa dimostrata meritano, qualora si presentasse, una chance-Coppa, meglio se all'estero. Tutto da dimostrare, come ha detto in settimana Florentino Pérez.

A proposito: ho letto colleghi, di stampo sportivo ma anche no, sbandierare la vittoria del calcio moderno su quello immorale della superlega. Alle varie 'signorine grandi firme' che hanno usato il calcio, sport di solito schifato come una gomma americana calpestata sul selciato, per farci conoscere la loro opinione, preferisco non riferirmi: inutile. A chi invece di calcio parla, scrive, alle volte ci campa, e ha sostenuto che il passo indietro di Florentino e soci sia dovuto alla barricadera resistenza del mondo giusto, incarnato dalla UEFA, contro il male assoluto, ricordo qualche piccolo, sommesso avvenimento cogliendo fior da fiore.

Il Fairplay finanziario che vale per il Milan, l'Inter ma non per le spagnuole o, ad esempio, la formazione del nuovo presidente ECA, un filantropo da sempre appassionato di calcio che gestisce una squadra nata nel 1970 (non nel 1899) decoubertinianamente, una ONLUS. Adesso il FPF sarà eliminato.

L'assegnazione dei mondiali ad un paese talmente vicino allo sport, in particolare al calcio, da non avere quasi nemmeno uno stadio; quando col mio socio andammo a Losail per una gara di superbike, dovemmo insegnare la strada al tassista che non sapeva cosa fosse un circuito.

UEFA e FIFA paragonate a pii alberghi, quando da decenni si dimostrano covi di affari del tutto poco chiari. E lo sloveno che manda messaggi minacciosi alle tre società 'ribelli' (manca solo la testa di cavallo nel letto) è lo stesso che, con la sua corte, ha preteso un Europeo itinerante con pubblico al seguito, in un momento di tale incertezza da rendere il futuro solamente un'ipotesi. Non per lui, evidentemente.

La Champions – nuovo format è una follia che nemmeno un cantante a Woodstock dopo aver bevuto l'aranciata di Joe Cocker. Duemila squadre, diecimila partite, répechage: mica per soldi, assolutamente! Mica per denaro, ma no! Per i tifosi. Football is us. Tutti hanno una possibilità: anche Malta e Tonga i cui voti valgono come quelli di Italia o Germania, quando si tratta di votare consigli direttivi o assegnare manifestazioni. Come suona?

Ecco: sapere che questa gente sarebbe considerata vessillifera del 'calcio di una volta' mi fa rabbrividire. Così come rabbrividisco quando leggo 'la passione non ha prezzo' e altre amenità, scritte da tifosi che ci credono ma non si rendono conto di essere stati usati. Ammetto che la Superlega, così come presentata, era orribile: ma quel che invece abbiamo oggi, e avremo, non è granché meglio.

Altrimenti in prime time ci andrebbe Benevento-Crotone, e non Juventus-Milan. Altrimenti per Udinese-Torino il commento tecnico sarebbe affidato a un ex giocatore udinese e non a Zaccarelli o Cravero.

La passione ha un prezzo, un costo: il secondo piano dei piccoli bacini di utenza. Con buona pace di Ceferin e del suo 'tutti hanno una chance'. Quasi tutti, sii onesto.

Chiudo con un'invettiva leggera, sommessa e sofferta: tutti hanno una chance. Nessuno ha impedito all'Udinese di cercare di prendersela negli ultimi anni. Nemmeno Pérez e compagnia.

Il mio calcio è quello di Paolo Rossi e di Zico che fulmina Tancredi. È quello di Oliver e Amoroso, forse (ma già troppo moderno) quello di Antonio Di Natale. Non certo il calcio diluito si quattro giorni che ci propinano oggi. Se per Voi questo è 'il nostro calcio', forse sto prendendo la decisione giusta. Che comunicherò a fine stagione. Cambia niente: cambierà per me.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 25 aprile 2021 alle 22:00
Autore: Franco Canciani
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