L'Udinese si trova a un bivio. Dopo la deludente sconfitta contro una modesta Roma, i bianconeri devono necessariamente rialzarsi immediatamente contro il Venezia per evitare di scivolare in una crisi sempre più profonda.
L'identità trovata nel confortante inizio di campionato sembra ormai smarrita. Il 3-5-2, a cui ha fatto ritorno Runjaic continua a mostrare tutti i suoi limiti, soprattutto in fase offensiva, dove la squadra fatica terribilmente a costruire occasioni da gol. Contro i giallorossi, il vantaggio di Lucca è arrivato in modo estemporaneo, in un primo tempo avaro di emozioni per entrambe le squadre, mentre i soliti errori difensivi hanno nuovamente condannato i friulani: due rigori concessi, che portano il totale a 8 in stagione di cui l’ennesimo per un fallo di mano del solito Kabasele.
Ma al di là degli errori individuali, a preoccupare è il gioco. Dove è finita quella voglia di aggredire l’avversario, di giocare palla a terra, di proporre calcio di cui si parlava lo scorso agosto? L'Udinese sembra aver perso quella voglia di dominare la partita vista nelle prime giornate. Dopo l’ottima prova contro l’Atalanta, che aveva ridato consapevolezza e fiducia, ci si aspettava un salto di qualità, ma le sconfitte con Como e Roma hanno invece mostrato una squadra scarica. Ad oggi si vede solo un 3-5-2 prevedibile, che non crea superiorità numerica e non valorizza il talento in rosa.
Ora arriva una partita fondamentale: contro il Venezia, una delle squadre più in difficoltà del campionato (non facciamolo passare per un squadrone, nonostante la debacle dell'andata), servono risposte concrete e soprattutto i tre punti. L’ultima vittoria casalinga risale ormai al 25 ottobre contro il Cagliari: troppo tempo senza un successo davanti al proprio pubblico. L’Udinese ha l'obbligo di cambiare atteggiamento, tornando a un pressing alto e a una proposta di gioco più aggressiva, abbandonando la versione rinunciataria vista tra Como e Roma. Runjaic, però, sembra restio a rivedere il suo assetto tattico, e il cambio di modulo continua a restare un miraggio.
Tra le situazioni più difficili da comprendere c’è quella di Sanchez. Il cileno, pur essendo un giocatore di indiscusso talento e qualità, fatica a trovare spazio. È vero che ha saltato la prima parte di stagione per infortunio, ma ora sta bene e inserirlo soltanto negli ultimi minuti appare un controsenso. Potrebbe essere la chiave per ridare creatività alla manovra offensiva, eppure Runjaic continua a rimandare il suo inserimento in pianta stabile. Così, il suo ritorno rischia di trasformarsi in un fallimento.
La verità è che questa Udinese ha bisogno di una scossa. Non si può più parlare di crescita, di progetto ambizioso, di altro tempo necessario per trovare la giusta quadratura e puntare ad un campionato diverso da quello a cui siamo stati abituati nel recente passato: siamo a fine gennaio e il tempo sarebbero anche finito, la squadra dovrebbe avere già una sua identità chiara e definita.
L’idea di puntare sulla solidità difensiva non ha funzionato – sono già 34 i gol subiti – è evidente che serva una svolta, una nuova identità di gioco che permetta alla squadra di valorizzare al massimo la qualità della rosa. L'Udinese deve cambiare immediatamente passo, ritrovare gioco e risultati. Perché andare avanti così, tra partite giocate bene e altre decisamente meno, alcune scelte discutibili, significa solo restare intrappolati in una spirale che poi come si è visto lo scorso anno può diventare pericolosa.
Contro il Venezia la squadra deve tornare quella convincente vista nelle prime giornate. E Runjaic deve dimostrare di essere l’allenatore giusto per guidare questa Udinese verso qualcosa di veramente nuovo.
Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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