Non sono d'accordo con chi sostiene che per il bene del calcio italiano, spazzato via dalle coppe europee senza tanti complimenti, le squadre cosiddette 'minori' dovrebbero giocare aperte, fregandosene del risultato, 'allenando' al contempo le major: e lo sostengono, a volte, anche dalle televisioni che invece dovrebbero tutelare la squadra ed i suoi risultati.

Ciònonostante ritengo che Luca Gotti, tutt'altro che pirla, certe volte esageri con la protezione e il difensivismo anche in gare, come quella contro la Lazio, in cui di fronte c'era un'avversaria da rispettare ma lontanissima da quella che, l'anno passato, avrebbe potuto vincere lo scudetto se il virus non ci avesse messo la coda.

Oggi i ragazzi di Inzaghi non mi hanno fatto tutta questa grande impressione: hanno tenuto palla per tutto il primo tempo, ma di occasioni particolarmente propizie ne hanno avurte poche. Ho perfettamente capito come mai i 'campioni del mondo' bavaresi ne abbiamo fatto strame, gettando nella mischia all'andata un classe 2003 e dominando per tutti i 180' dell'ottavo di finale. Ebbene, un'Udinese con piglio diverso (come nella ripresa) avrebbe potuto creare seri grattacapi a Pepe Reina, molto più impegnato del suo dirimpettaio Musso. Per fare risultato sarebbe bastata un po' di precisione e qualcuno (chiedo scusa a Stefano Okaka, uno dei miei preferiti) che valorizzasse la 'rabona' di RodrigoDe Paul, una di quelle cose per cui vale la pena guardare una gara di calcio.

Detto ciò, ho sentito nel dopogara un autentico 'tiro all'adriese' verso l'allenatore dei friulani, reo di ogni peggiore delitto, tra cui forse (se non accadono alzate d'ingegno) quello di essere il primo a portare a termine il suo campionato senza essere sollevato dall'incarico. Siccome sono anziano, dalla settimana scorsa anche di più, mi ripeto: in giro di grandi nomi in sostituzione non ne vedo. Uno, entrato in gioco da un mesetto, era partito a razzo ma a oggi la sua squadra è esattamente dove il predecessore l'aveva lasciata. Amen.

Sono appassionato di storia contemporanea, e secondo me fra Adria, cittadina rodigina che dette i natali a Gotti, e Quartesana dove invece vide la luce Italo Balbo, ci saranno una cinquantina di chilometri. È interessante come il rampante aviatore passò a miglior vita a Tobruch, a soli 44 anni. Ecco: oggi vedo delle grandi somiglianze, ed inizierò a chiamare il mister dei bianchineri 'Italo'.

Detto ciò, in una gara per lui non straordinaria De Paul colpisce un clamoroso palo a Reina battuto e, come detto, serve un cioccolatino a Stefanone che non riesce a convertirlo in punto. Il calcio è imponderabile ed assolutamente asservito ai capricci della volubile Eupalla: vince la Lazio, bravi i biancazzurri, testa all'Atalanta. Però i demeriti di Gotti (che tra l'altro non sfrutta le cinque fiches sostitutive, lasciandone un paio sedute in panca) cosa possono quando Stryger, al tramonto del primo tempo, scarica contro Pepe una possibile occasione da rete? Lo so che criticare il generoso e capace danese (chiamato in Nazionale: complimenti) è esercizio spinoso a queste latitudini, ma quell'opportunità meritava miglior sorte. E un altro paio di chances, nella ripresa, non sono state concretizzate per fretta, frenesia, imprecisione. Ci sta, non me ne dolgo poi molto.

E cosa possono i supposti demeriti dell'allenatore quando per un'intera stagione o giù di lì deve fare a meno del giocatore che assieme a De Paul e più di Pereyra avrebbe dovuto fare la differenza?

Quello che è certo è che l'Udinese sta perdendo un'occasione per guadagnarsi una posizione più gratificante: avrebbe tutte le possibilità per duellare contro un Verona in rottura prolungata, con una Samp cinica ed un Bologna ondivago. Deve però rimettere a dritta la barra, ritrovando quell'angolino sbarazzino che, nella gara di andata e con sette giocatori fuori, aveva fatto a pezzi la formazione che oggi a Udine ha vinto.

Pazienza: intanto due formazioni se ne stanno andando serenamente in cadetteria. Il mio Crotone, poveretto, non pare essere stato miracolato dal nuovo allenatore, che ritrovava la massima categoria dopo tremila giorni. Il Parma ha sprecato tali e tante occasioni che ormai, nonostante la messe di punte acquistate a gennaio, pare difficile un suo reinserimento nella lotta vera per sopravvivere, a meno di filotti vincenti ad oggi imprevedibili. L'allenatore del Torino continua a dire che la sua squadra merita di più, concetto ribadito anche dal quotidiano che in comune con la squadra piemontese ha il proprietario: tre anni fa sosteneva tesi diverse: quando salvò miracolosamente il Crotone e qualche rivale avanzò dubbi sulla rilassatezza di tali avversarie. È il gioco delle parti e non mi scandalizzo.

Sono preoccupato per il Casteddu di tanti amici che ho sull'isola. Leggo oggi un plebiscito dei tifosi contro i senatori della squadra, che dovrebbero di peso trascinare i rossoblu fuori dalle pastoie. Li invito a stare calmi, anche se le vittorie di Spezia (proprio ai danni dei sardi) e del Benevento (Gaich su assist al bacio di Arthur) complicano e di molto le cose. L'impulso-Semplici pare non avere più lo stesso effetto, ma l'organico del presidente Giulini merita ben altre posizioni. Non vorrei fosse 'una di quelle annate' che vanno di male in peggio. Speriamo di no.

E parlare di queste cose dall'alto, dopo anni di affanni e calcoli, è in fondo un traguardo. Piccolo, ma traguardo.

E il concetto dei '40 punti' da raggiungere, ormai anacronistico dato che a quota 34 secondo me si è supertranquilli, non è patrimonio di Italo Gotti ma piuttosto retaggio annoso di queste latitudini. Chi sostiene il contrario si dimentica, o forse non c'era, di Champions giocate con coppie-splendor come Neuton-Ekstrand, o prima Vidigal-Juarez. Lo so: volevate dimenticarle, io invece no. Perché non finirò mai di ringraziare la società per tanti anni di gestioni oculate, serenità, massima serie senza affanni, soprattutto stagioni su stagioni di bel calcio (magari non quelli recentissimi) e grandi giocatori portati a Nordest: ma si sono perse occasioni irripetibili, e questo è inconfutabile. Tutto ciò con buona pace dei franchi tiratori, mi dispiace per loro.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 22 marzo 2021 alle 07:00
Autore: Franco Canciani
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