Buonasera, mi chiamo Stefano Pontoni e sono nato il 9 giugno 1992 e tifo questi colori da sempre. Ho avuto la fortuna di vedere la mia squadra del cuore nei suoi anni migliori. L'ultima B, stagione 1994-95, non me la ricordo affatto, ero troppo piccolo, quando c'era la C i miei genitori nemmeno si conoscevano.
Per me l'Udinese è sempre stata il modello, la provinciale dei record, l'orgoglio friulano in Europa, la squadra che faceva tremare le grandi. Mio padre mi diceva fin da bambini: "Siamo tra le 7 sorelle". 7, numero che tornerà ancora in questo articolo.
Per me l'Udinese è stata il tridente Poggi-Bierhoff-Amoroso; il Friuli da brividi contro l'Ajax; le magie di Fiore e i gol di Muzzi; la magica notte di Leverkusen con il godete friulani del maestro e oggi amico Lorenzo Petiziol; Sensini, Pizarro, Jankulosvki, Di Michele, Iaquinta e la prima storica qualificazione in Champions; il preliminare con lo Sporting, il gol di Felipe al Camp Nou, il siluro all'incrocio ad Atene di Candela; Quagliarella, Pepe e Di Natale e le scorribande europee; poi ancora Totò con Guidolin e Sanchez; la Champions due anni di fila e i caroselli in centro storico; Klopp che viene ad Udine ad imparare. Per me, figlio degli anni 90' l'Udinese è sempre stata questa.
7 gol li avevo visti soltanto una volta prima di oggi, il 27 febbraio 2011 a Palermo, quando il capitano e il Nino erano inarrestabili e il Guido diceva di andarci piano. 0-7, per l'Udinese. Mi ricordo ancora l'euforia, altroché tifare Juve, Inter o Milan, era questo il vero godimento. Perché vincere in provincia ha un sapore diverso. La piccola Patria sul tetto d'Italia, conservo ancora quella Gazzetta che ci metteva in prima pagina, accanto alla Juve di Conte e al Milan di Ibra in piena lotta scudetto.
7 gol li ho rivisti ieri, il 27 ottobre del 2019. No, non siamo stati noi a farli, questa volta li abbiamo subiti. 7 sberle, 7 umiliazioni, 7 bocconi amari, 7 gol che ricorderemo a lungo.
Sembra passata un'eternità, i ricordi sembrano essere sempre più lontani e sbiaditi. Inutile negarlo o cercare attenuanti, a Bergamo si è scritta una delle pagine più nere della nostra storia. L'Udinese non prendeva 7 gol dagli anni 50'. Prima era capitato in un Fiorentina Udinese 7-0 del 4 gennaio 1959 e in un Milan-Udinese 7-0 del 2 giugno 1959. Altri tempi, mio padre aveva soltanto tre anni.
Sono scioccato, incredulo. Ma come abbiamo fatto? Dov'è la mia Udinese? Ero conscio che non eravamo più quelli di un tempo, che l'Europa era lontana e che negli ultimi anni più che guardare in avanti abbiamo sempre guardato indietro. Però eravamo pur sempre l'Udinese, la squadra con lo stadio di proprietà, che ha lanciato, nonostante la crisi, tanti ottimi giocatori, pur sempre un modello, di gestione, da continuare a emulare. La B? Vicina ma mai veramente sfiorata, cosa per altri, per il Frosinone, per l'Empoli non di certo per noi.
Pensavo che il fondo fosse già stato toccato, pensavo che il peggio tutto sommato fosse passato. Dopo le sconfitte contro Crotone e Carpi, dopo aver vissuto delle stagioni orribili, credevo nella rinascita. Avevo grande fiducia in questi giocatori, rispetto agli ultimi anni finalmente intravedevo un passo in avanti. Chi ha letto il mio commento prima della trasferta di Bergamo ha notato entusiasmo e voglia di provarci. Pensavo che sì, potevamo davvero far male alla Dea. Sognavo, permettetemelo, una vittoria. Perché l'Udinese, fino ad oggi, mi era piaciuta: solida, compatta, unita, nonostante qualche passaggio a vuoto era forte della miglior difesa del campionato e perché no, dopo la vittoria contro il Torino, poteva tentare un salto di qualità.
No, 7 pugni nella bocca dello stomaco. Di nuovo giù, ripiombato tutto d'un tratto nell'abisso. Nel vuoto, nel buio più totale mi chiedo dov'è finita la mia Udinese. Siamo questi davvero? Che ne è rimasto del nostro passato, della nostra storia? Siamo pur sempre noi, con i colori bianconeri addosso e per noi l'Udinese è sempre e dico sempre stata un'orgoglio.
Difficile trovare delle parole, commentare tecnicamente una resa incondizionata è utopia. Tudor ha parlato di episodio, non lo so, non riesco a trovare una risposta. Mi verrebbe da dire che eravamo partiti bene ma che poi Opoku, il rigore, Lasagna, Gollini....Non c'è nulla da dire, la testa si abbassa, le spalle si chiudono. Nulla.
Ha ragione Marino, oggi è il giorno della vergogna e siamo tutti, anche noi, responsabili.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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