2018: un anno da retrocessione

31.12.2018 07:30 di Giacomo Treppo  articolo letto 1771 volte
2018: un anno da retrocessione

Trentuno punti. Ecco quanti ne abbiamo fatti in un campionato intero, nel 2018. Il girone di ritorno dell'anno scorso e quello di andata di quest'anno fanno 38 partite nelle quali abbiamo racimolato 31 punti. Sette dei quali, è bene ricordarlo, contro squadre già retrocesse (il Benevento che comunque ci fece 3 gol, il Verona ed il Bologna). Saremmo in serie B eppure pare che tutto vada bene, ad ascoltare società e commentatori.

Quest'estate da più parti sono piovuti elogi sul mercato fatto dalla società: dei giocatori arrivati l'unico che ha fatto la differenza è stato Ekong. Bene anche Musso, Pussetto e Mandragora (smettiamola, per cortesia, di dire che è costato venti milioni...), ma con tanta incostanza di rendimento. Il resto è stato il nulla o poco più.

Nel girone di ritorno del 2018 abbiamo fatto 13 punti, abbiamo segnato 16 gol (meno di un gol a partita) ed abbiamo subito 34 gol (poco meno di 2 gol a partita). Era evidente che servivano un difensore, un mediano e una prima punta. Era altresì evidente che una squadra che fa 13 punti avesse bisogno di giocatori esperti e pronti per il campionato italiano. Così non è stato. L'Udinese, assieme all'Empoli, era l'unica squadra in seria A a partite il campionato 18/19 senza una prima punta che avesse segnato almeno 5 gol in massima serie. Perfino il Chievo, ultimo in classifica, aveva più esperienza d'attacco di noi. Idem il Frosinone ed il Bologna.

La società ha dato la colpa agli allenatori, ma gli allenatori li sceglievano loro, ed ormai da anni si dà la colpa ad altri per non ammettere la propria pessima, a mio avviso e penso sia evidente anche nei numeri, gestione. Oddo 6 punti in 15 partite, Tudor 7 punti in 4 partite delle quali 3 contro Benevento e Verona (già retrocesse) e Bologna (già salva con allenatore ufficiosamente esonerato). Poi Velazquez, 9 punti in 12 partite e tanti ringraziamenti all'arbitro di Udinese Torino, altrimenti sarebbero stati 8. Nicola, l'unico allenatore con un minimo di esperienza e risultati in serie A, 9 punti in 7 partite.

L'Udinese doveva bloccare un'emorragia di gol presi ed in parte c'è riuscita: 34 nelle prime 19 partite e 23 nelle seconde 19. Va anche detto che Velazquez subiva una media di 1,5 gol a partita (su 19 partite fa 28 gol), il buon Nicola, difensivista dal gioco poco spettacolare, ma di sicuro rendimento, ne ha subiti 5 in 7 partite, affrontando attacchi forti come quelli di Atalanta, Inter, Roma e Sassuolo.

Abbiamo risolto tutti i problemi con Nicola? Di sicuro no! Perché la squadra che nel girone di ritorno del 2018 ha segnato solo 16 gol su 19 incontri, ne ha segnati 11 in 12 partite con Velazquez (comunque meno di uno a partita) e solo 5 in 7 partite con Nicola.

Colpa degli allenatori? Nicola è troppo difensivista? C'è una statistica della Lega Seria A che ci dà un'indicazione diversa: l'Udinese è 12esima in classifica per tiri verso la porta (segno evidente che in attacco ci arriviamo), ma 17esima per tiri nello specchio. Ci manca, cioè, un giocatore che sappia tradurre in gol il gioco offensivo, altrimenti si rimane con i tiri di Fofana e Mandragora da fuori area, e tutti sappiamo che il colored non ha certo il piede educato di Totò Di Natale.

I problemi dell'Udinese derivano da un mercato fatto male negli anni e da una politica sugli stipendi che non rende. All'epoca di Guidolin c'erano Di Natale, Pinzi e Domizzi che prendevano intorno al milione di euro o più; oggi nessuno arriva a quel traguardo e quindi è più difficile creare senso di appartenenza o convinzione nelle trattative di mercato. E non è dando quegli stipendi a giocatori non proprio eccezionali come Danilo che puoi alzare l'asticella. Tanto più che quando determinati giocatori, di sicuro affidamento, possono chiederti certi ingaggi, la società guarda altrove.

Capitolo giocatori: De Paul batte tutti in ogni statistica, anche purtroppo in quella dei falli subiti (terzo in serie A, ma le ammonizioni le danno a lui, come a Ferrara, e non agli avversari), ma in quella degli assist compaiono altri due nomi. Uno di sicuro avvenire, Pussetto, e l'altro ormai una certezza, Stryger Larsen. Un'ala o seconda punta che si presta a fare la prima punta e ciò spesso ricade sul rendimento e un terzino che sa fare tutta la fascia ed ha senso delle geometrie e piede discreto. Fofana è il maggior recuperatore di palloni, ma il dato è al lordo dei palloni persi. Per fare un esempio: il francese ha recuperato 10 palloni contro il Cagliari ma ne ha persi 8. Non è certo con Fofana che puoi fare il calcio spettacolo a centrocampo. La squadra, lo capirebbe chiunque, è fatta per giocare in verticale e di gioco fisico e non su azioni costruite palla a terra e scambi veloci. Dietro di lui un magnifico Behrami che in 13 partite ha recuperato la bellezza di 52 palloni, perdendone molto pochi. Con lui in campo l'Udinese ha collezionato 16 punti in 13 partite, senza di lui 2 punti in 6 partite. Se si rompe Behrami e non prendiamo un giocatore di ricambio a gennaio, cosa succede? Che l'Udinese abbia problemi in mediana lo dimostra anche il fatto che De Paul abbia recuperato più palloni di Mandragora. Il miglior goleador e assist man deve arretrare ad aiutare i compagni che sennò non ce la fanno. E' ovvio che a centrocampo manca ancora qualcosa.

Questo è stato il 2018, un anno da retrocessione certa e meritata, un anno di mercato sbagliato e mala gestione della squadra e delle scelte degli allenatori. Ora, il 2019, darà alla società l'umiltà vera e non soltanto a parole di capire gli errori fatti e porvi rimedio? Basterebbero pochi soldi, la squadra ne gioverebbe e la rosa si apprezzerebbe.

Che il 2019 porti salute e serenità a tutti, ed a qualcuno anche un po' di senso realistico in più.