“Niente è più comune di un potenziale sprecato”. Per iniziare a raccontare questa storia vogliamo prendere spunto da questa frase di Howard G. Hendricks, professore e teologo statunitense, che rispecchia in pieno la carriera calcistica di Giuseppe Secchi, grande bomber italiano della seconda metà degli anni cinquanta, che dopo aver impressionato, tra Trieste e Udine, pubblico e critica a suon di goal, non seppe consacrarsi ad alti livelli finendo ben presto per eclissarsi in una carriera ben al di sotto delle aspettative.
I primi passi nel mondo del calcio. Giuseppe Secchi nacque il 16 Aprile 1931 a Concorezzo, piccolo comune lombardo in provincia di Monza Brianza. Iniziò a dare i primi calci al pallone nella locale squadra dell’oratorio per poi passare nella squadra della sua città, la Concorezzese, club in cui segnò numerosi goal che gli valsero le attenzioni del Milan che nel 1950 lo acquistò girandolo subito in prestito al Seregno, squadra militante in Serie B. Nonostante l’esordio tra i grandi a soli 18 anni, Secchi seppe mettersi in mostra siglando ben otto goal nella sua prima stagione da professionista confermandosi poi l’anno successivo a Siracusa come il miglior bomber della squadra grazie alle sue nove reti stagionali. Di minor impatto fu la stagione 1952/1953 che Secchi giocò in Serie B nelle fila del Padova, dove in diciannove presenze mise a segno solo 4 reti, in una stagione piuttosto tribolata che vide i veneti raggiungere per un soffio la salvezza.
L’esordio in Serie A. La grande svolta nella carriera di Secchi avvenne nel 1953, quando in quell’estate, la Triestina fu commissariata a causa di un pesante debito di 60 milioni di lire e per questo motivo, sotto l’attenta regia dell’allenatore Nereo Rocco, la squadra fu completamente rinnovata con numerose cessioni eccellenti e l’acquisto di tanti giovani di belle speranze tra i quali Ganzer, Lucentini, Pugliese e appunto Secchi, con quest’ultimo che venne acquistato nel mercato novembrino di riparazione. Nel celebre modulo di Rocco,il cosidetto Sistema, Secchi rappresentava il terminale offensivo che doveva convertire in goal il grande lavoro svolto dal centrocampo che aveva in Memo Trevisan il suo uomo più rappresentativo. I grandi fasti della stagione 1947/1948, quando la Triestina sotto la guida di Rocco arrivò seconda, non furono ripetuti e la stagione 1953/1954 fu piuttosto travagliata con Rocco che finì clamorosamente esonerato a metà stagione dopo un pesante 0-6 subito in casa contro il Milan. A salvare la stagione fu Severino Feruglio (ex bandiera dell’Udinese) che da giocatore prese in mano la panchina alabardata traghettando la squadra verso la salvezza conquistando un più che onorevole tredicesimo posto finale. La prima stagione in Serie A di Secchi fu buona con sei centri in ventisei presenze, con il centravanti brianzolo che dimostrò partita dopo partita una sempre più evidente crescita tecnica che gli consentì spesso di caricarsi sulle spalle l’intero peso offensivo della squadra. Con Feruglio confermato in panchina, la seconda stagione a Trieste fu per Secchi ancora più redditizia con dieci reti messe a segno in trentuno incontri che aiutarono gli alabardati nel raggiungimento di una tranquilla salvezza.

La consacrazione friulana. L’estate del 1955 fu un periodo piuttosto travagliato per il calcio italiano, scosso per l’ennesima volta da un scandalo che riguardava alcune presunte partite truccate. Le indagini svolte dalla Federcalcio misero in luce delle serie irregolarità nello svolgimento del match Pro Patria - Udinese, risalente all’ultima giornata del campionato 1952/1953, e terminato 2-3 in favore dei bianconeri con questi ultimi sotto 2-0 all’intervallo e a serio rischio di retrocessione in caso di contemporanea vittoria del Como a Firenze. Alla base di questo scandalo ci fu la “Confessione di Settembrino”, dal nome del calciatore (Rinaldo Settembrino) che confessò ad un anno e mezzo di distanza, la presunta combine avvenuta nell’intervallo tra giocatori dell’Udinese e della Pro Patria, con i lombardi pronti a perdere in cambio di una cospicua somma di denaro. In base a questa testimonianza e alle indagini che né conseguirono, la Lega Calcio il 1 Agosto del 1955, decise di punire l’Udinese con la retrocessione in Serie B, costringendo di fatto i friulani a smantellare una squadra che qualche mese prima aveva conteso lo scudetto al grande Milan di Nordhal e Liedholm. Lasciarono l’Udinese giocatori del calibro di Szoke, Zorzi, La Forgia, Dell’Innocenti ma soprattutto le punte di diamante della squadra, Selmosson e Bettini, entrambi ceduti alla Lazio in una complessa operazione di mercato che oltre ad un gran numero di milioni vedeva coinvolti anche i cartellini di Fontanesi e Bredesen, entrambi girati ai bianconeri. Giuseppe Bigogno, allenatore dell’Udinese, ricostruì da capo una squadra che doveva puntare immediatamente al ritorno in Serie A e per sostituire il bomber Bettini puntò dritto su Secchi, appena acquistato dalla Lazio e girato ai bianconeri con la formula del prestito che l’anno successivo sarebbe diventata cessione definitiva nell’ambito della cessione di Pinardi ai biancocelesti. Per nulla sconfortato dalla discesa in Serie B e galvanizzato dalla totale fiducia del suo allenatore e dei tifosi, Secchi divenne leader indiscusso nonché spietato terminale offensivo di una squadra, l’Udinese, che vinse con pieno merito il campionato di Serie B 1955/1956, vincendo tutte le gare casalinghe e potendo contare sul miglior attacco del torneo che oltre a Secchi, vice capocannoniere del campionato con 22 reti (dietro a Aurelio Milani con 23 centri), poteva contare su Per Bredesen autore di ben 15 reti. La stagione 1956/1957 fu la migliore della carriera di Secchi, che seppur privo del suo “gemello” Bredesen ceduto al Milan, mise a segno la bellezza di diciotto reti che lo consacrarono come uno dei migliori bomber della Serie A, vincendo anche il titolo di vice capocannoniere dietro al romanista Da Costa. Tra le sue numerose grandi prestazioni di quell’annata indimenticabile, resta memorabile la doppietta a Torino contro la Juventus grazie alla quale l’Udinese ottenne la sua prima storica vittoria in casa della Vecchia Signora. I quaranta goal messi a segno nel giro di due stagioni trasformarono Secchi in uno dei pezzi pregiati del mercato estivo del 1957, con numerose squadre pronte a svenarsi pur di assicurarsene le prestazioni sportive.

La grande chance nella Capitale. Nell’estate del 1957 fu la Roma ad assicurarsi le prestazioni di Giuseppe Secchi che passò nelle file dei giallorossi nel computo di una maxi operazione di mercato che comprendeva anche i cartellini di due storici pilastri dell’Udinese, Magli e Menegotti, venduti dal presidente Bruseschi per far fronte ad importanti necessità di bilancio. Se Magli ma soprattutto Menegotti seppero imporsi alla grande nella loro nuova avventura capitolina, non fu lo stesso per Secchi che già dalle prime uscite sembrò essere solo un lontano parente del bomber ammirato l’anno prima in Friuli. Complice un ambiente che non gli diede mai la necessaria fiducia e una concorrenza interna di gran valore rappresentata in primis dal bomber Da Costa, Secchi a Roma non riuscì mai ad esprimersi ai suoi livelli, siglando nella stagione 1957/1958, la miseria di due reti in sedici incontri, diventando nel giro di una sola stagione, un investimento fallimentare del quale sbarazzarsi al più presto.
Gli ultimi anni. Dopo una sola stagione in giallorosso, Secchi fu ceduto nell’estate del 1958 all’Atalanta dove il centravanti brianzolo non riuscì a ritrovare il vecchio feeling con il goal, disputando una stagione tra alti e bassi in cui riuscì a siglare il magro bottino di cinque goal. A soli 28 anni, quella in terra orobica fu l’ultima stagione in Serie A per Secchi che da lì in poi vide la propria carriera eclissarsi nelle serie inferiori. Nell’estate del 1959 fece ritorno a Trieste, dove ormai in netta fase calante, disputò tra Serie B e C quattro stagioni condite da appena 17 reti. Dopo altre due stagioni in Serie C con la maglia del Fanfulla, nel 1965 all’età di 34 anni, Secchi decise di appendere le scarpette al chiodo concludendo una carriera che lo ha visto realizzare 103 reti tra i professionisti di cui quaranta solo con la maglia dell’Udinese, cifra che lo consacra di diritto come uno dei bomber più prolifici della storia bianconera.
Maurizio Pilloni - TuttoUdinese.it
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