ESCLUSIVA TU- Bertotto: "Zac mi chiamò. Volevo chiudere diversamente"

04.06.2020 12:55 di Davide Marchiol   Vedi letture
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ESCLUSIVA TU- Bertotto: "Zac mi chiamò. Volevo chiudere diversamente"

Ai nostri microfoni l'ex capitano dell'Udinese Valerio Bertotto ha fatto una panoramica sulla ripresa, lasciando spazio anche a qualche aneddotto sulla sua carriera.

La ripresa: “Sono contento che si possa riprendere l’attività, un po’ come dappertutto si stanno riprendendo le attività lavorative ritengo che anche il calcio sia un veicolo anche di speranza e positività. Chiaramente bisogna accettare condizioni che in tempi normali non ci sarebbero, quindi tempi ridotti, temperature elevate… ma se bisogna fare di necessità virtù ritengo che il male minore sia, in un momento così difficile, adattarsi a queste condizioni”.

La ripresa per l'Udinese: “Credo che l’Udinese debba essere conscia che il pericolo della zona rossa è lì a un millimetro, è il dato da sottolineare e da tenere in vista. Penso abbiano creato i presupposti però per rendersi conto che questo non è un nuovo campionato, è la ripresa di un campionato dove c’era una posizione deficitaria. Il pericolo che incombe quindi sul percorso è tanto in vista anche delle tre partite che hanno all’inizio del campionato che sono davvero toste”.

Basterà giocare per allenarsi? “Giocando crei i presupposti per avere ritmo partita, crei il mood per incrementare le tue prestazioni in campo. L’allenamento però è un’altra cosa, i presupposti per arrivare pronto a una partita devi crearli prima, perché di per se la partita non è allenante”

La psicologia avrà un ruolo importante? “A parità di condizione ritengo che la parte più importante sia la qualità, sarà quello a fare la differenza e la parte psicologica è sempre fondamentale. Le motivazioni muovono l’animo umano o lo affossano, ma se vengono meno quelle è sbagliato di base essere un professionista nel calcio”

Capitano e bandiera dell'Udinese: “Ho avuto la fortuna di giocare ed essere protagonista in una realtà in cui tutti quelli che erano i miei sogni si sono concretizzati. L’ho fatto insieme a grandissimi professionisti, abbiamo ottenuto risultati mostruosi, incredibili e fino a questo momento irripetibili. Questo fa di me un uomo orgoglioso, ancor di più ripensando al fatto che io indossavo la fascia di capitano. Ho avuto un grande esempio prima di me come Calori, forse ero già predisposto caratterialmente, ma ho imparato che non serve per forza parlare per essere un buon capitano, devi dare l’esempio, mettere il bene della squadra davanti al tuo. Se non lo fai è giusto dare la fascia a qualcun altro”.

L'amicizia con Paolo Poggi è qualcosa che è rimasto: “Con Paolo mi lega un’amicizia di chimica nata subito, appena arrivò da Torino. Dopo il primo viaggio in pullman gli chiesi di diventare compagno di stanza, visto che ero solo. Da lì nacque un rapporto che dura ancora oggi che siamo lontanissimi fisicamente. Sono andato anche da lui a Venezia, volevo tenermi allenato per finire bene la mia carriera così come meritavo di fare. Avrei voluto concludere diversamente e non me ne è stata data la possibilità nonostante fossi ancora in bolla fisicamente e mentalmente, sembrava quasi dovessi girare col curriculum. Siccome non ritenevo di dover andare in giro con le carte in mano visto il mio passato ho preferito smettere”.

Alla fine hai deciso di rimanere a vivere a Udine: “Udine è una città in cui si vive bene, ho due figli e l’idea di farli crescere in un ambiente sereno era positiva. Sono piemontese, amo Torino, ma se devo fare un paragone forse la qualità della vita che poteva fornire Udine ai miei figli era superiore. Così è stato e sono felice di questo, il Friuli è una realtà bellissima e ho imparato ad amarla. Ormai è più il tempo che sono friulano che piemontese”.

Da allenatore la carriera attende ancora di spiccare il volo: “Spero di trovare una realtà che mi dia la possibilità di mettere in mostra le mie idee. Io è anni che sto provando con tutto me stesso e con le persone con le quali collaboro e non riterrei sminuente andare a provare all’estero, il calcio alla fine è il mondo. Zaccheroni quando era negli Emirati mi contattò per aiutarlo con il settore giovanile, che facessi da unione tra le nazionali giovanili e la prima squadra. Prima che finisse di farmi la proposta avevo già le valige in mano. Però qualcosa si inceppò e alla fine non se ne fece nulla”.