Denis Godeas ha girato tutto il Friuli, passando per l'Udinese, e poi l’Italia intera, vestendo le maglie, oltre a quella della Triestina, di Sora, Prato, Cremonese, Livorno, De Graafschap, Messina, Como, Bari, Palermo, Chievo Verona, Mantova, Venezia e Monfalcone. Ora ricopre il duplice ruolo di allenatore ed attaccante presso il Lumignacco.
Denis, quali sono i tuoi ricordi di questa lunga carriera?
“Sono parecchi. Forse, potrei dire la mia prima partita tra i professionisti, quando avevo 15 anni e mezzo. Mi fece debuttare Mister Duratti. Ricordo anche il debutto in Serie A, l’esordio in Europa League. Molti sono legati alla Triestina, perché ho fatto le giovanili con loro. Sono veramente tanti i ricordi, non c’è un punto particolare. Ho avuto una carriera lunga e mi ritengo fortunato”.
Hai un rapporto speciale con la Triestina, visti i 4 “matrimoni” con i biancorossi.
“Sicuramente sono di casa perché mia mamma ha origini triestine e metà dei miei parenti sono triestini. Sono cresciuto calcisticamente alla Triestina, quella squadra mi ha fatto esordire. Diciamo che Trieste è casa mia perché ci sono spesso, a prescindere dal calcio. È come se giocassi a Medea, nel paese in cui vivo. Mi sono sempre trovato bene. Resto legato alla mia terra, ma anche a Trieste mi sono trovato bene. Ho tanti amici, non per forza legati a motivi calcistici. È una seconda casa, mi sono sempre sentito a mio agio, anche se negli ultimi anni sono capitato in gestioni o annate non propriamente buone. I rapporti sono rimasti buoni con tutto l’ambiente, a prescindere da quello che è successo in campo”.
E l’Udinese? Non è stato un complesso?
“Non sono triestino, altrimenti mio padre si offende… Sono di Medea, nella terra di mezzo. Non ho questi problemi di campanilismo o rivalità. Metà dei miei amici sono tifosi dell’Udinese e vanno in curva. Allo stesso modo ho amici che tifano Triestina. Ho avuto la fortuna di giocare in due squadre che rappresentano la mia regione. L’ho vissuto in maniera tranquilla, non vivendo a Trieste. Ho abitato nella giusta distanza dai due posti. Ovviamente sono più legato a Trieste, ma non per questo mi crea problemi parlare di Udine. Vivo tutto in maniera serena. Vivo il calcio senza problemi, come va vissuto nel suo essere”.
Si può affermare che le svolte più importanti della tua carriera siano state Como e Palermo?
“I miei ricordi sono più legati ad eventi avvenuti al di fuori del terreno di gioco. Sono passati tanti anni. sono più legati ad aspetti extracalcistici, più vicini all’ambiente, piuttosto che allo stadio. È stato bello ad esempio vivere la trasferta in casa dello Schalke 04 con il Palermo. Per me è difficile legare ricordi ad una stagione in particolare. Ho una carriera così lunga… Non mi ricordo nemmeno quando ho esordito”.
Tornando all’esperienza al Palermo, per un ragazzo cosa vuol dire passare dai campi della Serie B a disputare le trasferte negli stadi europei più prestigiosi?
“Guarda, il calcio attuale è molto più semplice. È più facile esordire nelle massime categorie da giovani. Adesso si è scelto di virare in questa direzione un po’ per i costi, un po’ perché è giusto puntare sui settori giovanili per troppi anni abbandonati. Adesso c’è un’ottica diversa. Quando ero giovane io, non era così semplice esordire. Bisognava girare molte squadre prima di avere un’occasione. Personalmente, mi rendo conto di essere maturato calcisticamente più tardi rispetto ai ragazzi odierni. Sono diventato un calciatore quando il treno della Serie A era già passato. Quindi me lo sono dovuto riconquistare sul campo. L’ho vissuta come una cosa serena perché ho il mio carattere, mi conosco e so come sono fatto. È una cosa che mi ha tolto qualche anno di Serie A, ma mi ha dato altro. Quando ho iniziato a giocare seriamente, verso il 23-24 anni, vincendo il campionato con il Messina, ho iniziato a guardare il calcio con un altro sguardo, dando più importanza. Da lì è stato un susseguirsi di opportunità. Penso che dipenda molto dalla maturità della persona. Io sono arrivato con una maturità tarda rispetto alla maturità. Lo facevo in modo molto professionale, da calciatore vero”.
Guardando anche al calcio attuale, i giovani trovano più spazio facilmente. Tu, invece, hai dovuto farti largo, grazie anche ad una gavetta notevole. Si può affermare che la sua generazione calcistica si sia trovava in mezzo tra una richiesta di giocatori esperti, nel momento della propria gioventù, ed un bisogno di forze fresche, quando ormai si era raggiunta un’età più matura?
“No, sono cose che succedono ciclicamente. In questo momento siamo in difficoltà economica rispetto agli altri campionati e quindi siamo quasi obbligati a puntare sui giovani. E, secondo me, per fortuna che è così. Almeno diamo l’opportunità di far crescere prima e meglio i ragazzi che in altre circostanze ci avrebbero messo di più. In precedenza, avendo più possibilità economiche, si puntava su un giocatore già pronto, spendendo 10 volte tanto e in teoria poteva dare una rosa immediata. Sono cose che succedono. Quando la Serie A era all’apice, era scontato che per giocare bisognava essere particolarmente valido. I ragazzi odierni sono assolutamente validi, ma in mezzo a 10 giocatori ci saranno 2 o 3 che in altri anni non avrebbero avuto questa opportunità. Credo sia solo un motivo di crescita. Dare un’opportunità in più è una buona cosa. La nostra nazionale aveva sofferto l’assenza di giovani che potessero giocare. Adesso potremmo avere giocatori già affermati e dalla giovane età. E questo è positivo. Se mai ci sarà una ripresa per la Serie A, visto che di solito non impariamo dai nostri errori, non continueremo a puntare sui giovani e diventeremo a puntare sui giocatori già formati, come fa la Premier League. È come la moda, prima o poi si ripresentano le cose”.
Quali sono gli aspetti che ricordi più volentieri della tua carriera? Hai qualche rimpianto?
“Sinceramente non ho rimpianti. Semplicemente, so che qualche anno di Serie A me lo sono negato per via del mio carattere. Sono maturato più in là e sono diventato papà quando ero già abbastanza grande. Probabilmente, se fossi maturato prima, avrei avuto un altro tipo di carriera. Non posso lamentarmi della mia comunque. Questo non lo vedo come un aspetto positivo o negativo. Non devo rimediare a nulla. Ho avuto talmente tante cose positive da non avere rimpianti. Tra i ricordi piacevoli ci si potrebbe aspettare chissà quale partita di Serie A o Europa eague. Invece, io sono legato ad uno spareggio per rimanere in B con la Triestina contro il Vicenza. Ricordo Vicenza-Triestina 0-2, è stata una sensazione particolare. È una partita che ricordo perché i miei famigliari ed i miei amici erano venuti a vedermi. Poi a Trieste abbiamo fatto festa per una settimana. È un ricordo legato più all’ambiente che alla partita in sé. Per fortuna, ricordo anche altre partite piacevoli”.
Adesso ricopri anche il ruolo di allenatore. Com’è allenare e giocare contemporaneamente?
“Non sai che fatica (ride ndr). Sono fortunato perché ho ottimi compagni che mi aiutano. Visto che ho giocato a calcio per tanti anni ed in diverse categorie, avevo voglia di provare una cosa diversa. Uno stimolo per fare qualcosa di nuovo. Spero di poterlo ripetere nei prossimi anni. Obiettivamente, mi sono tolto qualcosa perché si sprecano energie per fare qualcosa di inusuale. Posso solo ringraziare la società che mi ha dato questa opportunità, che dal di fuori sembra qualcosa di strano. Sembra poco logico. Penso di avere l’esperienza giusta per mettere in pratica ciò che mi è stato insegnato da ottimi allenatori. Cerco di mettere a disposizione dei compagni quello che ho imparato in 20 anni di carriera. Niente di particolarmente strano. Adesso che l’ho vissuto, posso capire la fatica di allenare. Ci sono tante cose da fare ed è dispendioso. Sono felice di aver fatto questa scelta, nonostante le difficoltà. Riprenderei questa decisione”.
E non è mai successo di “autosostituirti”?
“Eh finora ho sempre giocato, non ho mai avuto problemi (ride ndr.). Anche da questo punto di vista sono stakanovista. Credo di aver saltato due partite negli ultimi otto anni. Quindi difficilmente non sono presente. Sono stato anche fortunato con gli infortuni. Per ora, mi sono sostituito due volte. Pe me è normale giocare, vado bene sulla distanza”.
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