Si è chiusa ieri l’All Star Basket Academy per questo 2025. Ospiti della giornata, abbiamo avuto il piacere di parlare con Michele Antonutti, ideatore e fondatore di questa iniziativa che ormai è diventata nota in tutta Italia, finendo anche sotto la lente di ingrandimento della LBA: “Questo è un progetto che ormai rende orgoglio a tutto il Friuli Venezia Giulia, porta in una città internazionale come Lignano ragazzi da tutta l’Europa e oltre. Abbiamo atleti dalla Romania, dall’Africa, dall’Inghilterra, è un camp ormai a tutto tondo”.
Da qui sono usciti anche ragazzi che ora sono professionisti:
“Quando parlo di camp parlo più di tecnica, emozioni, di miglioramento dei ragazzi. Chiaramente però non ci possiamo dimenticare dei numeri, sono importanti. Abbiamo avuto 20 ragazzi che poi si sono ritrovati tra i professionisti, 13 atleti maschi, 7 femminili. Oggi abbiamo avuto anche una ragazza dall’Africa che è destinata alla WNBA. Abbiamo avuto anche 5 ragazzi di rappresentative regionali di tutta Italia, se si unissero per me farebbero un quintetto incredibile (ride ndr)”.
Siete organizzati ormai ad un livello altissimo, un team di 30 persone che lavorano per mesi per organizzare questo camp:
“Il cuore a spicchi è quello che batte all’interno del camp, poi si aprono tantissime attività, il basket in spiaggia, quello in piscina. Quindi c’è sempre una base di basket. Tutti questi riconoscimenti sono per me importanti perché portano a visibilità, il camp è stato selezionato anche dalla Lega Basket, perché all’interno c’è anche un contest in cui i ragazzi portano la canotta della propria squadra di Serie A. Vedere i classici sfottò così come però anche tanti abbracci tra canotte rivali è bello, un ragazzo con la canotta di Milano che dà il cinque a uno con la maglia di Bologna, da noi tra l’altro il risultato si è invertito, ha vinto Milano. Sono attenzioni che ci fanno piacere”.
All’inizio era partito quasi per gioco il progetto ma ormai sei esperto:
“Era un po’ una sfida e un’esigenza del territorio. Nel lontano 2018 arrivai a Lignano e c’era un camp dedicato allo storico giocatore e allenatore Giulio Melilla, questo camp veniva fatto in un piccolo campetto con 20 bambini che giocavano a pallacanestro. Quando giocavo a Treviso decisi di tornare, mi chiamarono come ospite. Quando vengo annunciato passiamo da 20 atleti a 85, era impossibile stare in un campo. Lì ho capito che la voglia di basket era altissima e da lì è nato il progetto All Star Basketball”.
Questo camp ormai è un ecosistema che aiuta anche i ragazzi dei settori giovanili delle squadre, soprattutto quelle regionali:
“Per me è importante che in questo camp non ci sia reclutamento o selezione, qui si gioca a basket, poi i ragazzi tornano alle proprie squadre, che sono quelle che creano i ragazzi durante l’inverno. Qui è un momento di svago e apprendimento, di specializzazione. Per me al camp è importante avere istruttori di alta qualità, i ragazzi anche più giovani hanno tecnici di Serie A che li seguono, i più grandi fanno attività fisica con un preparatore di Serie A. Queste sono cose che poi quando giro per l’Italia in inverno vedo che nei ragazzi resta”.
Passando all’Apu Udine, che impressione ti dà il roster?
“All’interno di questo villaggio sportivo, con sei campi da basket, ci sono una miriade di tecnici e giocatori di Serie A. Ci confrontiamo quindi a tutto tondo. L’altro giorno un gruppo di bambini si è avvicinato e mi ha detto che da nessun’altra parte si trova una tale concentrazione di campioni. Quindi si parla tanto anche di Udine visto che è salita dall’A2 all’A1. E’ stata brava perché ha anticipato tante squadre sul mercato, cercando giocatori già affermati, scommesse e mantenendo comunque una certa base. Penso che possa portare tutto questo a una bella chimica. Abbiamo la struttura per fare un bel campionato, a partire dal nostro presidente. Penso che Udine possa diventare regina di questo campionato, fino ad ora era principessa, ora salendo bisogna fare il passaggio a regina”.
La nuova Udine in Serie A ha comunque Antonutti al suo interno, resta quindi intatto il filo che lega alla Udine del passato:
“Questa è una grande particolarità, è difficile spesso trovare un giocatore della propria città che abbia vissuto in Serie A la propria città e che poi abbia potuto vivere da protagonista i campi della Serie A. Cerco di portare la mia esperienza, molti dirigenti della Lega Basket quando abbiamo ottenuto la promozione conoscevano solo me, sono passati 16 anni ormai. Udine ha un DNA importante, qui sono passati giocatori che hanno fatto la storia della Serie A. Vedere il Carnera pieno di gente che si ricordano i tempi gloriosi vissuti e che possono ora far vedere ai nipoti di nuovo Udine in Serie A penso sia la cosa più bella. Ripenso a quando io ero tifoso, con Boniciolli in panchina, che ci fu la vittoria al Carnera contro Barcellona Pozzo di Gotto, con al tempo 7 mila spettatori, perché non c’erano le regole di oggi, io mi buttai a pesce con i colori arancione e nero dipinti sulle guance e abbracciai Boniciolli. Essere quel bambino mi porta trasversalmente a essere anche in quei tifosi che ora vivranno la Serie A”.
Udine ha un gioco ormai riconosciuto e studiato da coach Vertemati e Gracis, ora però bisognerà farlo rendere anche in Serie A1:
“E’ la domanda che viene fatta più spesso da tutti, cambia il numero di stranieri, cambia la velocità di esecuzione, che è raddoppiata. Poi sicuramente la bravura di un allenatore è trovare i giocatori giusti per il proprio stile di gioco, Vertemati è stato bravissimo perché ha saputo creare la squadra sulla base delle sue esigenze, Udine ha un bel connubio tra acquisti di mercato ed esigenze tecniche, sono stati comprati i giocatori giusti. Ora bisognerà attendere la preparazione per creare la chimica e l’ossatura, che saranno fondamentali per i momenti difficili del campionato”.
Il mercato non è ancora finito ma si cominciano già a fare le prime griglie:
“Ci sono penso cinque o sei squadre con budget importanti e che faranno coppe europee. Il fantabasket estivo è una delle cose più belle. Chiaro che la lotta salvezza sarà agguerrita, ci sono squadre che ancora non hanno completato il roster, bisognerà quindi capire che cosa vorranno fare e che giocatori troveranno sul mercato. Ci sono poi giocatori che usciranno dalla Summer League NBA, che non troveranno contratti in NBA e potrebbero sbarcare in Italia, alcuni club quindi attendono per esigenza. Il campionato italiano ti sottopone a stress diversi rispetto ad altri quindi i giocatori dovranno essere bravi anche in quello”.
Sotto Milano o Bologna ci sono realtà comunque importanti, sarà fondamentale il tuo ruolo nel far capire anche a livello di identità cosa voglia dire giocare per Udine e in Serie A:
“L’Italia è speciale perché in ogni squadra in cui vai a giocare trovi stili di gioco e modi di tifare diversi. Quando vieni a Udine il pubblico esige cose diverse, Udine ama i giocatori non da show, ma disposti a sbucciarsi le ginocchia se c’è una palla vagante. Noi friulani amiamo la caparbietà, la voglia di mettersi in gioco per la squadra, sono le qualità che vogliamo dai nostri giocatori”.
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