editoriale

Gino Pozzo, perch? non vendere?

Gino Pozzo, perch? non vendere?

Sabato pomeriggio la morosa mi ha lasciato libero fino alle cinque e così ho guardato, con curiosità, Pro Vercelli-Carpi. Dopo un tempo mi ha preso una forma di depressione sportiva: come è possibile che una squadra di serie B...

Giacomo Treppo

Sabato pomeriggio la morosa mi ha lasciato libero fino alle cinque e così ho guardato, con curiosità, Pro Vercelli-Carpi. Dopo un tempo mi ha preso una forma di depressione sportiva: come è possibile che una squadra di serie B che forse, e dico forse, riuscirà a salvarsi, abbia una difesa più forte della nostra? Come è possibile che la suddetta Pro Vercelli possa mettere in campo undici giocatori che lottano e sono concentrati più dei nostri per tutti i novanta minuti?

Perché è inutile raccontarci bugie, siamo la squadra peggiore di serie A, meno una. Peggio di noi solo il Benevento (gli unici ad aver preso più gol). No, dico, per trovare chi sta peggio dobbiamo prendere una squadra di B e che in B è già tornata dopo nemmeno 10 partite di Serie A. Meritiamo la B, siamo una vergogna, calcisticamente parlando, per la Serie A. La serie cadetta la merita la squadra; una squadra dove ormai onorano la maglia solo Maxi Lopez e De Paul, dove chi vorrebbe onorarla deve sedersi in panchina. Oggi ci ha abbandonati anche Samir. Mi chiedo... come è possibile che Scuffet sia stato relegato in panchina per due errori gravi e Danilo continui a giocare? Oggi ha segnato una doppietta, uno di là e uno di qua. Alla fine non marcava più, era fermo, immobile, impalato. E' dunque un capitano? Mi chiedo, come si fa a mettere in panchina il difensore che aveva giocato meglio contro la Sampdoria e l'unico che meritava la sufficienza contro la Fiorentina per far spazio a quello che più errori gravi nella rosa? Come si fa a schierare titolare un portiere di quarantanni quando si era detto che bisognava far crescere quello di vent'anni? Avete presente che ruolo delicato è quello del portiere? Prima lo fate giocare, poi lo mettete in panchina, poi lo mandate in B in una squadra con chiari problemi societari, poi lo rimettete in panchina e poi lo schierate titolare, gli date colpe che dovrebbero prendersi altri e quindi lo rilegate di nuovo in panchina?

Esonerate Delneri, non serve a nulla, non serve più. A Iachini che stava mettendo a punto la fase difensiva e che aveva capito che De Paul doveva stare dietro le punte, e che aveva messo ai margini Thereau per un Perica che segna sempre, avete dato meno tempo. Dite a Gino Pozzo che la pazienza è finita. A metà del secondo tempo sono giunto a pensare, sicuramente più vicino alla fantasia delle elucubrazioni depressive di un tifoso che si sente abbandonato che alla realtà possibile, lo ammetto, che il padre ha comprato lo stadio per obbligare il figlio a “mantenere” l'Udinese e che il figlio ammortizzi anticipatamente lo stadio per poi rivendere meglio o darlo in affitto.

Gino Pozzo ha la fortuna che porta un cognome importante, basilare, quello del miglior presidente (quello vero, non quello che ci mostrano ogni tanto) della storia dell'Udinese. Se Gino avesse un qualsiasi altro cognome avrebbe tutto lo stadio contro, tutta la tifoseria contro, tutta la piazza contro. Provate a pensare se il Paron, cinque anni fa, avesse lasciato a un altro imprenditore. Provate a pensare se questo imprenditore e proprietario avesse fatto cadere così in basso l'Udinese. Cosa succederebbe? L'ho già scritto e oggi posso confermarlo: l'Udinese di oggi ci ha fatto capire che la business idea non è vincere e valorizzare, ma mettere in campo giocatori come Jankto la cui voglia di giocare contro la Juventus è inversamente proporzionale a quella di giocare contro una Fiorentina messa in vendita dai Della Valle. Mettetegli minuti nelle gambe e vendeteli il prossimo anno, oppure mandateli a Londra. Anni fa si pensava che il punto più basso della storia dell'Udinese fossero state le annate in B a lottare per la salvezza, gli anni in C, quello del -9 di penalizzazione in serie A. No, questi ultimi anni e la loro lenta e continua agonia rappresentano il punto più basso. Propongo ai fautori del marketing dell'Udinese (daremo l'anima) di togliere il bianconero dalle casacche e mettere altri sponsor, riempire la maglia, perché questa squadra non li merita, il bianco e il nero. Questa pare essere diventata l'Udinese, una pubblicità per calciatori e marche. Una società di calcio, un'impresa, una spa, è ben altra cosa.

Lo ripeto, esonerate Delneri o chiunque abbia avuto l'idea di mettere quella formazione in campo e signor Gino Pozzo, perché non anticipa i tempi e mette in vendita l'Udinese? Basta scorporare lo stadio e cedere la società dopo aver portato buona parte di questi disonorevoli giocatori a Londra. La cede a poco, fa giocare Jankto e Danilo a Londra e chiede un affitto annuo per lo stadio Friuli a chi compra l'Udinese, un bel contratto ventennale a vari milioni l'anno. L'investimento si ripagherà da solo.

Che pena mi fa vedere l'Udinese così.